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arte contemporanea, collettiva GALLERIA CAMPARI ​ Viale Antonio Gramsci 161 Sesto San Giovanni 20099

Sesto San Giovanni (MI) - dal 4 ottobre 2018 al 13 luglio 2019

Storie di Moda. Campari e lo stile

Storie di Moda. Campari e lo stile
Franz Marangolo, Bitter Campari, anni 60, © Galleria Campari
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA CAMPARI
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Viale Antonio Gramsci 161 (20099)
+39 0262251 , +39 3486885639
galleria@campari.com
www.camparigroup.com
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Galleria Campari presenta la mostra Storie di Moda. Campari e lo stile. Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico da venerdì 5 ottobre 2018 a domenica 9 marzo 2019, è dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come arte e come costume.
orario: Visite guidate gratuite e su prenotazione
Dal martedì al venerdì Ore 10.00, 11.30, 14.00, 15.30 e 17.00
Ogni secondo sabato del mese Ore 10.00, 11.30, 14.00, 15.30 e 17.00
Aperture serali ore 20.00: 11 settembre; 2 ottobre; 6 novembre; 4 dicembre
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Opzione 1) Visita gratuita, su prenotazione.
Opzione 2) Art&Mixology. Visita guidata condotta da uno storico dell'arte e da un mixologist + cocktail experience. Su prenotazione | 25€ a persona.
vernissage: 4 ottobre 2018. h 19.30
curatori: Renata Molho
autori: Giorgio Armani, Giacomo Balla, Laura Biagiotti, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Giovanni Gastel, Franz Marangolo, Germana Marucelli, Bruno Munari, Ana Strumpf
note: Press Preview giovedì 4 ottobre, ore 12.00
genere: arte moderna e contemporanea, arti decorative e industriali

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comunicato stampa

Galleria Campari presenta la mostra Storie di Moda. Campari e lo stile. Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico da venerdì 5 ottobre 2018 a domenica 9 marzo 2019, è dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come arte e come costume.

Dal progetto espositivo emerge la capacità del brand di raccontarsi e di raccontare la propria contemporaneità in oltre 150 anni di storia con un approccio sofisticato, coerente nei decenni e insieme al passo coi tempi. Il potere evocativo e suggestivo dell’immagine è del resto sempre stato il principale mezzo di comunicazione di Campari. Una scelta che, attraverso le grafiche, la cartellonistica, gli spot, ha fatto del marchio un unicum. Davide Campari ebbe il merito di essere tra i primi industriali italiani ad accorgersi delle potenzialità della pubblicità, avviando una filosofia basata su importanti sinergie con i più grandi artisti e designer del suo tempo.

La curatrice Renata Molho struttura un percorso in cui i concetti di “stile” e “stili”, di cui la comunicazione Campari si è fatta testimone, sono declinati attraverso bozzetti pubblicitari, fotografie, grafiche, abiti, riviste e accessori. Divisa in quattro sezioni tematiche, Elegance; Shape and Soul; Futurismi e Lettering, la mostra mette in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Tra rimandi estetici e di significato, accostamenti formali e cromatici, la mostra propone, tra le altre, opere originali pensate e realizzate per Campari da Fortunato Depero, Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, accostate e integrate alle creazioni e ai bozzetti dalla Fondazione Gianfranco Ferré, agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci e ai progetti futuristici di Germana Marucelli. L’allestimento presenta, attraverso cortocircuiti cronologici, accessori degli anni Trenta del Museo Salvatore Ferragamo, manifesti della Belle Époque, bozzetti e abiti di Giorgio Armani, lavori pubblicitari Campari in pieno stile Sixties, contemporanee copertine di riviste rielaborate dal tocco pop dalla designer Ana Strumpf, sperimentazioni fotografiche di Giovanni Gastel, e oggetti della linea “Futurballa”, omaggio di Laura Biagiotti al design futurista di Giacomo Balla.


Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli

La visione della mostra conferma che sin dalle origini, il marchio Campari si è presentato attraverso le nuove forme espressive che si sono susseguite nel tempo, mantenendo sempre un elevato standard intellettuale in coerenza con la propria identità, partendo dall’intuizione che questo “prodotto” raffinato e unico, è intimamente legato allo stile di vita, alla gestualità, alla musica che si ascolta, all’abito che si indossa.

