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arte contemporanea, collettiva USOMAGAZZINO PER ALTRE ARCHITETTURE ​ Via Silvio Spaventa 10/4 Pescara 65126

Pescara - dal 4 aprile al 3 maggio 2014

TRAMEMORIE

TRAMEMORIE
Getulio Alviani / tensioni: rosso blu / serigrafia p.d.a. 50x50 cm
 [Vedi la foto originale]
USOMAGAZZINO PER ALTRE ARCHITETTURE
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tra me e me
trame e memorie
di adolescenziali-giovanili
domestiche convivenze
accettate a volte amate
che ineluttabilmente
ritrovo sull'ordito
ancora tramanti
orario: da martedì a sabato ore 18.00-20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 4 aprile 2014. ore 19.00
curatori: Lucio Rosato
autori: Getulio Alviani, Osvaldo Calò, Andrea Carnemolla, Dino Colalongo, Angelo Colangelo, Luciano De Liberato, Pasquale Di Fabio, Nino Gagliardi, Marcolino Gandini, Bruno Liberatore, Achille Pace, Lucio Rosato, Giorgio Saturni
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
usomagazzino per altre architetture non chiude lo sguardo alla memoria estrapolando dalla collezione di casa Rosato alcuni lavori di autori, abruzzesi e non, che tra gli anni sessanta e ottanta del novecento ricercano tensioni tra colore e forma intrecciando, come tessendo, concettualità e materia.

Dall’inconfondibile segno op-art di Getulio Alviani (Udine 1939) agli intarsi di geometrie visive di Marcolino Gandini (Torino 1937 - Roma 2012) passando per i fili di cotone che scorrono come linee irregolari sulla tela azzurra di Achille Pace (Termoli 1932) si approda alle direttive opposte e composte di Aldo Calò (San Cesareo di Lecce 1910 - Roma 1983); così come, in un territorio solo geograficamente abruzzese, dalle tracce di colore esplose nella ceramica smaltata di Giorgio Saturni (Colledara di Teramo 1914 - Pescara 2007 ) e dal cretaccio di geologica memoria di Nino Gagliardi (Avezzano 1918 – 1994) si risale attraverso ipotesi dinamico-spaziali dalle graffiature di Pasquale Di Fabio (Civitella Roveto 1927 – Roma 1998) e dalle schermature luminose di Andrea Carnemolla (Chieti 1939) agli intrecci di un disegno bianco di Dino Colalongo (Manoppello 1946) e alla raffinata china nera del Siderio di Angelo Colangelo (Penne 1927); tutto soffermandosi tra le texture poetiche e ossessive di Luciano De Liberato (Chieti 1947) che ci lasciano addentrare nei nodi dell’intreccio di una ordinata e faticosa passione rivelata in superficie dalla sublimazione della forma che nel bronzo di Bruno Liberatore (Penne 1947) la luce erode, come dice Cesare Vivaldi, chiudendola in solidi e precisi volumi ma al tempo stesso aprendola come al configurarsi di un viaggio.

Ed è esattamente un viaggio nella memoria quello che Lúcio Rosato propone accostando a questo prezioso patrimonio non solo territoriale, da sempre aperto ad un sentire globale, due suoi lavori di altra architettura che portano il segno di un vissuto e rivelano le ragioni di un allestimento che si fa anche racconto autobiografico: “tra me e me trame e memorie di adolescenziali-giovanili domestiche frequentazioni, accettate a volte amate che ineluttabilmente ritrovo sull’ordito ancora tramanti”
 
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