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arte contemporanea, collettiva TERME DI DIOCLEZIANO ​ Viale Enrico De Nicola 79 Roma 00185

Roma - dall'undici settembre 2012 al 6 gennaio 2013

L’ANTICO NEL MODERNO. Scultura italiana degli anni Trenta

L’ANTICO NEL MODERNO. Scultura italiana degli anni Trenta

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TERME DI DIOCLEZIANO
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Viale Enrico De Nicola 79 (00185)
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Trenta opere, appartenenti alle collezioni di scultura del primo Novecento della Galleria nazionale
d’arte moderna di Roma, sono esposte per la prima volta in un insieme organico per illustrare
come negli anni Trenta l’arte etrusca e romana fossero punto di riferimento imprescindibile cui
attingere nelle forme e nei materiali per rappresentare l’attualità. Anzi, la sfida degli artisti
dell’epoca è stata quella di dimostrare di saper infondere alle creazioni moderne lo spirito antico,
rivisitandone la cultura, la sapienza, la perizia tecnica e il valore, andando ben oltre gli usi politici e
propagandistici che della romanità fece il regime fascista.
orario: dalle 9.00 alle 19.30, chiuso il lunedì
La biglietteria chiude un'ora prima
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 10 , ridotto € 6,50, valido 3 giorni per le 4 sedi del
Museo Nazionale Romano: Terme di Diocleziano, Palazzo
Massimo, Crypta Balbi, Palazzo Altemps
vernissage: 11 settembre 2012.
editore: ELECTA
curatori: Mariastella Margozzi
autori: Libero Andreotti, Umberto Baglioni, Mirko Basaldella, Alfredo Biagini, Angelo Biancini, Antonio Biggi, Venanzo Crocetti, Aurelio De Felice, Guido Galletti, Emilio Greco, Italo Griselli, Michele Guerrisi, Marino Marini, Gaetano Martinez, Arturo Martini, Enrico Martini, Napoleone Martinuzzi, Marcello Mascherini, Francesco Messina, Bernardo Morescalchi, Dante Morozzi, Giovanni Prini, Romano Romanelli, Attilio Selva
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma accoglie nel suggestivo spazio dell’Aula
Ottagona delle Terme di Diocleziano, sede dello storico Planetario, la mostra L’antico nel
moderno. Scultura italiana degli anni Trenta.
Trenta opere, appartenenti alle collezioni di scultura del primo Novecento della Galleria nazionale
d’arte moderna di Roma, sono esposte per la prima volta in un insieme organico per illustrare
come negli anni Trenta l’arte etrusca e romana fossero punto di riferimento imprescindibile cui
attingere nelle forme e nei materiali per rappresentare l’attualità. Anzi, la sfida degli artisti
dell’epoca è stata quella di dimostrare di saper infondere alle creazioni moderne lo spirito antico,
rivisitandone la cultura, la sapienza, la perizia tecnica e il valore, andando ben oltre gli usi politici e
propagandistici che della romanità fece il regime fascista.
Per illustrare questo stringente legame con l’antico è stata scelta come sede espositiva l’Aula
Ottagona, cosiddetta per la forma della sua pianta, quadrata all’esterno ma ottagonale all’interno,
raccordata da nicchie semicircolari angolari. Sotto la straordinaria cupola, mirabile esempio delle
conquiste dell’architettura romana, si trovano a dialogare quindici statue di atleti, eroi e divinità
dell’antichità classica che ornavano le terme romane, con i moderni marmi, bronzi, terrecotte
ispirati all’antico anche nelle tecniche.
La mostra, curata da Mariastella Margozzi, chiarisce la nuova visione antropocentrica che si
delinea negli anni Trenta e ritrova l’essenza dell’umanità nei suoi lati migliori, quali il lavoro e il
pensiero. È il periodo storico in cui si sceglie di andare oltre l’eccentricità del futurismo e
dell’esasperato decorativismo del Liberty e del Déco. La scultura di quest’epoca si fa testimone di
un rinnovato umanesimo proprio guardando all’antico. E sono le parole di Arturo
Martini a dirlo: “Oggi gli scultori non fanno che tentare qualche variazione su temi ai quali, uno per
uno, gli antichi hanno già dato scacco matto.”
L’esposizione è suddivisa in tre sezioni: Mitologia, Corpo e Ritratti. Questi nuclei consentono un
focus sulle tematiche che più di altre evidenziano l’attenzione al canone classico e agli ideali del
passato, insieme alla ripresa di antiche tecniche, in particolare la fusione e la terracotta. Alcuni
esempi tra le opere in mostra sono il Ritratto di Lucosius di Marino Marini, che riconduce alla
tradizione italica rifacendosi all’uso della terracotta tipico della scultura etrusca; gli echi della
ritrattistica protoromana del bronzo di Arturo Martini Testa di ragazzo, mentre Torso di Giovanni
Prini ripensa il torso del Belvedere.
L'allestimento firmato dall’architetto Fabio Fornasari sposta il confronto tra il moderno e l’antico
dal piano stilistico a quello simbolico, senza dimenticare la destinazione a Planetario dello spazio
dell’Aula ottagona a partire dal 1928, proprio negli anni di riferimento della mostra. La struttura
che accoglie le sculture racconta le "cose che accadono in cielo", applicando la lezione della
fluidità sperimentata da Giò Ponti nei suoi interni, nella forma dei teatrini domestici, e quella di
Carlo Mollino, che piega la materia rendendola flessuosa e sinuosa. In questo senso, alla rigida
geometria dello spazio ottagonale, è stata contrapposta una nuvola dal profilo in tensione, che
segue un flusso: è una via lattea che si popola di sculture. Come in una installazione, ciascun
elemento assume un ruolo preciso: artista, opera, pubblico.
Gli artisti in mostra sono: Arturo Martini, Marino Marini, Emilio Greco, Mirko Basaldella, Libero
Andreotti, Francesco Messina, Italo Griselli, Marcello Mascherini, Guido Galletti, Romano
Romanelli, Aurelio De Felice, Venanzo Crocetti, Angelo Biancini, Alfredo Biagini, Dante Morozzi,
Bernardo Morescalchi, Attilio Selva, Umberto Baglioni, Giovanni Prini, Michele Guerrisi, Enrico
Martini, Gaetano Martinez, Napoleone Martinuzzi e Antonio Biggi.
 
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