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arte contemporanea, collettiva PALAZZO CAVOUR ​ Via Camillo Benso Conte Di Cavour 8 Torino 10123

Torino - dal 28 ottobre 2004 al 30 gennaio 2005

L’estetica della Macchina - Da Balla al futurismo torinese
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PALAZZO CAVOUR
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Via Camillo Benso Conte Di Cavour 8 (10123)
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Questa mostra, che segue di pochi mesi quella che in Palazzo Bricherasio ha reso omaggio a Depero, in una sorta di “anno torinese futurista”, ripropone in parte la fortunata rassegna curata da Ada Masoero e Renato Miracco per il semestre di presidenza italiana a Bruxelles.
orario: martedì – domenica ore 10.00-19.30 / giovedì ore 10.00-22.00. Chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 28 ottobre 2004.
editore: MAZZOTTA
curatori: Ada Masoero, Renato Miracco, Francesco Poli
genere: arte contemporanea

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comunicato stampa
Dal 29 ottobre 2004 al 30 gennaio 2005, a Torino, a Palazzo Cavour (via Cavour 8), verrà allestita la mostra “L’estetica della macchina. Da Balla al futurismo torinese”, curata da Ada Masoero, Renato Miracco, Francesco Poli e organizzata dalla Regione Piemonte.

Nel 1915 Giacomo Balla, uno dei cinque “padri fondatori” del futurismo, e il giovane Fortunato Depero danno alle stampe il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo e con quelle quattro geniali paginette imprimono al movimento fondato solo sei anni prima da F.T. Marinetti una svolta radicale, che in breve tempo cambierà il volto stesso del Futurismo.
Nel manifesto, come evidenzia il titolo, si auspica una disseminazione dei principi del Futurismo in tutti gli ambiti del vivere e in tutte le forme dell’espressione umana, ma si suggerisce anche una linea nuova per le arti visive, che sarebbe poi risultata vincente su quella iniziale: da allora in poi i futuristi avrebbero guardato il mondo cercandovi “gli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo”, fino a dar vita ad un paesaggio artificiale fatto di “coni, piramidi, poliedri, spirali” e fino a costruire “l’animale metallico, fusione di arte + scienza”. Il futurismo si staccava dunque dalla linea di segno simbolista cara soprattutto a Umberto Boccioni (sino ad allora leader incontrastato del gruppo, ma ormai in preda a una crisi lacerante che lo avrebbe accompagnato sino alla morte, l’anno successivo), abbandonava la tecnica del divisionismo, di cui tutti i “padri fondatori” si erano nutriti, e sceglieva decisamente le forme geometriche della modernità industriale. Non a caso i due autori del manifesto del 1915 si firmano: “Balla - Depero astrattisti futuristi”.

In quest’ottica le “macchine” della modernità acquisiscono un fascino sempre maggiore agli occhi dei futuristi. Tanto che tali principi troveranno una formulazione teorica nel manifesto del 1922 intitolato proprio L’arte meccanica. Manifesto futurista, firmato da Enrico Prampolini, Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini.

Questa mostra, che segue di pochi mesi quella che in Palazzo Bricherasio ha reso omaggio a Depero, in una sorta di “anno torinese futurista”, ripropone in parte la fortunata rassegna curata da Ada Masoero e Renato Miracco per il semestre di presidenza italiana a Bruxelles (“Futurismo 1909-1926. La bellezza della velocità”, Bruxelles, Musée d’Ixelles, 15 ottobre 2003 – 11 gennaio 2004), e si propone di illustrare la stagione entusiasmante degli anni Venti e Trenta quando il futurismo, ancora guidato per qualche tempo dal “patriarca” Giacomo Balla, ma ormai in mano alla nuova generazione, dimostra di saper creare nuovi capolavori. Si tratta di opere di grande fascino, lungamente trascurate però dalla critica, in ossequio a una visione del movimento limitata e limitante che vedeva nel 1916 (data della morte di Umberto Boccioni e di Antonio Sant’Elia) l’anno di chiusura del movimento. Seguendo in larga misura la linea dettata da Enrico Crispolti (a cui si deve tra l’altro la mostra pionieristica intitolata proprio “Ricostruzione futurista dell’universo” da lui ordinata a Torino, alla Mole Antonelliana, nel 1980) questa rassegna intende dunque seguire gli sviluppi del futurismo nel corso di quei due decenni, aprendosi però con un preambolo che presenta i lavori più anticipatori di Balla, Depero e degli architetti futuristi, intorno al 1915 e nei secondi anni Dieci. Si arresta tuttavia per una scelta deliberata all’Aeropittura, il cui Manifesto fu pubblicato nel 1929 e nel 1931, per poi informare di sé l’arte futurista dell’intero decennio: l’Aeropittura rappresentò infatti l’ultima grande stagione pittorica del futurismo, che da allora in poi avrebbe certo continuato a esistere sino alla morte di F.T. Marinetti, nel 1944, ma con risultati assai meno felici sul piano della pittura e della scultura.

