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arte contemporanea, collettiva VILLA BARDINI ​ Costa San Giorgio 2 Firenze 50125

Firenze - dal 14 novembre 2014 al 15 febbraio 2015

Volti dell’Ermetismo. Venturino a Villa Bardini e all’Archivio Bonsanti

Volti dell’Ermetismo. Venturino a Villa Bardini e all’Archivio Bonsanti
Ritratto di Mario Luzi, Museo Venturino Venturi
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VILLA BARDINI
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Costa San Giorgio 2 (50125)
+39 05520066206 , +39 05520066236 (fax)
info@bardinipeyron.it
www.bardinipeyron.it
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Attraverso l’esposizione di ottanta opere di Venturino Venturi, in particolare dei ritratti dei protagonisti della grande stagione poetica dell’Ermetismo, la mostra darà conto della singolare osmosi che si venne a creare tra poesia e arte visiva
orario: martedì - domenica 10.00 - 19.00, chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero € 8.00; ridottI € 6.00 e € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori)
vernissage: 14 novembre 2014.
catalogo: in galleria. Testi di Lucia Fiaschi, Susanna Ragionieri, Giovanna Giusti, Nicoletta Mainardi, Franco Zabagli
editore: POLISTAMPA
ufficio stampa: AMBRA NEPI
curatori: lucia fiaschi
autori: Venturino Venturi
note: In mostra anche presso l'Archivio Bonsanti - Palazzo Corsini Suarez, via Maggio, 42 Firenze: ingresso gratuito. Lunedì, martedì e venerdì 9.00 - 13.00; mercoledì e giovedì 9.00 - 17.30
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
In occasione dei cento anni dalla nascita dei poeti Mario Luzi, Piero Bigongiari e Alessandro Parronchi, la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e il Gabinetto Vieusseux presentano la mostra “Volti dell’Ermetismo. Venturino a Villa Bardini e all’Archivio Bonsanti”. Attraverso l’esposizione di ottanta opere di Venturino Venturi, in particolare dei ritratti dei protagonisti della grande stagione poetica dell’Ermetismo, la mostra darà conto della singolare osmosi che si venne a creare tra poesia e arte visiva. Curata da Lucia Fiaschi, l’esposizione avrà la sede principale a Villa Bardini, dove saranno presentati i ritratti dei protagonisti di quella stagione culturale e, per la prima volta, trenta oli su carta della serie degli astratti degli anni Sessanta. Completa l’esposizione un prezioso pendant all’Archivio Bonsanti del Gabinetto Viesseux con una selezione sempre di ritratti, astratti degli anni Quaranta e Cinquanta, album, monotipi e matrici. Tutte le opere in mostra testimoniano la centralità della figura di Venturino nella rete culturale degli scrittori e dei poeti attivi a Firenze nella stagione ermetica. Con alcuni di essi Venturino percorrerà insieme lunghi tratti di vita, come con Parronchi - che non lo abbandonerà nemmeno negli anni bui del ricovero nell’ospedale psichiatrico - o Mario Luzi che scriverà: “Con Venturino e più ancora con il pensiero di lui sono stato per tutta o quasi la vita”. Le opere provengono da collezioni pubbliche: Galleria degli Uffizi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti e Museo Venturino Venturi, e da collezioni private tra cui l’Archivio Venturino Venturi e la raccolta dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Venturino (1918 - 2002) si accosta al ritratto nel 1938, quando, ancora studente d’arte a Firenze, realizza la sua prima prova con il Ritratto di Ottone Rosai. Seguirà questa strada per tutta la vita, anche se pochissimi ritratti saranno consegnati ai modelli: quasi tutti rimarranno nello studio a testimonianza di legami inscindibili, oltre ogni considerazione estetica, psicologica e di opportunità. Per prima verrà la stagione dei ritratti intimi dei familiari e degli amici, poi a partire dal 1953, in contemporanea con l’impresa di Collodi, sarà la volta delle effigi di coloro che gli furono sodali sul piano delle consonanze intellettuali: Mario Luzi, Alessandro Parronchi, Giovanni Michelucci, Vittoria Guerrini (alias Cristina Campo), Mario Bergomi e Vito Taverna. Scriverà Michelucci: “Io ripenso al ritratto che Venturino mi fece proprio negli anni di Collodi. Quello è la forma che vive, quello sono io non c’è dubbio, io leggo attraverso quella scultura il rapporto che Venturino aveva stabilito con me, un rapporto affettuoso volto alla ricerca di elementi che danno un senso alla vita”. Nel 1953, Venturino vince, in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco, il concorso per un Monumento a Pinocchio a Collodi. Il progetto originale rimarrà incompleto. La stampa e autorevoli voci scenderanno in campo per convincere la giuria a far terminare l’opera, tra queste quella di Alessandro Parronchi che scriverà: “…Il progetto dello scultore prevedeva una piazzetta contornata da un muro a mosaico raffigurante i vari personaggi del libro del Collodi, con al centro Pinocchio in carne ed ossa, cioè in scultura, la giuria ha “consigliato” - cioè “ordinato” - di togliere il Pinocchio centrale, (perché forse quella immagine la sgomentava?) e di lasciare la piazzetta vuota. Come sarebbe prender la chiara e buttare il torlo”. La volontà ferrea e l’impegno disperato condurrano Venturino a portare a termine la parte dell’opera dei mosaici, ma subito dopo cederà alla fatica e alla delusione e sarà ricoverato a San Salvi. Il 1960 segna il ritorno di Venturino sulla scena dell’arte, festeggiato con due importanti mostre: una alla Strozzina a Firenze e l’altra all’Università di Pisa, quest’ultima a cura di Ragghianti. A partire dal quel momento e fino alla fine degli anni Sessanta, Venturino darà vita alla terza sequenza dei ritratti, quelli di Romano Bilenchi, Piero Bigongiari, Leone Traverso, Vasco Pratolini e Giuseppe Ungaretti. Diversi per materia, cemento, macigno, marmo verde di Prato, marmo bianco di Carrara, pietra savonniére del Lussemburgo, legno, ma tutti egualmente assoluti, liberi ciascuno dalla soggezione al modello, concepiti con slancio e impeto eccezionali.
“Necessario contrappunto alla stagione dei ritratti mi è sembrata la straordinaria serie degli astratti, ora esposti a Villa Bardini”, scrive Lucia Fiaschi, “tutti realizzati in un breve lasso di tempo che va dal 1962 al 1967, e su una medesima risma di carta. Questi straordinari trenta fogli sono percorsi dal graffio ottenuto disegnando dal retro con impressione su lastra di compensato, in precedenza inchiostrata ad olio, alla sorgente prima dell’ispirazione di Venturino”. In appendice al percorso dedicato a Venturino Venturi, l’Archivio Bonsanti esporrà anche nove ritratti di Mario Luzi eseguiti da Mario Francesconi e da lui donati al Gabinetto Vieusseux. I due artisti furono legati da un’intensa amicizia come dimostra il ritratto, anch’esso in mostra, di Venturino a Francesconi.
 
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