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arte contemporanea, collettiva GALLERIA ARIANNA SARTORI ​ Via Cappello 17 Mantova 46100

Mantova - dal 2 al 14 settembre 2017

Massimo Ferri - Dialoghi. Acquerelli e sculture

Massimo Ferri - Dialoghi. Acquerelli e sculture
acquerello
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GALLERIA ARIANNA SARTORI
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Via Cappello 17 (46100)
+39 0376324260 , +39 0376324260 (fax)
info@ariannasartori.191.it
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Alla Galleria Arianna Sartori di Mantova l'importante mostra personale dell'artista mantovano Massimo Ferri “Dialoghi” che mira a mettere in evidenza la produzione artistica di acquerelli e sculture.
orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30.
Domenica 10 settembre 15.30-19.00. Chiuso festivi.

(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 2 settembre 2017. ore 18.00
catalogo: in galleria. Ed. Mondadori
curatori: Arianna Sartori
autori: Massimo Ferri
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Alla Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, si inaugura, Sabato 2 Settembre alle ore 18, l'importante mostra personale dell'artista mantovano Massimo Ferri “Dialoghi” che mira a mettere in evidenza la produzione artistica di acquerelli e sculture.
L’evento sarà introdotto dalla presentazione di Beatrice Bianca Bertoli; lo stesso giorno Daniela Mutti presenterà il libro “Omaggio a Mantova. Massimo Ferri, poesie e opere”, edito da Mondadori. L’esposizione è un omaggio d’eccellenza alla rappresentazione della Città di Mantova attraverso opere ad acquerello, un viaggio silenzioso e di grande riflessione della pittura ad acqua.
Sabato 9 settembre alle ore 18.00, il Direttore responsabile grandi libri illustrati, Dott. Carlo Motta dell’editoriale Mondadori, in contemporanea con il Festival della Letteratura, presenterà il nuovo libro dell’artista Massimo Ferri “Poesie e opere”.

“In questa sua nuova raccolta di opere e di poesie, Massimo Ferri si conferma ancora una volta artista poliedrico e raffinato, tra le figure più interessanti del panorama artistico italiano e, con il suo tocco di pennello delicato e preciso, riesce ancora una volta a stupire l’osservatore e a farlo immergere nella sua pittura.
Ricollegandosi idealmente alla sua precedente opera “Lasciando al tempo il tuo tempo”, in cui traeva ispirazione dalle esperienze personali, lasciandosi vincere dallo scorrere della memoria e ripercorrendo i luoghi della sua infanzia e le immagini del suo vissuto, qui l’artista affronta il tema della rappresentazione della sua città natale, Mantova, con un occhio più penetrante sulla realtà che lo circonda. È l’artista errante, moderno flâneur, che, percorrendo le strade della città, si lascia andare all’osservazione non affrettata ma approfondita e acuta del paesaggio, permettendosi il lusso di lasciarsi andare al flusso dei suoi pensieri.
Lo sguardo dell’artista si posa sui dettagli, sugli scorci meno noti, sulle architetture appena fuori dai passaggi più frequentati, sugli angoli delle piazze, sui balconi fioriti, sulle crepe che lasciano intravedere il reticolo dei mattoni, sui canali secondari, sulle rive dimenticate dei laghi. Dettagli che nella vita frenetica di tutti i giorni mai abbiamo notato, ma che ora ci si presentano chiari e vivi come se sempre li avessimo visti, ma mai davvero osservati.
In questa passeggiata per le vie di Mantova l’artista ci accompagna in una vera e propria scoperta della città, attraverso le varie stagioni, in un nuovo processo cognitivo, in cui alla fine, grazie all’osservazione dei dettagli, a volte non facilmente riconoscibili, e a punti di vista inaspettati, riusciamo ad arrivare alla vera comprensione dell’essenza secolare della città, della sua bellezza universale, attraverso l’intermediazione della sensibilità dell’artista.
Il ruolo del mezzo espressivo, l’acquarello monocromo, non è casuale, togliendo qualsiasi accenno di colore, il pittore riesce a concentrare l’attenzione su quello che sta rappresentando, riproducendo le sensazioni e le percezioni visive che gli oggetti gli comunicano aprendosi al loro vero significato profondo.
Qualsiasi elemento, anche il più nascosto e dimenticato, sembra dirci l’artista, può esprimere una grande verità, e non ha meno diritto alla rappresentazione delle grandi e più note opere d’arte e d’architettura”.
Beatrice Bianca Bertoli

“Si definisce un neofita, un autodidatta della parola, eppure Massimo Ferri, pittore e scultore mantovano, è alla sua seconda raccolta di riflessioni poetiche edite da Mondadori. Testi e immagini confezionano un volumetto ricco di rimandi alla terra virgiliana, di cui Ferri imprigiona gli scorci, i colori, le stagioni. Mantova appare riflessa nelle acque del Mincio, velata dalla nebbia novembrina, o ancora, città notturna dalle strade illuminate, coperte da un cielo stellato. La penna dell’autore di sovente abbandona la città, si sposta tra le pagine sparse per disegnare i confini di uno spazio geografico più ampio, quello che abbraccia la campagna del basso mantovano, dove lo scultore vive in giovane età. Tra stradine sterrate e antichi edifici rimasti immutati nel tempo, Ferri ritrova volti noti come la dolce immagine del padre e il profilo scultoreo, immerso in un’aurea quasi mitologica, del pilota Nuvolari. Come gli affetti più cari rivivono nel ricordo e sono resi eterni dalla parola, allo stesso modo i luoghi reali diventano ideali e gli elementi del paesaggio, naturali e non, si caricano di un valore simbolico. Così la foglia che si muove sul ramo altro non è che la vita stessa, colta nella sua precarietà; i cavi dell’elettricità, tesi nel vuoto, corde suonate da un “musicista impazzito”; il cielo, pronto a piovere, una tela sporca di “zaffiro”. Scorrendo le pagine, infine, non si può non ascoltare, di tanto in tanto, la musica di un vecchio vinile che “gira, gira, gira”, ingannevole ballerina tra le braccia di un abile danzatore”.
Daniela Mutti
 
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