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arte contemporanea, collettiva THE URBAN BOX ​ Via Piave 99 Pescara 65122

Pescara - dal 23 aprile al 23 maggio 2016

Alessandro D'Aquila - In principio era il verbo, e oggi ? Loghi Comuni

Alessandro D'Aquila - In principio era il verbo, e oggi ? Loghi Comuni

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THE URBAN BOX
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Via Piave 99 (65122)
www.theurbanbox.it
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Nel pieno consumismo di questo periodo storico i “Loghi” hanno iniziato a rappresentare molto più che l’immagine di un’azienda o di un prodotto ma uno stile di vita di uno status symbol che in alcuni casi è sfociato nel far assurgere questi simboli a vere e proprie dottrine del consumo.
orario: da lunedì a sabato ore 10.30-13 e 16.30-20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 23 aprile 2016. ore 18.00
curatori: Lorenzo Marone
autori: Alessandro D'Aquila
genere: arte contemporanea, personale, disegno e grafica

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comunicato stampa
Dopo il grande successo dell’inaugurazione del nuovo spazio di The Urban Box con l’illustratore spagnolo Joan Cornellà, per questo secondo appuntamento la galleria è onorata di ospitare Alessandro D'Aquila, artista chietino tra i più promettenti del panorama italiano.

La mostra intitolata : “ In principio era il verbo, e oggi ? Loghi Comuni “ secondo il prologo contenuto all’interno del Vangelo secondo Giovanni :

« In principio era il verbo (Logos) e il verbo era presso Dio e Dio era il verbo»

quindi Logos inteso come rappresentazione di Dio e secondo i teologi calcedoniani incarnazione di Cristo e dell’intera trinità. L’equazione che si presenta è Logos come verbo e verbo come Dio, da qui parte la base concettuale della mostra alla quale però l’artista aggiunge un’ulteriore incognita, cioè la società moderna ed il consumismo, azzerando il divario temporale e portando sullo stesso piano le riflessioni bibliche con la filosofia occidentale contemporanea, concretizzando un parallelismo meno lontano da quello che si possa pensare tra Dio e marchi commerciali.
Nel pieno consumismo di questo periodo storico i “Loghi” hanno iniziato a rappresentare molto più che l’immagine di un’azienda o di un prodotto ma uno stile di vita di uno status symbol che in alcuni casi è sfociato nel far assurgere questi simboli a vere e proprie dottrine del consumo e dell’apparire sostituendo il senso di spiritualità insito nell’animo umano con il senso di appartenenza ad una categoria sociale, così come succede per la religiosità anche in questi casi è il senso di sicurezza che viene ricercato tramite la sostituzione degli idoli con dei posticci artefatti umani per garantire un’appartenenza ad un gruppo, proprio come avviene per l’appartenenza ad una religione.
L’artista attraverso questo complesso bilanciamento di forze in campo squassa la memoria visiva dello spettatore appunto andando a perturbare il “certo” ed il “sicuro” trasmesso da questi Dei della società odierna , attraverso l’uso del linguaggio braille, non come aiuto per la comprensione a chi non può vedere ma come sottrazione visiva, come destabilizzazione figurativa.
 
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