Storie di moda è un percorso che intende suscitare emozioni e riflessioni in grado di riportare al concetto sostanziale che lo stile è atemporale e che l'eleganza è pensiero, forma ed esercizio intellettuale.




Renata Molho
Nata in Africa, vive a Milano. Giornalista e saggista. Critica del costume e della moda per il quotidiano Il Sole 24 Ore dal 1991 al 2012. È stata caporedattore de L’Uomo Vogue ed editor at large de L’Uomo Vogue, Vogue Italia e Casa Vogue. Docente di giornalismo di moda, è autrice tra l'altro della prima e unica biografia di Giorgio Armani, Essere Armani (2006 e 2015, Baldini & Castoldi, tradotta in dieci lingue) e delle monografie 21 - Costume National (2007, Assouline) ed Etro (2014, Rizzoli).

Galleria Campari
La Galleria Campari, nata nel 2010 in occasione dei 150 anni di vita dell’azienda, è un museo aziendale di nuovissima concezione: uno spazio dinamico, interattivo e multimediale, interamente dedicato al rapporto tra il marchio Campari e la sua comunicazione attraverso l’arte e il design.
Il progetto nasce nell’ambito della riscrittura architettonica e funzionale dello storico stabilimento di Sesto San Giovanni, fondato da Davide Campari nel 1904. Tra il 2007 e il 2009 il complesso è stato interamente trasformato, con un progetto dell’architetto Mario Botta, per la realizzazione dei nuovi Headquarters del Gruppo Campari e del museo aziendale.
La Galleria Campari deve la propria forza all’unicità e alla ricchezza dell’Archivio storico, vero e proprio giacimento culturale trasversale, che raccoglie oltre 3.000 opere su carta, soprattutto affiche originali della Belle Époque, ma anche manifesti e grafiche pubblicitarie dagli anni ‘30 agli anni ‘90, firmate da importanti artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Marangolo, Guido Crepax e Ugo Nespolo; caroselli e spot di noti registi come Federico Fellini e Singh Tarsem; oggetti firmati da affermati designer come Matteo Thun, Dodo Arslan, Markus Benesch e Matteo Ragni.
Quella di Campari è una storia fatta di brillanti intuizioni, di campagne pubblicitarie raffinate, di una strategia comunicativa all’avanguardia che ha vestito il prodotto di arte e design e ha saputo associarlo alla cultura e alla creatività italiane: la visita alla Galleria Campari è una totale immersione sensoriale nei principi di vitalità e proiezione verso il futuro che da sempre hanno caratterizzato il marchio. Le opere sono esposte sia in originale sia in versione multimediale, rielaborate da giovani Interaction Designer (Cogitanz) utilizzando modalità digitali quali un video-wall con 15 schermi dedicati ai caroselli dagli anni ‘50 agli anni ‘70, 8 proiettori in alta definizione che proiettano su una parete di 32 metri manifesti d’epoca animati, video dedicati ad artisti, immagini tratte dai calendari Campari e spot pubblicitari dagli anni ‘80 a oggi. Infine un tavolo interattivo con 12 schermi touch screen consente di fruire gran parte del vasto patrimonio artistico dell’azienda.
Galleria Campari ha da poco lanciato un’APP per smartphone che consente ai visitatori e al pubblico in generale, di poter fruire di approfondimenti sui contenuti in esposizione, di ulteriori contenuti aggiuntivi e di informazioni sempre aggiornate. La Galleria offre servizi di prestito a musei ed esposizioni; di consulenza storico-critica a sostegno dei progetti curatoriali che includano materiale della collezione Campari; di visite guidate per privati, studenti ed esperti del settore.

La Galleria Campari è uno spazio suggestivo ma anche un centro di ricerca e produzione culturale, che riassume in sé molto di ciò che ha fatto grande Milano e il nostro Paese: l’arte, il design e la capacità di fare impresa, dove l’innovazione poggia sulle solide basi offerte dalla tradizione.

 
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