L'Italia intatta di Gennaro Della Monica 3102 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
19/06/2019
Ad Alberto Angela la laurea honoris causa dell’Università Suor Orsola di Napoli
19/06/2019
Flaminia Bonciani e i colori degli anni ’80, al RUFA Space
18/06/2019
In Germania, presso la Stadtgalerie Kiel, inaugurata la seconda tappa della mostra del Premio Fondazione Vaf
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 22 luglio al 31 agosto 2014

L'Italia intatta di Gennaro Della Monica

L'Italia intatta di Gennaro Della Monica
PALAZZO REALE
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

L’esposizione presenterà 90 opere, realizzate dal pittore ottocentesco abruzzese
orario: Lunedì e martedì 14.30 - 1930
Martedì, mercoledì, giovedì 9.30 - 1930
Sabato e domenica 9.30 - 22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 22 luglio 2014. su invito
editore: ALLEMANDI
curatori: Philippe Daverio
autori: Gennaro Della Monica
genere: personale, arte moderna

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

comunicato stampa
A Milano, dal 23 luglio al 31 agosto 2014, Palazzo Reale ospiterà la monografica di Gennaro Della

Monica (Teramo, 18316- 1917), dal titolo L’Italia intatta di Gennaro Della Monica. La mostra

promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura - Palazzo Reale, Comune di Teramo,

Comune di Napoli, Regione Abruzzo e l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e dei

Monti della Laga è curata da Phlippe Daverio, Paola di Felice, Cosimo Savastano, Clau-
dio Strinati presenterà, per la prima volta in una prestigiosa sede espositiva, l’opera del pittore

abruzzese ma napoletano d’adozione con 90 opere realizzate negli ultimi anni dell’Ottocento.

L’esposizione si pone come obiettivo quello di valorizzare e far scoprire al grande pubblico il lavoro

di quegli artisti, come Della Monica che nel corso degli anni non hanno goduto di una grande fortuna

critica e sono stati dimenticati; al contempo la mostra rende omaggio alla pittura ottocentesca del

paesaggio di cui Della Monica è stato un eccellente interprete. La scelta dei curatori è stata infatti

quella di sottolineare questo aspetto dell’opera del pittore abruzzese, che fu anche ritrattista e pittore

di temi storici.

Il percorso della mostra si sviluppa in sei sezioni, le prime rappresentano al meglio le tecniche pitto-
riche che utilizza Gennaro della Monica, la prima “en plein air” e poi “la macchia” illustrano gli espe-
rimenti pittorici, del suo primo periodo napoletano e l’incontro con il realismo dei fratelli Palizzi.

Le sezioni successive rappresentano i luoghi che l’artista ha conosciuto viaggiando, da Napoli, Firen-
ze a Milano e che hanno segnato il suo percorso di crescita; il visitatore si ritrova in mondo di paesag-
gi filtrati attraverso gli occhi del pittore dove la luce è la vera protagonista, passando attraverso

boschi, montagne, animali e il Gran Sasso, a lui molto caro.

La prima sezione, “en plein air”, fa riferimento a una pratica perfezionata attraverso la mediazione di

Filippo Palizzi, di cui sono noti i contatti con la Francia e in particolare con il gruppo di Barbizon,

nella seconda sezione “Resina” sperimenta un verismo, integrale e più radicale del “vero” morelliano,

nella declinazione della Scuola di Resina, che tendeva ad alleggerire la lezione palizziana e a smussar-
ne l’analiticità, il colore diviene sempre più piatto e denso e la costruzione dello spazio è affidata ai

contrasti cromatici. Sotto la luce zenitale del mezzogiorno, i verdi, i gialli, gli aranci e gli azzurri si

accendono, creando uno spazio rigidamente strutturato entro cui agiscono semplici figure di contadi-
ni e lavoranti rese con pochi tratti veloci.

La terza sezione, “la macchia” ripercorre il periodo toscano di Della Monica, Un’opera come Ponte

sull’Arno è caratterizzata da una composizione limpidamente geometrica. Elementi di derivazione

macchiaiola, dal formato allungato e alla linea dell’orizzonte ribassata, sono presenti in diverse opere

di questo periodo, come, ad esempio, Al margine dei prati, elegante cartoncino telato realizzato con

una mostra

con il patrocinio di

Fondazione

marchesa

Carla

de Petris

Città di Teramo

delicato equilibrio compositivo, o Casolari e colline dopo la mietitura e Fienagione, olii orchestrati

sui toni del giallo, in cui la costruzione dello spazio è affidata ai contrasti cromatici di macchie di

colore contrastanti.

La quarta sezione, “Montagne d’Abruzzo”, racchiude il periodo lombardo dove il pittore realizza le

prime austere vedute montane dai cieli intensi e tempestosi, eseguite all’alba e al tramonto con una

tavolozza intrisa di gialli e di viola successivamente ripresa, ampliata e rimeditata al confronto con lo

scenario aspro dell’Appennino abruzzese.

“Idillio pastorale” e “Luoghi d’Abruzzo”sono popolati di pastorelli e contadini, che si fondono armo-
niosamente con il paesaggio, e mostrano l’ incondizionato è l’affetto di Della Monica per la sua terra.

L’ultima sezione della mostra “Animali e fiere”ha come protagonisti dei quadri di Della Monica gli

animali, dopo il rientro a Teramo, diventano protagonisti di scene ispirate al folklore locale, in cui

sono minuziosamente descritte le fiere del bestiame con venditori e acquirenti ritratti sullo sfondo

delle valli e dei monti abruzzesi. Nel più dettagliato La fiera del bestiame l’occhio attento dell’artista

spazia dalle gruppo in primo piano, raccolto intorno alla figura dell’anziano patriarca, fino ai bianchi

armenti sulla destra su cui spiccano i due fanciulli intenti a domare un torello

Della Monica vuole porre l’accento sul rapporto uomo – natura, innovando il modo pittorico in cui

viene rappresentata, che dev’essere svolto nella sua semplicità, senza inutili orpelli, attraverso la luce

che cambia la forma delle cose nel corso del giorno e delle stagioni. Della Monica si preoccupa della

sintesi della luce, la natura muta in base a questa nel corso della giornata, riuscendo a farla diventare

la vera protagonista di ogni quadro. Nella concezione di Della Monica al pittore va il compito di

introiettare l’immagine e di riprodurla sulla tela nella sua totalità.

Trasferitosi giovanissimo a Napoli, l’artista aderirà alla scuola di Resina, chiamata anche Repubblica

dei Portici, fondata nel 1843, in polemica nei confronti di ogni compiacimento edonistico e illustrati-
vo e in favore ad un approfondimento della conoscenza del “vero poetico”. In questo ambito Della

Monica stringe forti contatti con Domenico Morelli, Capocci e Marco De Gregorio.

Intorno al 1860, il pittore incontra il nobile ungherese Sandor Teleki che gli consente di visitare

l’Italia al suo seguito, il lago di Como e Milano, in Lombardia, Roma e Firenze, stringendo una rete

di amicizia che manterrà a lungo e producendo molti paesaggi dal vero e conoscendo tutti i maggiori

rappresentanti dei macchiaioli. Un “Grand Tour” che gli permette di arricchire la sua conoscenza

delle tecniche e dei temi iconografici.

In seguito tornato a Teramo, viene nominato Cavaliere e svolge attività di docente.

Per la mostra è stato realizzato un catalogo edito da Allemandi.

Note biografiche

Gennaro della Monica Teramo (1836 – 1917)

Si trasferì diciassettenne a Napoli, nel 1852, per studiare all’Accademia di Belle Arti (Napoli). Nella

capitale ebbe modo di conoscere Michele Cammarano, Gabriele Smargiassi, i fratelli Filippo e Nicola

Palizzi originari di Vasto. Determinante soprattutto è l'incontro con Domenico Morelli espressamen-
te ricordato da Gennaro nelle sue memorie.

Si trasferì poi a Milano dove entrò in amicizia tra gli altri, con Gerolamo e Domenico Induno.

Dal 1863 fu a Firenze, dove si fermò per alcuni anni e conobbe Vincenzo Cabianca, Giovanni Fattori

e Telemaco Signorini. Qui incontrò la conterranea Giannina Milli, celebre poetessa improvvisatrice

ma soprattutto raffinata intellettuale, animatrice di salotti e circoli culturali, confidente di artisti e

consigliera di politici.

I suoi dipinti furono esposti e ammirati nel capoluogo toscano. Di questo periodo è l'opera Salvator

Rosa tra i briganti acquistato dagli emissari di casa Savoia, per conto del Re Vittorio Emanuele II. Dal 1867 rientrò definitivamente a Teramo dove prese il posto del padre come insegnante nell'Istituto

Tecnico e nella Scuola comunale di disegno. Tra i suoi allievi Carlotta De Colli, Vincenzo Rosati, il

letterato Fedele Romani.
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram