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arte contemporanea, collettiva GALLERIA BLU ​ Via Senato 18 Milano 20121

Milano - dal primo ottobre al 16 novembre 2012

Sandro Martini - L’Arte della fuga

Sandro Martini - L’Arte della fuga
Sandro Martini, “Quantità Squallore”, 1980, tecnica mista su tela, cm.70x60
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA BLU
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Via Senato 18 (20121)
+39 0276022404 , +39 02782398 (fax), +39 02782398
galleriablu@fastwebnet.it
www.galleriablu.com
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La mostra che si inaugura il primo ottobre alla Galleria Blu ripercorrerà, attraverso un’accurata selezione di opere storiche, il periodo (1974-1996) in cui l’artista è stato rappresentato in esclusiva dalla galleria. L’Arte della fuga è anche titolo di un’importante personale di Sandro Martini tenuta negli spazi di Via Senato nel 1988. Ecco di seguito un estratto del comunicato stampa di allora che ben spiega la poetica dell’artista:
orario: da lunedì a venerdì 10-12.30 / 15.30-19.00, sabato 15.30-19.00 (chiuso domenica e festivi)
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 1 ottobre 2012. h 21
editore: MAZZOTTA
ufficio stampa: UESSEARTE
autori: Sandro Martini
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
La scorsa primavera la personale di Sandro Martini era dedicata a “Glass Memory”, la monumentale opera, patrimonio della città di Toronto e dell’Ontario Museum (una parete dipinta a fresco di duecentottanta metri quadri che interagisce, in un gioco di rispecchiamenti e confronti, con sei elementi in vetro, incisi e colorati, ciascuno di sette metri quadri, sospesi su cavi d’acciaio) da lui realizzata per la grande hall del grattacielo Burano Building, progettato dall’architetto Peter Clewes.
La mostra che si inaugura il primo ottobre alla Galleria Blu ripercorrerà, attraverso un’accurata selezione di opere storiche, il periodo (1974-1996) in cui l’artista è stato rappresentato in esclusiva dalla galleria. L’Arte della fuga è anche titolo di un’importante personale di Sandro Martini tenuta negli spazi di Via Senato nel 1988. Ecco di seguito un estratto del comunicato stampa di allora che ben spiega la poetica dell’artista:

L’esperienza di Martini si era avviata nel 1960 con una pittura vitalistica ed introversa al tempo stesso, un germinare quasi magmatico di tratti che potevano anche assumere aspetti falso naturalistici ma che parevano seguire un loro percorso scomponendosi, raggrumandosi, scindendosi, allungandosi. Nella seconda metà degli anni ’60, il flusso biologico cromatico è racchiuso da Martini in una serie di bande di colore dipinte al fondo del quadro, dalle quali partono righe molto sottili che solcano, con grande forza traente, la tela in diagonale. Agli inizi degli anni ’70, a poco a poco, quelle righe hanno mutato materiale e funzione diventando traiettorie; le linee e i colori si espandono e dilagano al punto da trasformarsi in nastri, corde colorate che proiettano la tela nello spazio come fili conduttori in una sorta di circuito elettrico per raccogliere e convogliare tutte le energie presenti nello spazio.
In questa operazione artistica, fondamentale è il recupero della manualità: nei nodi, nelle sfilacciature, nei chiodi di legno, nelle tele stesse che vengono confezionate artigianalmente secondo tecniche tipiche della cultura contadina del Canavese.

Prima ancora di essere tese, le tele vengono tinte per immersione – non dipinte – tramite una serie di bagni a caldo di colore dove il variare della temperatura stabilisce le diverse intensità di colore secondo una pratica artistica che nel rifiuto del pennello a favore di un rapporto più diretto e fisico con l’opera dilata ed estende il concetto stesso di pittura.
Lo sconfinare di elementi al di fuori del perimetro dell’opera riconduce all’insofferenza verso lo spazio chiuso, testimonia la perdita d’importanza del quadro in se stesso a confronto con l’opera tutta. Senza annullare il valore di ogni singolo gesto, in sé compiuto e significativo come parte di uno stretto rapporto materiale e manuale con l’oggetto creato, ciò che interessa l’artista è la globalità del lavoro: l’opera esiste in relazione al tutto, la sua funzione è assorbire e modificare continuamente spazio e tempo.

In mostra troviamo così opere costruite per stratificazioni di fitti e intricati flussi di energia, di trame, di linee di fuga, di espansioni cromatiche in vitale tensione, tutte rilevate in una continuità che si prolunga oltre lo stretto perimetro del quadro. ………. Martini segue la crescita del quadro che si propaga dal suo corpo sino a coinvolgere l’ambiente e gli spettatori stabilendo nuovi e continui rapporti di forza e modificazioni della realtà che l’artista chiama “quantità”. Termine questo che esprime la densità di energia che matura nell’opera per poi disperdersi in tutte le direzioni, non solo sul piano, ma anche nello spazio.

Verranno anche esposti materiali fotografici ed il progetto relativi alle opere in vetro inciso realizzate per la chiesa di Ponte de Pedra a Belem, capoluogo dello stato del Parà in Brasile, su progetto dell’architetto Giulio Bacchetti.

La mostra, che si inaugura lunedì 1 ottobre 2012 , resterà aperta al pubblico fino al 16 novembre negli orari consueti della galleria: da lunedì a venerdì 10-12.30 / 15.30-19.00, sabato 15.30-19.00 (chiuso domenica e festivi)

Si segnala che è in preparazione il catalogo ragionato delle opere di Sandro Martini, a cura di Luigi Sansone, che sarà pubblicato da Edizioni Gabriele Mazzotta.

Sandro Martini, personalità di alto profilo culturale, artista di fama internazionale, da tempo vive e lavora tra Milano e San Francisco. Attualmente detiene la cattedra di Incisione presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, mentre a Berkeley (California) fa parte della Board of Directors del Kala Art Insitute dove insegna affresco e collage creativo.
 
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