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arte contemporanea, collettiva USOMAGAZZINO PER ALTRE ARCHITETTURE ​ Via Silvio Spaventa 10/4 Pescara 65126

Pescara - dal 29 aprile al 14 maggio 2016

Transizioni. Di casa in casa

Transizioni. Di casa in casa
Concetto Pozzati / studio / 1963 / olio su tela 60x55 cm
 [Vedi la foto originale]
USOMAGAZZINO PER ALTRE ARCHITETTURE
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di casa in casa distanziamenti come memoria attraversano il tempo. usomagazzino estrapola dalla collezione di casa Rosato alcuni lavori di autori, abruzzesi e non, tra i più significativi del novecento che ricercano tensioni tra colore e forma, concetto e materia
orario: da martedì a sabato ore 18.00-20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 29 aprile 2016. h 19.00
curatori: Lucio Rosato
autori: Giovanni Pittoni, Pietro Cascella, luciano di bernardo, Antonio Di Tommaso, Francesco Paolo Michetti, Concetto Pozzati, Lucio Rosato, Emilio Sobrero, Federico Spoltore
genere: arte moderna e contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
usomagazzino per altre architetture continua a non chiudere lo sguardo alla memoria estrapolando dalla collezione di casa Rosato alcuni lavori di autori, abruzzesi e non, tra i più significativi del novecento che ricercano tensioni tra colore e forma intrecciando concettualità e materia

di casa in casa / distanziamenti / come memoria / attraversano il tempo

di casa in casa, perché questi lavori hanno accompagnato gli spostamenti della famiglia Rosato tra la residenza di Pescara e la casa in corso Roma a Lanciano (quella casa documentata dalle foto di Iacopo Pasqui nel piccolo libro le stanze di Tonia edito da Libria nel 2012 in occasione di quelli che sarebbero stati gli 80 anni di Tonia Giansante) donando alle stanze la loro materica poesia e assorbendo da esse la luce, il calore, l’atmosfera dei giorni

il percorso espositivo è modulato e risolto in avvicinamenti e distanze, e se i due studi di Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria 1851 - Francavilla al mare 1929) si accostano fino a spegnere nel contatto il contrasto tra la purezza dell’acqua di un'ansa di fiume e il dramma degli uomini che si sospingono in un bozzetto per la processione degli storpi, il lavoro di Luciano Di Bernardo (Penne 1940 – vive e lavora a Bologna) collocato all’estremo della parete costringe le sue figure oniriche a dialogare a distanza con le sagome brune di un bozzetto per la predicazione di San Pietro del 1924 di Emilio Sobrero (Torino 1890 – Roma 1964) che conclude il fuoco della sua costruzione prospettica nello spazio lasciato bianco tra i due lavori sulla parete di usomagazzino

ecco che l'ape, un piccolo ma definito e raffinato bronzo di Pietro Cascella (Pescara 1921 – Pietrasanta 2008) del 1976, provvisoriamente poggiata, è pronta per prendere il volo e di fiore in fiore toccare e pungere e pungersi nella terracotta acuminata irradiante vitalità di Antonio Di Tommaso (Frisa 1945 – vive e lavora a Firenze), per poi immergersi e perdersi e rigenerarsi insieme ai colori materici in diluizioni trascendentali, una felice e rasserenante tela dove Federico Spoltore (Lanciano 1902 -1988) cerca di superare i limiti dell'esperienza sensibile

lo spazio si dilata nell'orizzonte di mare che definisce la scena nella stanza degli amanti con uno studio di Concetto Pozzati (Vò di Padova 1935) del 1963, certamente il più significativo e fecondo periodo della sua attività, per concludersi al fine con una natura morta, tra le ultime ma sempre misurate, di Giovanni Pittoni (Catignano 1905 – Giulianova 1986)

non solo un viaggio nella memoria quello che Lúcio Rosato propone accostando a questo prezioso patrimonio di vissuto domestico due suoi lavori di altra architettura, ma anche la costruzione di una possibilità altra in discontinuità continua: sul tavolo della riflessione (un lavoro del 2011 composto da una coppia di tavoli uguali segnati l’uno da un foro, frammento di assenza, e l’altro come da una presenza che ricalca in positivo la geometria e la misura di quel vuoto relazionando il riflesso in una possibile compenetrazione) sono poggiate, come un reliquiario, otto piccole case in pietra nera di Tunisi, un marmo grigio che se lucidato diventa nero, come a testimoniare la definizione di un racconto che potrà riprendere di casa in casa in altre case sotto altri sguardi
 
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