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arte contemporanea, collettiva TRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE ​ Viale Emilio Alemagna 6 Milano 20121

Milano - dal 21 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017

Antonio Marras - Nulla dies sine linea

Antonio Marras - Nulla dies sine linea

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TRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE
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Viale Emilio Alemagna 6 (20121)
+39 02724341 , +39 0289010693 (fax), +39 0272434208
info@triennale.it
www.triennale.it
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Per la mostra della Triennale Antonio Marras, insieme a una serie di installazioni edite e inedite, ha rielaborato più di cinquecento disegni e dipinti, realizzati nel corso degli anni, montandoli su vecchie cornici su cui è intervenuto intessendoli con le più disparate stoffe e appendendoli lungo le pareti della Curva della Triennale, testimoni e al tempo stesso narratori della vita raccontata nelle “stanze”, installazioni con finestre, porte, pertugi, abitate da vecchi abiti (nessuno disegnato da lui) e oggetti di varia natura e foggia
orario: da martedì a domenica, 10.30 - 20.30.
Lunedì chiuso. La biglietteria chiude alle 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: 8 euro
vernissage: 21 ottobre 2016. su invito
catalogo: in galleria.
editore: SKIRA
ufficio stampa: MARIA BONMASSAR
curatori: Francesca Alfano Miglietti
autori: Antonio Marras
genere: design, arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Triennale Design Museum presenta dal 22 ottore 2016 al 21 gennaio

2017 Antonio Marras: Nulla dies sine linea, una mostra antologica di

opere d’arte, realizzate negli ultimi vent’anni, che racconta il percorso

visivo di Antonio Marras.

Il titolo della mostra è la famosa frase di Plinio il Vecchio riferita al pittore

Apelle che che “non lasciava passar giorno senza tratteggiare col

pennello qualche linea”, suggerisce come lo stesso ha sempre affiancato

alla sua attività di stilista quella di artista.

Curata da Francesca Alfano Miglietti, l’esposizione vuole essere come

lei stessa dichiara: “un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo

suggestivo e provocatorio, (suggestivo perché provocatorio), a volte

assoluto, a tratti spregiudicato”.

Antonio Marras, conosciuto come “il più intellettuale degli stilisti italiani”, è

noto soprattutto per le sue contaminazioni tra i mondi che compongono

l’universo creativo: dal cinema alla poesia, dalla storia all’arte visiva. E

proprio quest’ultima è la protagonista della mostra. Più volte Marras ha

partecipato ad esposizioni e ha lui stesso organizzato mostre ed eventi.

Vincitore del Premio Francesca Alinovi, protagonista di una delle ultime

Biennali di Venezia, Marras si colloca al centro di un universo poetico

teso fra linguaggi diversi, sospeso tra sconfinamenti da una materia

all’altra, da una tecnica all’altra, da un’espressività all’altra.

Scrive nel suo testo Francesca Alfano Miglietti: “Per Marras tutto diventa

materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani, gli

orizzonti, il mare, la storia, gli stracci, i rapporti, le relazioni. Tutti gli ambiti

che ha avvicinato, o da cui è avvicinato, divengono materiali da usare al

pari del collage, della fotografia, dell’objet trouvèe, della pittura, della

scultura, dell’installazione… Materiali con cui ha un rapporto fisico, uno

scontro corpo a corpo, con cui conduce quello scontro capace di far

nascere un incontro. Un incontro unico e personale. (…) tutto il suo

lavoro ha a che fare con la luce… nonostante le ombre e le penombre…

una qualità di luce capace di intrecciare una sterminata curiosità

intellettuale e una rara potenza creativa”.

Per la mostra della Triennale Antonio Marras, insieme a una serie di

installazioni edite e inedite, ha rielaborato più di cinquecento disegni e

dipinti, realizzati nel corso degli anni, montandoli su vecchie cornici su cui

è intervenuto intessendoli con le più disparate stoffe e appendendoli

lungo le pareti della Curva della Triennale, testimoni e al tempo stesso

narratori della vita raccontata nelle “stanze”, installazioni con finestre,

porte, pertugi, abitate da vecchi abiti (nessuno disegnato da lui) e oggetti

di varia natura e foggia.

In un allestimento fluido, esso stesso un’opera d’arte, che si estende per

più di 1.200 metri quadrati, sono esposti anche gli incontri e le relazioni

di Marras, come quello con Maria Lai e Carol Rama, due figure che

hanno per prime sollecitato Marras a esporre opere tenute segrete.

A concludere il viaggio il racconto di una vita da nomade. Centinaia,

migliaia di disegni, schizzi, frammenti che Marras ha realizzato negli anni

durante i suoi innumerevoli viaggi: memorie di sguardi, mappe, voci,

silenzi, pensieri, mondi. Quaderni, album, diari riempiti di colori a

testimoniare una creatività infinita e mai sedata.

L’esposizione racconta il mondo visionario di Antonio Marras, un

attraversamento dei segni emozionali e intellettuali che segnano tappe

importanti nella sua vita. Mondo che sarà illustrato anche in un catalogo

(due edizioni: italiano e inglese), edito da SKIRA, con un testo critico di

Francesca Alfano Miglietti e testimonianze di poeti, musicisti, scrittori,

artisti, intellettuali, giornalisti, proprio ad evidenziare quanto le relazioni

sono per Marras elementi poetici e parte del suo percorso solitario.
 
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