Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna 3087 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
25/06/2019
Un manifesto per l’arte attiva. Al MAXXI, la prima bozza di Art Thinking
25/06/2019
Quattro residenze per il nuovo bando di CURA 2020
25/06/2019
Bill Murray riceverà da Wes Anderson il Premio alla carriera alla Festa del Cinema di Roma
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI ​ Piazza Eremitani 8 Padova 35121

Padova - dal 7 settembre 2014 all'undici gennaio 2015

Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna

Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna

 [Vedi la foto originale]
MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Piazza Eremitani 8 (35121)
+39 049 8204551
padovacultura.it
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

Dai capolavori patavini di Veronese, alla rivisitazione barocca delle sue scenografiche
invenzioni: l’eredità di un grande artista in mostra a Padova.
orario: da martedì a domenica dalle 9:00 alle 19:00; chiuso i lunedì non festivi, Natale, S.Stefano, Capodanno
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Biglietto intero: 10 euro
(*) Biglietto ridotto per chi ha visitato una delle mostre di Verona, Vicenza, Castelfranco e Bassano: 8 euro
Biglietto ridotto speciale per bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni, studenti universitari, gruppi di studenti accompagnati da insegnanti, comitive di almeno 10 persone iscritte ad associazioni con finalità socio culturali, militari di leva: 6 euro
Biglietto ridotto scuole: 5 euro
Ingresso gratuito per portatori di handicap e bambini fino ai 5 anni

(*) Chi
vernissage: 7 settembre 2014. su invito
editore: SKIRA
ufficio stampa: VILLAGGIO GLOBALE
curatori: Giovanna Baldissin Molli, avide Banzato, Elisabetta Gastaldi
autori: Paolo Veronese
genere: arte antica

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

comunicato stampa
Dai capolavori patavini di Veronese, alla rivisitazione barocca delle sue scenografiche
invenzioni: l’eredità di un grande artista in mostra a Padova.

Esposta anche l’“Ascensione di Cristo” dalla Chiesa di San Francesco, oggetto agli inizi del Seicento del furto clamoroso della parte inferiore.
Per la prima volta, torna a Padova la grande porzione trafugata, identificata solo negli anni Sessanta del Novecento in un’opera dell’Arcidiocesi di Olomouc in Boemia.





Il cromatismo limpido e armonioso, gli audaci impianti architettonici, la forza scenografica delle composizioni, perfino l’intensa drammaticità nei soggetti sacri dell’ultimo periodo:
quella di Paolo Veronese è stata una pittura potente e di straordinaria forza comunicativa, capace di influire sulla produzione
artistica di tanti contemporanei e d’intere generazioni d’artisti, ovunque egli sia stato chiamato ad operare.

Fu così anche a Padova, città con la quale Veronese ebbe intensi rapporti a partire dal 1556 - soprattutto grazie all’illuminata committenza dei benedettini – apportando nuova linfa alla
civiltà figurativa locale. Da allora non fu più possibile prescindere dall’esperienza veronesiana che diverrà termine fondamentale di confronto per i nuovi protagonisti della scena locale.

La mostra, promossa per ricordare l’arte del grande maestro dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura-Musei Civici e Biblioteche di Padova – con Mibact-Soprintendenza per i Beni
storici, artistici ed etnoantropologici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, Ministero dell'Interno Fondo Edifici di Culto, Regione del Veneto, la collaborazione della
Fondazione Antonveneta e il sostegno di Fischer Italia, Cassa di Risparmio del Veneto, Gruppo ICAT e SKIRA capofila ATI -
prenderà dunque le mosse proprio dai capolavori di Paolo Veronese conservati a Padova, riuniti per l’occasione nelle sale dei Musei Civici agli Eremitani,
dal 7 settembre 2014 all’11 gennaio 2015, con la sola eccezione dell’inamovibile Pala di Santa Giustina.

Una sorprendente riflessione sul lascito di uno dei maggiori artisti del Cinquecento, che prosegue in un denso excursus tra eredi, emuli e interpreti dello spirito e delle invenzioni
veronesiane nel contesto patavino tra il XVI e il XVII secolo: dal fratello Benedetto Caliari e i figli Carletto e Gabriele – gli Heredes Pauli operosi anche a Santa Gustina –
a Giovanni Battista Zelotti, Dario Varotari, Lodovico Pozzoserrato e Giovanni Battista Bissoni.

In risposta alla pittura d’ispirazione tizianesca del Padovanino, Pietro Damini lavora in termini veronesiani, mentre, con l’avanzare del Seicento, Girolamo Pellegrini – punto d’incontro tra la
tradizione romana cortonesca accolta dal Liberi e quella veneta – il pittore fiammingo Valentin Lèfevre, Giovanni Antonio Fumiani e Sebastiano Ricci individuano l’opera di Veronese
quale elemento fondante per la nascita del Rococò nel Veneto e la sua diffusione su scala europea.

Nell’insieme circa cinquanta dipinti e una quarantina di stampe tratte dai lavori del pittore, per raccontare “Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna”
a cura di Davide Banzato, Giovanna Baldissin Molli ed Elisabetta Gastaldi.

Eccezionale è la presenza nel percorso della mostra dell’Ascensione di Cristo, databile 1575, proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Padova.
Si tratta di un’opera chiave per l’impianto protobarocco, che avrà un notevole seguito negli esiti successivi di Paolo e della bottega
e che fu al centro poco dopo di una singolare vicenda di furti ed esportazioni illecite.

La parte bassa dell’opera - identificata solo negli anni Sessanta del Novecento negli Undici Apostoli dell’Arcidiocesi di Olomouc in Repubblica Ceca -
venne infatti “da un rapace umano dal mezzo in giù tagliata”, secondo la colorita ricostruzione del Ridolfi.
Rubata l’importante porzione di tela, fu affidato a Pietro Damini nel 1625 il compito di reintegrare il dipinto,
essendo egli, allora, il più qualificato interprete dello stile veronesiano.

Dopo quasi 400 anni, la parte trafugata del Veronese tornerà a Padova e potrà essere raffrontata con la parte alta della tela originaria e con l’invenzione di Damini.
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram