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arte contemporanea, collettiva LAC LUGANO ARTE CULTURA ​ Piazza Bernardino Luini 6 Lugano 6900

Lugano - dal 26 febbraio all'otto maggio 2016

Aleksandr Rodcenko

Aleksandr Rodcenko
Rodchenko, Lily Brik, 1924
 [Vedi la foto originale]
LAC LUGANO ARTE CULTURA
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Piazza Bernardino Luini 6 (6900)
+41 (0)58 866 4200 , +41 (0)58 866 4222
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Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, fotomontaggi, collage, stampe offset e costruzioni spaziali, il Museo d’arte della Svizzera italiana documenta con la mostra Aleksandr Rodčenko, in programma dal 28 febbraio all’8 maggio 2016 nella sede del LAC a Lugano, la carriera di uno dei più noti esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più influenti del ventesimo secolo
orario: Martedì, mercoledì e domenica: 10:30 – 18:00 Giovedì, venerdì e sabato: 10:30 – 20:00 Chiuso lunedì. Apertura straordinaria: lunedì 28 marzo 2016, 10:30 – 18:00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: chf 15.- Ridotto AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni: chf 10.- Ingresso gratuito <16 anni, la prima domenica del mese. Biglietto combinato con Palazzo Reali: Intero: chf 18.- Ridotto AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni: chf 12.- L’acquisto del biglietto dà diritto anche all’ingresso all’esposizione “Markus Raetz” e alla collezione permanente “Nuove consonanze. Opere dalle collezioni del museo”
vernissage: 26 febbraio 2016. h 18.30
catalogo: in galleria.
editore: SKIRA
ufficio stampa: STUDIO BATTAGE
curatori: Olga Sviblova
autori: Aleksandr Rodcenko
note: Conferenza stampa: venerdì 26 febbraio 2016, ore 11:00
genere: fotografia, arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, fotomontaggi, collage, stampe offset e

costruzioni spaziali, il Museo d’arte della Svizzera italiana documenta con la mostra

Aleksandr Rodčenko, in programma dal 28 febbraio all’8 maggio 2016 nella sede del LAC a

Lugano, la carriera di uno dei più noti esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più

influenti del ventesimo secolo.

Le opere in mostra sono state selezionate da Olga Sviblova, fra le massime esperte di fotografia e

d’arte delle avanguardie sovietiche, direttrice del Multimedia Art Museum di Mosca (già Moscow

House of Photography) e curatrice del Padiglione Russo alla Biennale di Venezia del 2009.

L'avanguardia russa ha rappresentato un fenomeno unico nel Novecento. La sorprendente energia

creativa espressa dai suoi esponenti alimenta ancora oggi i movimenti artistici contemporanei,

trovando riflesso anche nelle più recenti forme di grafica e design. Aleksandr Rodčenko (1891-

1956) è stato uno dei principali generatori di idee di quella stagione straordinaria e ne ha incarnato

lo spirito. Pittura, design, teatro, cinema, tipografia, fotografia, sono i campi a cui l’artista applicò il

proprio talento, trasformandoli radicalmente e aprendoli a nuovi percorsi di sviluppo. I primi anni

Venti, in particolare, rappresentarono “un’età intermedia” in cui, anche se per breve tempo,

sperimentazione artistica e sociale coincisero. Il carattere interdisciplinare dell’opera di Rodčenko è

documentato in mostra dalle collaborazioni con altri artisti, letterati, intellettuali – come l’amico poeta

Vladimir Majakovskij, i registi Sergej Ejzenstein, Dziga Vertov, gli scrittori Osip Brik e Sergej Tret’jakov

– ma anche dalle illustrazioni per libri, riviste, manifesti pubblicitari e di propaganda.

La grafica e il fotomontaggio

Rodčenko guardò alle avanguardie dell’epoca e da esse attinse i principi per l’elaborazione di

un’estetica del tutto nuova. I fotomontaggi e i manifesti da lui creati fanno tesoro delle forme

dinamiche del futurismo, della semplificazione formale neoplastica e suprematista, dell’inventiva dei

fotomontaggi dadaisti. Questi spunti concorrono a immagini in cui i principi delle diverse correnti

artistiche permettono di ottenere la massima efficacia comunicativa. Le immagini pubblicitarie o di

propaganda ideate dall’artista stupiscono ancora oggi e le forme espressive da lui sperimentate

rimangono tuttora di grande attualità.

La fotografia

Proprio l’interesse per il fotomontaggio condusse Rodčenko, nel 1924, alla fotografia e, più

precisamente, a un’idea di fotografia del tutto nuova: non sostenuta dal desiderio di documentare la

realtà in modo distaccato, ma tesa a sottolinearne il carattere emotivo, dinamico, vitale. Il ruolo del

fotografo e della macchina fotografica venivano in tal modo radicalmente ripensati.

