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arte contemporanea, collettiva NELLIMYA: LIGHT ART EXHIBITION ​ Via Ur Strdón 11 Cademario 6936

Cademario () - dal 20 febbraio al primo aprile 2014

Stefania Ranghieri - Cosmic green Light

Stefania Ranghieri - Cosmic green Light
Stefania Ranghieri, Power green, 2012
 [Vedi la foto originale]
NELLIMYA: LIGHT ART EXHIBITION
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Via Ur Strdón 11 (6936)
+41 0919118809
info@nellimya-exhibition.ch
www.nellimya-exhibition.ch
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Sculture luminose nate dal contrasto tra plexiglas e vegetazione: Cosmic green Light di Stefania Ranghieri presenta forme semplici, minimali in equilibrio tra astratto e concreto. Nella mostra tutte le opere diventano volumi pronti ad accogliere, proteggere ed esaltare elementi della natura.
orario: giovedì: 10.30–13.30 / 15.00–21.00
sabato: 10.30–13.30
domenica: 15.00–18.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 20 febbraio 2014. Ore 18.30
catalogo: in galleria. Cosmic green Light, Edizioni Online Nellimya
autori: Stefania Ranghieri
genere: design, arte contemporanea, personale, arti decorative e industriali

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comunicato stampa
Nellimya: light art exhibition ospita la personale di Stefania Ranghieri Cosmic green Light in un ambiente che rievoca quello abitativo, ma che non rinuncia alla presenza poetica della natura. Cosmic green Light è la volontà di tenere in equilibrio il valore di un’alternanza visiva tra il silenzio di un volume astratto e il dialogo di una forma iconica che traspare e si rivela.
Da tempo, o meglio da sempre, l’artista lavora con l’idea di esplorate il tema del principio primo dell’esistenza, dove la luce rappresenta l’ingrediente necessario per creare nuova materia, l’energia imprescindibile per la nascita di ogni forma di vita: “Come si è originata la prima molecola? “Il mio pensiero è sempre incastrato lassù o laggiù” – spiega Stefania – secondo le teorie più recenti, la luce ha cominciato a propagarsi nell'universo almeno 13,2 miliardi di anni fa, dopo la cosiddetta Dark age. Rimane però da comprendere quale sia stata l’origine di quelle minuscole perturbazioni, increspature dello spazio-tempo che costituiscono i ‘semi’ necessari a innescare il fenomeno dell’instabilità gravitazionale. Davvero affascinante!”

Il lavoro si Stefania Ranghieri si basa sull’uso di forme semplici, minimali in transito tra astratto e naturale concretizzandosi in manufatti dove la luce diventa protagonista e medium. Enfatizzate dalla cura di un allestimento site specific, nella mostra tutte le opere diventano volumi pronti ad accogliere e proteggere altri elementi della natura, come in una crisalide o ventre materno sorpresi nel loro primo generarsi. Un unicum-spazio che ospita e propone sculture luminose nate dal contrasto tra plexiglas e vegetazione, quest’ultima utilizzata come elemento di costante ed indissolubile legame con il mondo naturale. Opere sospese nel vuoto dello spazio che fluttuano come satelliti, (dischi-piatti) dove già compaiono forme vegetali in crescita, che trasbordano dalla postazione in cerca di un novo approdo da colonizzare; gli altri esseri viventi arriveranno dopo! L’involucro di ogni lavoro diventa il confine con lo spazio naturale esterno e il materiale scelto, il plexiglas, fa sì che il rapporto tra opera e ambiente sia in realtà più simbiotico che reale, grazie ad uno scambio di luci e trasparenze che riflettono e lasciano intravedere quanto esiste tutt’intorno. Opere-oggetti infine, al di sopra di una funzione di servizio, nella speranza che possano avere una possibilità di vita differente, divenendo un oggetto significante, con un’anima, accolte come fonte rigenerante di una riflessione, svela Angela Vettese critica d’arte: “Nella società della luce elettrica occorre vivere sapendo di più, (lei) ci parla di cose più profonde, rivelandoci l’epos del tempo.”

L’artista racconta in "parole libere" il suo processo creativo: “La dimensione che prediligo è quella del tenermi in attenzione sul tempo presente e cercare di cogliere i suoi cambiamenti sociologici etici e quindi espressivi. L’idea di artista in cui mi riconosco è riuscire ad avere un punto di vista sul mondo differente e mettermi in una riflessione intima eliocentrica. La mia pratica artistica prevede la capacità di tenere coesi il sentire del quotidiano e una predisposizione verso il ri-sintonizzarsi con la natura e il suo sistema. Come in un’espressione matematica cerco poi di arrivare a farne una sintesi, un riassunto dell’idea e tradurlo in un’opera/oggetto che possa spiegare, rimandare il tutto in ‘un attimo visivo’ che sia il più chiaro e comprensibile. Ecco penso che il mio lavoro debba avere questo ruolo comunicare in un attimo visivo! Come una sintesi massima, capace e pronta ad aprirsi al suo contenuto complesso, veloce come il pensiero, che offra quella gioia che si prova quando si ha un’intuizione e si comprende subito tutto. L’attimo visivo va alla stessa velocità del pensiero. […] Nel mio lavoro ci sono due momenti: documentazione e realizzazione. Nel primo leggo, guardo, giro per centri commerciali, librerie, giardini urbani, giornalai, documentari sulle scoperte geo, eco, scientifiche, in pietosi centri per il giardinaggio e senza un ordine preciso raccolgo spunti svariati sulle forme e sulle idee, schizzando sopra foglietti di carta improvvisati e magari portandoli in giro per mesi nella borsetta o impilati a fianco del pc. Questa fase può essere molto lunga. Il momento della realizzazione invece di solito è più facile e breve, è dove risolvo soltanto gli aspetti tecnici del progetto, tutto è già chiaro.”
 
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