Bi10 - Decima Biennale dell’immagine. Borderlines Città divise / Città plurali 3057 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
22/07/2019
Partecipa all'edizione 2019 di Fuori Fuoco Moak e racconta il caffè in tutte le sue forme
22/07/2019
Da Noto, in partenza per la Luna, con Photology Air
22/07/2019
Addio a Ilaria Occhini, volto gentile e notissimo di cinema, teatro e tv
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva SEDI VARIE ​ - Canton Ticino

Canton Ticino () - dal 7 ottobre al 10 dicembre 2017

Bi10 - Decima Biennale dell’immagine. Borderlines Città divise / Città plurali

Bi10 - Decima Biennale dell’immagine. Borderlines Città divise / Città plurali

 [Vedi la foto originale]
SEDI VARIE
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
-
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

In questa decima edizione, fotografi e artisti guardano alle città come a un osservatorio privilegiato delle trasformazioni in corso. la Biennale propone esposizioni, incontri e proiezioni in tutto il Canton Ticino, lungo un percorso ideale che dal confine svizzero continua verso nord: Bruzella, Balerna, Ligornetto, Capolago, Lugano, Porza, Giubiasco e Minusio
vernissage: 7 ottobre 2017. ore 18 al Cinema Teatro di via D. Alighieri 3b a Chiasso
genere: fotografia, arte contemporanea, collettiva
email: info@biennaleimmagine.ch
web: www.biennaleimmagine.ch

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

comunicato stampa
La decima Biennale dell’immagine esplora i limiti. Con il titolo Borderlines Città divise/Città plurali indaga gli spazi urbani, i muri e le divisioni contemporanee con mostre di fotografia, proiezioni e incontri, a Chiasso e in altre località del Canton Ticino.
Bi10 - decima Biennale dell’immagine BORDERLINES Città divise / Città plurali «Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone.»
Italo Calvino, «Le città invisibili», Einaudi, 1972


Oggi ci sentiamo sempre di più come gli abitanti di Ottavia, sospesi sopra un precipizio che per ora è ancora in parte celato ai nostri occhi ma i cui contorni si fanno sempre più netti, rendendo più netta ancora la sensazione di poter precipitare, presto o tardi, nel vuoto. Le città, il mondo, si stanno sempre più divaricando in realtà vicine fisicamente ma al tempo stesso lontanissime, che si pensa di poter dividere facilmente, e senza troppe conseguenze nefaste, erigendo muri (concreti oppure ideologici e sociali) che negano secoli di Storia in comune, di rapporti complessi, non sempre facili ma comunque intensi e fruttuosi per tutti. Continua a leggere
Biennale immagine
Rassegna internazionale di fotografia e video
La storia della Biennale dell’immagine inizia – sotto la denominazione «Autunno fotografico» – nell’ottobre del 1996, e fin da questa prima edizione, che ruota attorno al tema della «Frontiera», emerge l’intento di unire gli sforzi di diversi operatori culturali pubblici e privati già presenti sul territorio, ma anche quello di andare alla ricerca di spazi espositivi peculiari e inediti. Uno spirito che si fortifica nelle due edizioni successive, intitolate «Nord/Sud» e «Sconfini», che denotano una particolare attenzione nei confronti della fotografia svizzera (Ella Maillart, Nicolas Bouvier, Michael von Graffenried, Bernard Voïta) e di quella africana con ad esempio la mostra dedicata al maliano Seydou Keïta.

Nel 2004, la rassegna si ripresenta alla grande con la quarta edizione, la prima a chiamarsi Biennale dell’immagine. Intitolata «Il mondo in camera». La Bi4 rianima completamente uno spazio industriale abbandonato, l’ex fabbrica Calida, sviluppando un percorso labirintico tra fotoreportage, fotografia storica e video che spazia dal tema della globalizzazione a quelli del controllo poliziesco e dell’emigrazione. Nel 2006 con «Invasioni», la Biennale invade per la prima volta lo Spazio Officina con i colori di Robert Walker e quelli di Edward Burtynsky, mentre a mezzo secolo dalla rivolta ungherese si va alla scoperta delle ultime immagini del fotoreporter di origini ticinesi Jean- Pierre Pedrazzini. Due anni più tardi la 6 a . Biennale punta sulla «Geografia dell’invisibile» con le prime proposte al m.a.x. museo, il recupero di un altro spazio momentaneamente abbandonato: l’ex posto di polizia cittadino, e una serie di proiezioni a cavallo del confine. Nel 2010 la Biennale si concentra sul tema del corpo e dell’identità con «Chi siamo/About us», nel 2012 «Ogni sguardo un passo» fa spazio alle donne e alla prima esposizione in Svizzera di Vivian Maier, grande scoperta postuma della fotografia statunitense del XX secolo. Infine, nel 2014, con «Trasformazioni», la 9 a . Biennale propone un viaggio tra passato e presente del nostro territorio, all’interno del quale spicca l’installazione video dedicata a Chiasso, realizzata per l’occasione dal noto artista svizzero Beat Streuli.
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram