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arte contemporanea, collettiva LA GALLERIA NAZIONALE ​ Viale Delle Belle Arti 131 Roma 00196

Roma - dal 30 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015

Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915

Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915
Umberto Boccioni, Idolo moderno, 1911
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LA GALLERIA NAZIONALE
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Viale Delle Belle Arti 131 (00196)
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La mostra si apre con lo spettacolare fregio composto da 15 pannelli di Edoardo Gioia, L'Italia vittoriosa con la Forza e con l'Intelligenza (1911) restaurato per l'occasione. Tra i numerosi prestiti, da collezione privata arrivano Il ritratto di Tolstoj di Giacomo Balla e Il sentimento VI di Ferdinand Hodler, dall'Estorick collection di Londra L'Idolo moderno di Boccioni.
orario: Museo: da martedì a domenica ore 8.30 - 19.30; lunedì chiuso
Mostre temporanee: da martedì a domenica ore 10.30 - 19.30
(l'ingresso è consentito fino a 45 minuti prima della chiusura)
#Venerdìalmuseo: il venerdì la Galleria sarà aperta dalle 20:00 alle 22:00
(l'ingresso è consentito fino alle 21:15)
Chiusura festiva: 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Integrato Galleria/Esposizioni temporanee:
intero: € 8,00
ridotto: € 4,00
vernissage: 30 ottobre 2014. su invito
editore: ELECTA
curatori: Stefania Frezzotti
genere: arte moderna e contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La mostra approfondisce un momento di particolare fervore innovativo nella cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un periodo breve, ideologicamente segnato da contrasti politici e sociali, durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e di avanguardia.
Mentre l'Ottocento, il ‘secolo lungo', moriva, e con esso la mitologia positiva della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in aperto conflitto con il consolidato sistema ufficiali e delle esposizioni, contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano la partecipazione, rivendicando autonomia di ricerca e libertà di espressione.
Come era già avvenuto a Berlino, Monaco e Vienna e in altri centri europei, gruppi di artisti italiani giovani e meno giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia.
La mostra prende l'avvio dal 1905, anno in cui Severini e Boccioni organizzarono nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma una Mostra dei Rifiutati che costituì un primo germe di opposizione.
Le esigenze di rinnovamento e di apertura internazionale si polarizzano fra il 1908 e il 1914 a Venezia e a Roma, nelle manifestazioni di Ca' Pesaro e della Secessione Romana, mentre la dirompente novità dei Futuristi, trova una nuova sede espositiva, sempre a Roma, nella Galleria Sprovieri.
Ca' Pesaro e Secessione Romana rappresentano quindi i poli di un'avanguardia ‘moderata', contrapposta, non senza contraddizioni, all'avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera rivoluzionaria sul linguaggio artistico e sulla realtà sociale e politica.
La mostra si chiude quindi sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All'entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra, si contrappone la poetica del silenzio e dell'assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico.
 
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