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Roma - dal 5 al 23 maggio 2012
Vito Maiullari - La forma del tempo

ECOS GALLERY
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Via Giulia 81/4 (00186)
+39 0668803886 , +39 3498526319
www.ecosgallery.com
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Una visione dell’arte e dell’artista assolutamente vincolata alla responsabilità di comprendere e di comunicare i fenomeni in atto nella società contemporanea ispira il gesto dell’artista che,
come scrive la curatrice della mostra Anna D’Elia nel testo critico «da vent’anni, col suo poetico lavoro sulla pietra, riaccende nell’arte l’esigenza dell’ impegno etico»
orario: Martedì, Mercoledì, Giovedì 11-13 e 16.30-19. Venerdì, Sabato 11-13 e 17-20. Domenica 11-13
(possono variare, verificare sempre via telefono)
prenota il tuo albergo a Roma:
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vernissage: 5 maggio 2012. ore 18.30
ufficio stampa: flavio@alivernini.com
curatori: Anna D’Elia
autori: Vito Maiullari
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
PROVOCAZIONI ANTI-TECNOLOGICHE PER UNA RIFLESSIONE SULL’ORIGINE DELLE
COSE

Il 5 maggio alle ore 18.30 lo scultore Vito Maiullari presenterà il suo lavoro presso la ECOS
Gallery, il nuovo spazio di via Giulia diretto da Elio Casalino e Corrado Veneziano. La forma
del tempo (questo il titolo della mostra) è il terzo appuntamento della rassegna d’arte
contemporanea – curata da Anna D’Elia – in programma fino a metà luglio a Roma.

«Mentre l’uomo contemporaneo continua ad impigrirsi la mente con la tecnologia– afferma l’artista - io propongo una riflessione attraverso l’arte e la provocazione concettuale. Il mio racconto, anche quando parlo del petrolio, è sul territorio ma va oltre il territorio: con il lavoro sulla pietra vorrei che ci si chiedesse l’origine di tutte le cose»
Una visione dell’arte e dell’artista assolutamente vincolata alla responsabilità di comprendere
e di comunicare i fenomeni in atto nella società contemporanea ispira il gesto dell’artista che,
come scrive la curatrice della mostra Anna D’Elia nel testo critico «da vent’anni, col suo poetico
lavoro sulla pietra, riaccende nell’arte l’esigenza dell’ impegno etico.»

Ufficio Stampa: TEOREMA, Flavio Alivernini - 3382984337, flavio@alivernini.com

CALENDARIO MOSTRE

- Ada Costa, 26 maggio - 17 giugno
- Daniela Corbascio – Guillermina De Gennaro – Francesco Schiavulli, 21
giugno - 15 luglio

Le gallerie sono tradizionalmente passaggi sotterranei – cunicoli, tunnel, trafori – creati
scavando pietre e monti: alla ricerca di un legame tra canali e valli, piani, ferrovie, città.
Le gallerie, inoltre, sono spazi cittadini che connettono piazze o arterie; e sono sistemi di
collegamento di logge, absidi, palazzi, teatri: “scorciatoie” che avvicinano persone, lavori e
ambienti, ancora una volta alla ricerca di incontri e relazioni.
Le gallerie connotano siti militari e religiosi; designano ambienti marinari e sportivi; e infine
(dall’epoca moderna in poi), le gallerie diventano spazi espositivi impegnati a ospitare pitture
e sculture, oggetti d’arte e foto: tutti – sempre e comunque – alla ricerca di un ponte fatto (in
questo caso) di sguardi, percezioni, confronti.
Nate per collegare e rendere più fluido un passaggio, queste ultime gallerie sono diventate
però col tempo esse stesse arte e idealità. Non un semplice collegamento tra due luoghi (da
attraversare il più in fretta possibile); non un corridoio buio e impervio che “finalmente” (alla
fine, per l’appunto) porti luce e traguardi; ma esso stesso – il passaggio, l’attraversamento,
la connessione – arte, piacere, condivisione: al di là di ogni guadagno di tempo o di
assemblaggio.
Questo tipo di galleria è uno spazio fisico, ma è anche (forse soprattutto) un preciso modello
mentale. Esistono le gallerie dei ricordi (foto, oggetti, documenti), le gallerie dei personaggi
famosi, e quelle dei sapori o delle visioni: e tutte tengono (vogliono tenere) appiccicati
sempre, insieme, sensazioni-umori-piaceri: una compenetrazione tra luogo e fruitori
(ambiente e pubblico) che non ha paragoni – né nei cinema, nei teatri, negli auditorium –
rispetto alla dilatazione personale del tempo di contemplazione: una galleria che permette a
qualsiasi visitatore di fermarsi, sospendersi, perdersi.
Stiamo aprendo una nuova galleria – in una realtà ricca e complessa com’è la città Roma
–, e siamo consapevoli delle necessità di una collocazione che non risulti posticcia o
indifferenziata; e che allo stesso tempo sappia ritagliarsi una sua identità di prospettive
e di orizzonti. Nata dalla tensione comune – verso le arti figurative e la visione – di tre
professionisti di diversa estrazione (impegnati in campi che spaziano dalla cinematografia
alla formazione, dalla legge al management), la nostra Galleria fa di questa pluralità la sua
propulsiva specificità.
Prende atto di – e denuncia – un tempo (quello che viviamo) talora vischioso e amorfo; ritiene
necessario uno scatto ulteriore di coinvolgimento culturale e intellettuale; e propone uno
spazio aperto e libero: capace di ospitare artisti italiani e stranieri; pronto a contaminare la
dimensione della figuratività con quella delle altre forme espressive (a partire dalla musica
e dalla parola); disponibile a misurarsi con le nuove frontiere (anche tecnologicamente
avanzate) delle nuove arti visive; impegnata ad attrezzare i suoi spazi nel modo più funzionale
e propositivo. Aperta – soprattutto – nel sollecitare forme artistiche di piacere e desiderio: di (ancorché passeggera, transitoria, estetica) felicità.

Elio Casalino, Corrado Veneziano

Ps: il nome della nostra Galleria – Ecos – è, elementarmente, l’acronimo dei nomi dei tre soci; ma l’eco e gli echi (in
questa irregolarità ortografica tra singolare e plurale) sono anche i riverberi, le conseguenze, l’andare e tornare di
suoni e voci. A questo (l’abbiamo già detto) vogliamo tendere. Con una piccola, felice coincidenza: giacché nel latino
medievale la parola “eco” veniva scritto anche “Icon”, così prossimo alla radice di “immagine” e “disegno”. Echi di
icone antiche e, ci auguriamo, modernissime e innovative
 
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