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arte contemporanea, collettiva PALAZZO DUCALE ​ Via Francesco Carrara 1 Lucca 55100

Lucca - dal 23 novembre al 15 dicembre 2013

Massimo Vitali / Luca Campigotto

Massimo Vitali / Luca Campigotto
PALAZZO DUCALE
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Via Francesco Carrara 1 (55100)
+39 05834171 , +39 0583417326 (fax)
info@palazzoducale.lucca.it
www.palazzoducale.lucca.it
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L’edizione 2013 del Photolux Festival è dedicata al tema della città e vuole essere un omaggio a Gabriele Basilico, recentemente scomparso, le cui visioni rigorose del paesaggio e dell'architettura urbani hanno fatto scuola. Due in particolare sono le mostre che maggiormente manifestano un legame con la ricerca di Basilico: le personali di Massimo Vitali e Luca Campigotto entrambe allestite a Palazzo Ducale di Lucca.
orario: Da Lunedì a Venerdì 15.00 - 19.30
Sabato e Domenica 10.00 - 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: I biglietti d’ingresso alle mostre sono in vendita presso la biglietteria unica situata all'Ufficio turistico in Piazzale Verdi
Intero Cumulativo su tutte le mostre € 18
Biglietto Palazzo Ducale € 10
vernissage: 23 novembre 2013.
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
autori: Luca Campigotto, Massimo Vitali
genere: fotografia, doppia personale

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comunicato stampa
L’edizione 2013 del Photolux Festival è dedicata al tema della città e vuole essere un omaggio a Gabriele Basilico, recentemente scomparso, le cui visioni rigorose del paesaggio e dell'architettura urbani hanno fatto scuola. Due in particolare sono le mostre che maggiormente manifestano un legame con la ricerca di Basilico: le personali di Massimo Vitali e Luca Campigotto entrambe allestite a Palazzo Ducale di Lucca.

LUCA CAMPIGOTTO
“Nightscapes”

A cura di Renata Ferri

Questa retrospettiva si propone di mostrare come si è evoluto il modo con cui l'autore Luca Campigotto guarda alla città, dai primi scatti in bianco e nero di Venetia Obscura fino al suo ultimo lavoro, a colori, Gotham City. "La fotografia di Luca Campigotto evolve in continue alternanze. Tra il colore, protagonista deciso di molte esplorazioni, perfetto e raffinato nella definizione di ogni minimo dettaglio, e il bianco e nero intenso e sublime che induce l'ombra a disegnare paesaggi di ricerche più oniriche; tra le peregrinazioni metropolitane e gli immensi scenari deserti; tra ciò che resta del passato e il futuribile.
Nulla accade nelle immagini di Campigotto: la realtà è la potente occasione creativa, pretesto per un canovaccio narrativo in cui l'autore genera un racconto visivo lucido, mai freddo, capace di letture emozionali differenti che aprono la visione a un livello più profondo, liberando un'energia intrisa di sentimento dove l'altrove è pervaso di malinconica bellezza."

Appassionato al mito del viaggio avventuroso, fotografa, in contrappunto agli scenari urbani, anche molti paesaggi selvaggi. Una selezione di queste immagini è raccolta in My Wild Places (2010), uscito in occasione della mostra omonima a Palazzo Fortuny a Venezia. Di prossima pubblicazione il volume Teatri di Guerra, sui luoghi di montagna italiani dove si è combattuta la Prima Guerra Mondiale, commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione del centenario dello scoppio del conflitto.
Vive e lavora tra l'Italia e New York.


MASSIMO VITALI
“City Coasts”

Nelle comunità umane fotografate da Massimo Vitali ci sono tipi specifici (addirittura definibili mediterranei o americani) di consuetudini sociali da osservare in alcune delle loro configurazioni caratteristiche. Vitali incornicia le sue fotografie di questi riflessi con domande ironiche e alla fine piene di ansia: è solo nel “prenderla alla leggera”, nell’“andare in vacanza”, o nell’“essere un turista” che gli esseri umani riescono a raggrupparsi pacificamente con i loro simili? che serenamente si espongono alla carezza della natura? È solo così che riescono o lo vogliono? Che il loro mondo ha posto per questo? Che si può essere sani e sicuri come sembra? A prescindere dalla sua acuta osservazione sociologica, uno di risultati più sorprendenti della zoologia di Vitali è la sua scoperta visuale delle conformità istintive dell’essere umano indipendentemente dal luogo o dalla lingua, per lo meno nei luoghi speciali – a volte anche singolari, che ha scelto di studiare. Se questa è antropologia, ci rivela un’ecologia umana. E se si tratta di critica sociale, non è ostile alla società – Vitali sembra provare grande affetto per le comunità che ritrae – ma piuttosto intesa a chiarire che tipo di società siamo, o meglio, potremmo essere. Gli istinti che Vitali vede nei suoi soggetti potrebbero essere la nostra più grande risorsa e capacità di recupero; potrebbero anche però essere la vera ragione della mancanza e della perdita di oggi. Perché uniformarsi al mondo significa anche permettere al mondo di uniformarci.

All'inizio degli anni Ottanta crebbe in lui la sfiducia nel fatto che la fotografia avesse l’assoluta capacità di riprodurre le sottigliezze della realtà che lo indusse ad un cambiamento nella sua carriera.
Ha iniziato a lavorare come direttore della fotografia per la televisione e il cinema. Tuttavia, il suo rapporto con la fotocamera non cessò mai e alla fine rivolse la sua attenzione su “la fotografia come mezzo per la ricerca artistica."
Vive e lavora a Lucca e a Berlino.
 
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