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arte contemporanea, collettiva EDIT ​ Via Francesco Cigna 104/a Torino 10155

Torino - dal 14 al 18 dicembre 2017

Lihi Turjeman - Geopolitica

Lihi Turjeman - Geopolitica

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Via Francesco Cigna 104/a (10155)
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Durante la sua residenza alla Fondazione Spinola Banna per l’Arte, l’artista si è concentrata sul concetto di luogo costruito nel corso del tempo dagli uomini che possiede una vita, una storia, un’identità di chi quel
luogo lo ha abitato
orario: giovedì 14 dicembre ore 18.30 – 21
da venerdì 15 a lunedì 18 dicembre ore 12 – 20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 14 dicembre 2017. ore 18.30
autori: Lihi Turjeman
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Martedì 14 dicembre 2017 alle ore 18.30 nel loft di EDIT, il nuovo polo gastronomico e format
all’avanguardia che ha recentemente inaugurato in via Francesco Cigna 96/17 a Torino, apre al pubblico la
mostra GEOPOLITICA di Lihi Turjeman. L’artista originaria di Tel Aviv, selezionata attraverso il progetto
Resò - International Network for Art Residencies and Educational Programs, promosso e sostenuto dalla
Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT - è stata ospitata a partire da ottobre 2017 alla
Fondazione Spinola Banna per l’Arte per una residenza di sei settimane, durante le quali ha realizzato le
opere che saranno esposte nella mostra curata da Federica Barletta e in programma fino al 18 dicembre.
Durante la sua residenza alla Fondazione Spinola Banna per l’Arte, l’artista si è concentrata sul concetto di
luogo costruito nel corso del tempo dagli uomini che possiede una vita, una storia, un’identità di chi quel
luogo lo ha abitato. Succede che a volte questi spazi vengano abbandonati oppure lasciati inutilizzati per
molti anni diventando spazi residuali, spesso fatiscenti, degradati. Non per questo però perdono il loro
senso, la loro memoria. La stratificazione dei loro muri racconta la storia di una quotidianità, di un
territorio, dei suoi abitanti.
Il lavoro di Lihi Turjeman si focalizza sulla sua ossessione personale per gli spazi abbandonati: ne mappa i
livelli e la storia, osserva e scopre segni di una domesticità perduta, accanto a quelli del degrado, della
negligenza umana, della disintegrazione. E’ lo stesso stato fisico dello spazio, che interagendo con la visione
interiore dell’artista, con ciò che ricorda e con ciò che di esso ignora, permette la costruzione di un nuovo
territorio e di conseguenza la produzione di un oggetto culturale, di un’opera d’arte asportabile dal
contesto in cui nasce ma comunque in grado di salvare e raccontare ciò che è stato, attraverso una nuova
esistenza.
Nel progetto GEAPOLITICA presentato nello spazio EDIT, Lihi Turjeman prosegue la propria indagine che
attraversa il concetto di soglia oltrepassandola. Lo spettatore invece resta confinato sull’orlo della tela
distesa sulla terra. Su una delle tele compare la scritta HAVE che viene associata spontaneamente, per
nostra deriva contemporanea, al verbo avere anglosassone. L’origine e la suggestione però vengono da un
luogo molto più familiare per noi ossia l’ingresso della casa del fauno a Pompei. Qui il motto latino di
benvenuto AVE è grammaticalmente rafforzato dalla lettera H che lo precede. Una semplice lettera è così
sufficiente ad innescare un rovesciamento di senso. Così la stessa parola che in antichità invitava a varcare
la soglia e a fruire di ciò che all’interno l’ospite avrebbe trovato, ora sembra chiamare il fruitore ad una

riflessione su ciò di cui è padrone e su ciò che desidera possedere. Una riflessione del rapporto tra l’uomo e
la Terra, intesa sia come Potenza che come territorio. La stessa Terra, Gea, che Esiodo nella sua Teogonia
pone come prima e assoluta progenitrice di tutto il sistema mitologico che investirà e strutturerà il mondo
greco e latino nei secoli a seguire. Questo Luogo che è allo stesso tempo immaginario e ancestrale,
complesso e primario, riuscirà in tutte le sue accezioni a persistere fino ad arrivare alla polis cioè alla città e
all’uscio delle dimore degli uomini che le costituiscono Sono confini primordiali quelli di Lihi Turjeman,
come Gea, che rispecchiano la storia del suo popolo, delle sue origini, del suo ambito geografico, etnico e
politico.
Lihi Turjeman, nata 1985 è residente a Tel-Aviv. Completa il suo Master in Belle Arti presso la Bezalel Academy of Art a
Gerusalemme, per poi frequentare la École national superior des beaux-arts a Parigi come visiting student. Nel 2015
partecipa al programma di residenza della ‘Cité internationale des¬ arts’ a Parigi, ricevendo il Premio Giovani Artisti
del Ministero di Cultura. Turjeman è stata residente presso Artport TLV, ed è attualmente residente presso la
Fondazione Spinola Banna in Italia. Le sue installazioni in grande scala si caratterizzano per la loro natura
monocromatica, e ruotano intorno allo spazio in tutte le sue forme e significati multipli. Le sue opere, che enfatizzano
l’estrema dualità di un approccio epico e di un’attenzione microscopica ai dettagli, comportano la ‘mappatura’ e la
graffiatura della superficie. La sua pratica comprende un approccio che si potrebbe classificare come action painting, in
cui effettua azioni fisiche sulla superficie del dipinto. Attraverso lo spargimento, lo sfregamento, la remozione, la
macchiatura e l’incollaggio, fa indurire il tessuto della tela, sottolineando le sue pieghe e struttura tattile. Nell’opera di
Turjeman, il telo può rappresentare un muro, un territorio o una mappa ancora da tracciare.
 
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