Il nuovo approccio sperimentato dall’artista si diffuse rapidamente e venne ripreso non solo dagli

allievi e dai colleghi che ne condividevano gli obiettivi, ma persino da avversari politici ed estetici. Il

“metodo Rodčenko” è caratterizzato dalla composizione diagonale, da scorci e punti di ripresa insoliti,

dal basso verso l’alto e viceversa, dall’ingrandimento di dettagli che mettono in luce aspetti della

realtà industriale: dalla produzione in serie alle nuove forme create dalla tecnologia.

Nell’esposizione di Lugano la nuova visione fotografica di Rodčenko trova espressione nelle serie

dedicate alla città di Mosca del primo ventennio del Novecento, all’architettura, alle attività ginniche e

parate sportive, ai prodotti dell’industria e al lavoro, ma anche dalle fotografie di stampo giornalistico

che negli anni Trenta celebrano le imprese del regime stalinista.

Nelle immagini della capitale sovietica si manifesta il desiderio di sottolineare la modernità e vitalità

della città all’indomani della Rivoluzione d’ottobre; le fotografie dedicate a ginnasti e alle parate

raffigurano gli uomini e le donne che incarnano lo spirito dei nuovi tempi. Nei loro gesti atletici, nella

sincronia dei movimenti si manifestano spirito dinamico e una nuova coesione sociale. I prodotti

dell’industria sono rappresentati così da esaltarne l’uniformità e la serialità apparentemente infinita,

espressione di una nuova epoca tecnologica e di nuove prospettive di benessere.

Negli scatti dedicati alla costruzione del canale tra il Mar Baltico e il Mar Bianco, benché realizzati

con l’intento di celebrare una grande impresa ingegneristica (essi erano destinati infatti alla

pubblicazione internazionale “URSS in costruzione”), traspare l’aspetto sinistro di un’impresa che si

rivelerà tanto inutile quanto costosa in termini umani.

L’opera fotografica dell’artista non si esaurisce quindi in espedienti formali. Uno spirito romantico e

utopico detta le sue scelte estetiche. L’artista manifesta la propria fiducia nella possibilità di una

trasfigurazione positiva del genere umano e del mondo. Le serie fotografiche realizzate negli anni

Venti possono essere lette come illustrazioni di una realtà e di una vita che i principi del

costruttivismo avevano contribuito a rivoluzionare.

Costruzioni spaziali

Completano il percorso espositivo tre Costruzioni spaziali: sculture aeree ideate fra 1920 e 1921, fra

le prime espressioni dell’estetica costruttivista. Si tratta di oggetti ottenuti attraverso l’applicazione di

un principio compositivo essenziale; ogni scutura si compone di sagome geometriche, ovali, esagoni,

quadrati, progressivamente più piccoli, ritagliate da uno stesso foglio di metallo o di compensato. Tali

opere mettono in luce un ulteriore aspetto della creatività di Rodčenko e riflettono il desiderio di

applicare anche all’arte l’essenzialità e la ripetitività dei principi alla base della produzione industriale.

Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo (ed. Skira) comprendente circa 250 immagini, i testi della

curatrice Olga Sviblova, di Varvara Rodčenko, figlia dell’artista, del nipote Alexander Lavrentiev, e da

uno scritto dello stesso Rodčenko.

Biografia

Alexandr Mikhailovich Rodčenko nasce nel 1891 a San Pietroburgo da una famiglia modesta.

Dal 1910 al 1914 frequenta la scuola d’arte di Kazan, dove la famiglia si è trasferita dopo la morte

del padre. Lì conosce Varvara Stepanova, sua futura moglie ed esponente dell’avanguardia.

Nel 1915 si cimenta nei primi disegni astratti, influenzati dal Suprematismo di Kazimir Malevich.

Nello stesso anno si trasferisce a Mosca e prosegue gli studi presso la Scuola imperiale di arte

industriale Stroganov.

Nel 1917 è fra i fondatori dell’Unione degli artisti e pittori e segretario della Federazione della

Sinistra. Dal 1918 al 1922 espone nelle più importanti mostre dell’avanguardia sovietica e

contribuisce all’elaborazione dei principi del Costruttivismo, movimento che propugna l’applicazione in

ambito artistico dei principi di costruttivi e logici propri della produzione in ambito tecnico.

Dal 1920 è nominato professore alla facoltà di pittura generale delle scuole-laboratorio d’arte

superiori di Stato.

Dal 1923 lavora come grafico e introduce il fotomontaggio nell’illustrazione di libri, riviste, nei

manifesti pubblicitari e di propaganda. Dal 1924 inizia a dedicarsi alla fotografia. Fra la fine degli anni

Venti e l’inizio degli anni Trenta – mentre la sua opera pittorica viene marginalizzata con l’affermarsi

del realismo socialista – lavora come fotoreporter per numerosi giornali e riviste. È inoltre attivo come

scenografo in ambito teatrale e cinematografico.

Muore a Mosca nel 1956.
 
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