Giuseppe Palermo - Riggiole 3078 utenti online in questo momento
exibart.com
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva SEDI VARIE ​ - Ravello 84010

Ravello (SA) - dal 16 luglio al 10 agosto 2018

Giuseppe Palermo - Riggiole

Giuseppe Palermo - Riggiole

 [Vedi la foto originale]
SEDI VARIE
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
- (84010)
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

Riggiole è il titolo della mostra di Giuseppe Palermo che sarà inaugurata lunedì 16 luglio alle ore 19 nella Cripta
della chiesa di S. Maria a Gradillo a Ravello.
orario: tutti i giorni ore 10 – 12 e 16,30 - 22,00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 16 luglio 2018. h 19
curatori: Claudio Andreoli
autori: Giuseppe Palermo
note: SEDE: Cripta della Chiesa di S. Maria a Gradillo, Ravello (SA)
genere: arte contemporanea, personale
web: www.pepeart.it

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

 
comunicato stampa
Riggiole è il titolo della mostra di Giuseppe Palermo che sarà inaugurata lunedì 16 luglio alle ore 19 nella Cripta
della chiesa di S. Maria a Gradillo a Ravello. La mostra nasce dalla lunga esperienza dell’artista maturata nel
campo della lavorazione della ceramica, ma con l’irriverenza giocosa che lo contraddistingue, in queste nuove
opere egli tende al paradosso di celebrare la ceramica senza ricorrere all’ausilio della stessa. Dodici tele di
grandi dimensioni riproducono ad olio le decorazione di altrettante 12 storiche mattonelle dell’antica tradizione
vietrese provenienti da collezioni private. Grandi dipinti ad olio che trasformano minute porzioni di decorazione
nel soggetto pittorico stesso, che trasformano il reale in immaginario. “In questo suo inedito percorso, - afferma
il curatore della mostra, Claudio Andreoli,- Giuseppe Palermo rinuncia alle tecniche e ai materiali tradizionali
che hanno costruito la storia artistica della Costa d’Amalfi e indaga, con un salto di scala, la distanza tra la
ceramica stessa e il nostro ‘consueto’ modo di viverla. La pittura di per sé ha il potere di trasformare ogni
elemento che ci circonda in elemento pittorico. L’artista in questa occasione si spinge oltre ‘zoomando’ la
quotidianità e l’irrilevante, trasformando la pittura in pittura, il dipingere in dipingere. I piccoli ‘campi’ di colore
delimitati dalle ridottissime dimensioni della mattonella e dal pennello veloce dell'artigiano diventano in questo
caso sconfinati ‘campi’ di colore. Quello che prima era un segno filiforme, millimetrico, ora si trasforma in
territorio pittorico”.
Giuseppe Palermo nasce e cresce immerso nelle profonde suggestioni paesaggistiche e culturali della Costiera
amalfitana ma vive e lavora a Roma dove espone in alcune gallerie della città (Galleria il Sole Arte
Contemporanea). Si caratterizza per un percorso artistico poliedrico che spazia tra la sperimentazione dei
materiali al gioco delle tecniche pittoriche, passando tra la pittura e la scultura e focalizzandosi soprattutto sulla
tradizione artigianale costiera legata alla ceramica. L’artista si è approcciato a quest’ultimo ambito con lo spirito
creativo ed eclettico che lo contraddistingue dando vita ad uno stile del tutto personale in cui coesistono
manualità e immaginazione, visone estetica astratta e concettuale.
“Varcare il contorno dell’immagine nella sua compiuta trascrizione di figure che chiamano in causa lo stile,
evidente, soprattutto, nel reiterato ricorso ai colori della tradizione e farsi partecipe della composizione di un
decoro per moduli, - scrive Massimo Bignardi nel catalogo -, è il punto sul quale ha insistito Giuseppe: lo ha
fatto evitando i processi tecnici offerti dalle pratiche digitali, l’ingrandimento a dismisura dell’immagine
prelevando, meccanicamente, piccoli brani, dettagli, cifre quasi irriconoscibili.
Lo ha fatto, invece, servendosi della pittura, della sua capacità di accogliere l’incertezza del pennello, il caso e,
dunque, la sbavatura, l’irregolarità della linea, insomma quel suo dettare il rapporto con il bianco del fondo e
quindi i ritmi con i quali misurare le distanze tra forme e figure. Ossia di scendere negli anfratti bianchi degli
smalti ceramici che si incuneano nell’intreccio di segni lineari o di macchie, che l’artiere affidava alla punta del
pennello o al suo denso corpo di setola o, anche, alla spugnetta, di color ‘blu stampa’ e di giallo che esplode in
superficie come le stelle nella notte di Arles. Il suo è l’andare, con un passo accelerato, nel corpo della pittura,
nel suo farsi esperienza di un modo di relazionarsi al mondo delle cose, accogliendone la temporanea
esistenza di materia e di corpo, per subito varcare i territori dell’immagine e quindi della forma. Il formato delle
opere che insiste sul quadrato, almeno lo è stato per le prime, la dimensione scelta dell’ingrandimento fondata
sul rapporto 1:2 ci fa intendere come l’esperienza sia stata filtrata da una riflessione sui rapporti, alla luce di una
riflessione sulla capacità della pittura di farsi medium di una necessità d’identità esistenziale. Voglio dire che
essa si fa adesione ad un modo di sentire il territorio ‘sociale’ come campo della propria creatività e, al tempo
stesso, esercizio che dell’immaginario ne fa strumento di conoscenza”.
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram