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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 23 settembre 2004 al 9 gennaio 2005

Immagine del mito - Dalla Magna Graecia al collezionismo
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PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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La mostra evoca, attraverso le immagini figurate, il fascino eterno del MITO, ossia quel genere di racconto esplicativo che trasmette idee, simboli, emozioni, civiltà, fede attraverso il tempo, i popoli e lo spazio.
orario: martedì, mercoledì e domenica 9.30 - 20.00, giovedì e sabato 9.30 - 22.00, lunedì chiuso, venerdì 9.30 –20.00 o 22.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: 9 euro, Ridotto e ridotto gruppi: 7,50 euro, Scuole: 4,50 euro
vernissage: 23 settembre 2004.
editore: ELECTA
genere: arte antica

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comunicato stampa
Promossa da Regione Lombardia, Comune di Milano, Università degli Studi di Milano e Banca Intesa, prodotta da Palazzo Reale e Mondadori Electa, Immagine del mito, a cura di Gemma Sena Chiesa e Ermanno Arslan, rappresenta l’evento più significativo del più ampio Progetto Mito, che propone tra settembre 2004 e aprile 2005 una ricca scelta di eventi culturali, artistici e di spettacolo distribuiti sul territorio lombardo intorno alla cultura classica e al suo influsso sul pensiero contemporaneo europeo. La mostra è stata realizzata in collaborazione con Regione Sicilia e Fondazione Cariplo e con il contributo di Assicurazioni Aurora.

La mostra evoca, attraverso le immagini figurate, il fascino eterno del MITO, ossia quel genere di racconto esplicativo che trasmette idee, simboli, emozioni, civiltà, fede attraverso il tempo, i popoli e lo spazio. In questo senso il termine può essere applicato tanto alle sacre vicende degli dei quanto alle favole di Esopo e con questa intensità di comunicazione è arrivato fino a noi attraverso le epoche. Il MITO infatti è un racconto che parla a ciascuno di noi, è fiducia nelle radici, conferma d'identità, e per questo ha una forza eterna, quasi alla soglia del sacro.
Ma il mito, proprio per la sua qualità di “fabula”, non è solo parola scritta o parlata, è anche immagine, riproposta dall'uomo come figura, graffito o dipinto, nell'arte come nell'artigianato.
Ora una mostra propone l’interpretazione visiva di miti che veleggiano sulle acque che si mescolano dell’Egeo e dell’Adriatico, nel punto di incontro tra la grande cultura classica dei Greci e la vivacità espressiva delle genti italiche. I reperti archeologici, in particolar modo i vasi spesso esposti secondo il lato funzionale all'ambito narrativo delle sale, permetteranno ai miti di uscire dal mondo antico, sfondare il diaframma dei secoli, proponendo figure, situazioni e sentimenti che non appartengono solo all’epoca in cui sono stati riprodotti, ma sono vivi e palpitanti nella nostra esperienza umana, nella coscienza dell’oggi.
Più di 300 opere circa, tra vasi dipinti, statue, pitture, pezzi archeologici per l'occasione restaurati provenienti da musei italiani (il Museo Archeologico di Milano che ; il Museo Archeologico Nazionale di Napoli; i musei siciliani di Lipari, Siracusa e Gela; i musei pugliesi di Taranto, Bari, Ruvo di Puglia) da collezioni italiane (la raccolta già Caputi appartenente a Banca Intesa a la collezione Lagioia di proprietà della Regione Lombardia) e dalle principali collezioni internazionali (Louvre e British Museum) fungeranno da contesto per narrare personaggi mitologici ma anche per raccontare quei collezionisti che hanno contribuito a tramandare la memoria dell'immagine del mito fino a noi.

Dopo la mostra “I Greci in Occidente” (Venezia 1996) Immagine del Mito fa il punto sui grandi progressi dovuti a nuovissimi scavi e ricerche condotti da archeologi italiani e stranieri, in particolare sulla ceramografia magnogreca ed apula.
La mostra è anche un'occasione di grande divulgazione scientifica per le riflessioni intorno alle conquiste della pittura greca in epoca tardoclassica come lo scorcio, la pittura tonale e la resa prospettica che ci consentono di conoscere meglio le strutture produttive dell’artigianato artistico, in particolare in Apulia e Lucania, il rapporto fra ceramisti, committenti ed acquirenti e la diffusione dei vasi dipinti non solo nelle colonie greche ma nell’entroterra indigeno.
La documentazione figurata del mito grazie ai grandi maestri delle scuole pittoriche greche, si è conservata infatti negli straordinari vasi dipinti ad opera di abilissimi e innovativi artisti in Italia meridionale ed in particolare nell’antica Apulia (odierna Puglia) tra V e IV secolo a.C., il periodo più splendido della pittura vascolare antica.
Nella seconda metà del V secolo maestri delle officine di vasi attici trasferiscono la loro produzione nelle colonie greche dell’Italia meridionale; nel corso del IV secolo le successive generazioni di pittori vascolari creeranno un modo nuovo e più coloristico di raffigurare il mondo del mito. I vasi dipinti saranno utilizzati in particolare in ambito rituale funerario, non solo dai coloni greci, ma anche dai principi indigeni dell’Apulia settentrionale (Peucezia e Daunia) per tutto il IV secolo, che è uno dei momenti in cui più alta appare l’espressione dell’arte pittorica.


L'ALLESTIMENTO
a cura di ARCHIROOM (Gabriele Tumiati, Dario Scodeller, Giorgia Voltan)

"Pensare uno spazio che contenga e spieghi i miti classici è stato come entrare in una narrazione favolosa: lo spazio è stato immaginato con una luce misurata privo di colori e contaminazioni con la realtà, teatralmente allestito per evocare le immagini figurate del mito

La sfida è stata esporre un'eredità classica, circa 300 vasi dipinti in Italia e nell'antica Apulia tra V e IV secolo a.C. progettando in modo contemporaneo"


IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo viene introdotto da una riflessione sulla seduzione e continuità del mito greco nei secoli. Uno straordinario gesso di Canova apre emblematicamente l’intera mostra.
Emerge poi la figura mitica della maga e incantatrice Medea, che ha riempito con la sua immagine la poesia e l’arte antica ed è giunta con un lungo cammino mai interrotto nell’immaginario della cultura contemporanea.

La mostra si articolerà poi in diverse sezioni:

Il mito dipinto: dalla parola all’immagine
La sezione è riservata al rapporto della pittura vascolare con la grande tradizione pittorica.
Saranno collocati a confronto i vasi dipinti con soggetti pittorici e due stele dipinte dal tumulo di Filippo di Macedonia da Verghina (Salonicco), pitture pompeiane da originali greci e vasi decorati con tecnica pittorica dall’Apulia e dalla Sicilia.

Un’avventura fra archeologia e cultura. La passione dei vasi greci e la dispersione delle antichità apule in Europa: Collezioni e collezionisti.
È un affascinante percorso nel collezionismo in Europa, in Italia e a Milano in particolare fra la fine del ‘700 e i primi decenni dell' 800. Saranno esposti una galleria di quadri di collezionisti di vasi, prezioso vasellame di Wedgwood e delle manifatture napoletane Giustiniani e Mollica: mobili ed arredi “alla greca”, fra cui tavoli in commesso decorati con figurazioni di vasi delle collezioni granducali da Firenze.

Le scoperte di Ruvo di Puglia
La sezione include reperti archeologici provenienti da uno dei centri apuli culturalmente più importanti tra VI al III secolo a.C, gran parte dei quali sono stati raccolti nell'800 nelle collezioni private Caputi, oggi Banca Intesa, e Lagioia, oggi Regione Lombardia. Entrambe le collezioni saranno rappresentate in mostra da una significativa selezione di pezzi che permetterà al grande pubblico di conoscere gli oggetti della collezione Caputi, fino ad oggi mai esposti. Dal Museo Archeologico di Napoli invece, un grande capolavoro proveniente da Ruvo: le lastre dipinte della famosa Tomba delle danzatrici, con un nuovo restauro appositamente completato. Una sala dedicata infine comprende i circa 80 pezzi al corredo funerario rinvenuto in una tomba principesca a Rutigliano.

La produzione ceramica in Apulia fra V e III sec.a.C.
Il visitatore è qui introdotto all’origine della produzione ceramica magnogreca, ad opera di artisti greci emigrati dalla madrepatria a Metaponto e Taranto, e allo sviluppo cronologico della pittura vascolare tra V e III secolo a.C. in Italia Meridionale e in particolare nell'odierna Puglia
Saranno illustrati le vie di commercio e l’utilizzo dei vasi nella vita quotidiana, nella ritualità religiosa e nelle cerimonie funerarie.


Mondo guerriero e mondo femminile nella società magnogreca
La sezione è dedicata alla vita della società signorile apula ed al suo rapporto culturale con il mito greco.
Accanto ai vasi, su cui sono riprodotti tutti gli aspetti della vita quotidiana e cerimoniale e la varietà dei costumi, sono esposti spettacolari armature rinvenute nelle tombe signorili, ricchi gioielli, provenienti dalle necropoli tarantine, statuette ed oggetti della vita quotidiana per rivivere la fastosa società aristocratica dell'antica Puglia, sia del mondo guerresco dei cavalieri che di quello delle dame splendidamente abbigliate e ornate.

Significato del mito in una società ellenizzata
La sezione introduce alla varietà dei miti illustrati nei vasi, alcuni dei quali di difficile interpretazione, altri, come il mito di Oreste, popolarissimi allora come oggi. Nella sezione si vedranno insieme per la prima volta la maggior parte dei vasi attribuiti ad un famoso pittore della metà del IV secolo: il Pittore di Licurgo, un fantasioso e affascinante pittore di miti.

Il teatro, gli strumenti musicali; il mito nel teatro
Nella cornice di un suggestivo ambiente teatrale saranno raccolti oggetti legati al teatro e alle rappresentazioni di miti della grande tradizione tragica greca, come maschere e strumenti musicali, vasi e dipinti a soggetto teatrale.

Un richiamo all’attualità della rappresentazione del mito conclude la mostra.
 
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