Il percorso prevede naturalmente una importante sezione, curata da Francesco Poli, dedicata al futurismo torinese, movimento fiorito proprio negli anni Venti che poté contare su numerosi esponenti di prim’ordine. Di fondamentale importanza per il rilancio della seconda fase del Futurismo, dopo la guerra, è il contributo del vitalissimo gruppo torinese capitanato da Fillia.
Per i torinesi, Prampolini, fin dall’inizio è il principale punto di riferimento nell’ambito del movimento.
Fillia incontra Marinetti nel 1922, e nell’anno seguente, insieme a T.A.Bracci, Farfa e Ugo Pozzo, fonda il gruppo futurista torinese, a cui aderiscono successivamente Nicolay Diulgheroff (nel 1926), Filippo Oriani (nel 1927), Mino Rosso (nel 1927), Enrico Allimandi (nel 1929), Franco Costa(nel 1927) e altri come Giuseppe Ferinando e Maggiorino Gramaglia.
Fillia (pseudonimo di Luigi Colombo), l’animatore del gruppo, che morirà giovanissimo nel 1936, è poeta scrittore, pittore, autore teatrale e fotografo. Nel 1923 fonda anche la casa editrice dei “Sindacati Artistici Futuristi”. E’ autore di alcuni manifesti tra cui “Alfabeto futurista” e “L’idolo meccanico”, e si impegna nella redazione di varie riviste come “La Città Futurista” (1929), “La Città Nuova” (1931) e “Stile Futurista” (del 1934, diretta insieme a Prampolini). Importante è la sua battaglia in difesa dell’architettura razionalista, ed è per questo motivo che stretti sono i rapporti con gli architetti come Alberto Sartoris e anche con Carlo Mollino. Nei numerosi soggiorni a Parigi entra in contatto con Fernand Léger, con il gruppo de “L’Esprit Nouveau” e con il movimento astrattista “Cercle e Carré”, diventando protagonista (in parallelo con Prampolini) di una linea di ricerca internazionale del futurismo in cui emergono collegamenti non solo con le correnti astratte razionaliste, ma anche con il surrealismo (e in parte con la metafisica).
A parte alcune mostre in gallerie private, il Futurismo torinese non è più stato oggetto di una significativa esposizione pubblica a Torino dopo la ormai storica rassegna “Aspetti del Secondo Futurismo Torinese”, curata da Albino Galvano e Enrico Crispolti alla galleria Civica d’Arte Moderna nel 1962 e la grande mostra “Ricostruzione futurista dell’universo” del 1980, in cui anche gli artisti torinesi ebbero una particolare attenzione.
In mostra verrà dedicata un’attenzione particolare alla grafica editoriale e pubblicitaria alla progettazione di interni e architettonica di Farfa, Fillia e Diulgheroff e di architetti come Alberto Sartoris e Carlo Mollino, vicini ai futuristi intorno al ’30.

La mostra sarà divisa in cinque sezioni intitolate provvisoriamente: Balla, Depero e gli architetti: intorno a Ricostruzione futurista dell’universo (con Giacomo Balla e Fortunato Depero, e Antonio Sant’Elia, Mario Chiattone, Virgilio Marchi); I primi anni Venti: intorno al manifesto L’Arte Meccanica (ancora Balla e Depero, e Prampolini, Pannaggi, Paladini); Il Futurismo torinese (Diulgheroff, Fillia, Mino Rosso, Farfa…); Lo spazio e il polimaterismo (F.T.Marinetti, Enrico Prampolini, Tullio Crali, Renato Di Bosso, Regina); Aeropittura (Benedetta, Gerardo Dottori, Tato, Crali, Di Bosso).

Benché si sia scelto di puntare soprattutto sulla pittura e sulla scultura, selezionando solo opere di grande qualità, non mancheranno naturalmente esempi di arti decorative (di Balla e Depero soprattutto), specie negli anni immediatamente successivi al manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, affiancati da fotografie d’epoca, documenti, manifesti originali e libri, che consentiranno uno sguardo a tutto tondo su un fenomeno tanto innovativo e capace ancora una volta (dopo il rapporto conflittuale ma fecondo con i cubisti nei primi anni Dieci) di dialogare da pari a pari con le migliori forze delle avanguardie europee del tempo: dal clima di “ritorno all’ordine” (inteso ovviamente nel senso originario di ricerca di una chiarezza razionale nel reale, e non certo di “ritorno al museo”) che si diffuse nell’Europa intera già negli anni della Grande Guerra e del primo dopoguerra, al Dadaismo e al Neoplasticismo olandese.
 
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