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arte contemporanea, collettiva CARTEC - CAVA ARTE CONTEMPORANEA ​ Viale vittime dei bombardamenti del 1943 Cagliari 09125

Cagliari - dal 21 marzo al 14 maggio 2017

Thierry Konarzewski - Enosim. Il posto delle anime

Thierry Konarzewski - Enosim. Il posto delle anime

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CARTEC - CAVA ARTE CONTEMPORANEA
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Viale Vittime Dei Bombardamenti Del 1943 (09125)
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I rifiuti approdati sulle coste dell’Isola di San Pietro in Sardegna si animano di volti misteriosi negli scatti emozionanti del fotografo francese nato in Africa.
vernissage: 21 marzo 2017. ore 11
curatori: Raffaella Venturi
autori: Thierry Konarzewski
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
I rifiuti approdati sulle coste dell’Isola di San Pietro in Sardegna si animano di volti misteriosi
negli scatti emozionanti del fotografo francese nato in Africa.


La mostra fotografica che si terrà dal 22 marzo al 14 maggio 2017 alla Cartec - Cava Arte Contemporanea,
suggestivo e antico spazio scavato nelle rocce di tufo,
attiguo alla Galleria Comunale di Cagliari e annesso ai Musei Civici, diretti da Anna Maria Montaldo, ha per oggetto i rifiuti.

Argomento nevralgico, quindi anche molto frequentato dall’arte contemporanea, ma affrontato dal fotografo in questione,
il francese Thierry Konarzewski, con un approccio del tutto singolare,
attraverso una ricerca che si distingue dalla moltitudine di variazioni sul tema rifiuti e ambiente tout court.

“Enosim” - dal nome che i Fenici diedero all’Isola di San Pietro in Sardegna - è una mappatura di inquietanti presenze, volti
che il fotografo trova e ritrae nella morfologia di plastiche consumate, mutilate e rotte;
di bidoni, fustini, taniche, bottiglie arrivate dal mare nelle cale di Carloforte più esposte a venti e correnti.
Sono zone frequentate con assiduità da Konarzewski alla ricerca di seducenti sguardi sottotraccia,
in rapporto dialettico, oltre che formale, con la morte delle cose.

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LA MOSTRA

La mostra, curata da Raffaella Venturi, è una galleria di 27 ritratti in grandi dimensioni (cm.150 x 100) che non possono lasciare indifferenti, per forza espressiva ed evocativa.
“Entità erranti”, le definisce il fotografo, che solo il suo sguardo, da moderno sciamano,
sa riconoscere e alle quali dona un’anima e una forma di bellezza,
“una bellezza pericolosa, perché ci sopravvivranno”, come coscienza cattiva di una civiltà.
“E’ dunque la visione il punto” scrive Venturi.

I volti che Konarzewski trova e ritrae sono a volte piccole plastiche, resti di polistirolo che stanno in una mano.
È una mutazione anche di dimensioni, quella che sceglie il fotografo,
che non lavora in postproduzione se non, appunto, per ingrandire.
Perché si vedano meglio quei fantasmi,
quelle anime che fuoriescono da oggetti di cui l’uomo si è voluto liberare in spregio alla natura.
“Vedere nel piccolo il grande, nella perdita della forma una nuova forma, nella fine della storia una nuova storia.
E aspettare, soprattutto, che sia la luce a rivelare.
La luce come epifania, come ultimo baluardo di vita, per questi scarti di umanità”.

Presentata all’Espace Fondation EDF di Parigi nel 2015 e a luglio 2016 a Carloforte,
con una selezione di dieci ritratti esposti sul molo turistico Marinatour,
“Enosim” verte su un tema oltremodo attuale che, grazie alla poetica di questo artista,
diventa un monito, un’edificante lezione:
quella del rispetto per l’ambiente e della ricaduta su di esso dei nostri gesti, anche i più banali.

La proposta di questa mostra, da parte del Comune di Cagliari con
l’Assessore alla Cultura Paolo Frau e dei Musei Civici di Cagliari, offre inoltre un’occasione per ripensare un territorio
– quello della Sardegna –
attraverso uno sguardo esterno che scardina completamente tutti i luoghi comuni e gli stereotipi di rappresentazione paesaggistico-antropologica e ridisegna un paesaggio differente,
un’antropologia oggettuale che ha il merito di colpire l’osservatore, di farsi guardare suscitando stupore:
lo stupore della cosa nota che appare completamente trasmutata nella sua più consueta forma e diventa un dispositivo molto più potente, pregno di significati.
Il flacone di detersivo che usiamo e buttiamo, ci ritorna come fantastica apparizione dopo aver attraversato i mari ed essere divenuto, in questo suo errare, parte di un mondo animistico rivelato dallo sguardo di Konarzewski,
che ha assorbito le suggestioni spirituali del villaggio del Benin in cui è nato.

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Nato in Africa il 5 aprile 1960, Thierry Konarzewski trascorre il suo tempo tra Francia e Italia.
Direttore artistico di agenzie pubblicitarie, scultore e fotografo, dal 2005 lavora sui temi del caos e del mutamento attraverso lavori fotografici incentrati su relitti e zavorre, intesi come metafora dell’anima umana, della nostra relazione con il corpo, della morte e del sacro.
 
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