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arte contemporanea, collettiva MUSEO KEN DAMY ​ Corsetto Santa Agata 22 Brescia 25122

Brescia - dal 14 al 29 settembre 2018

Laura Pedizzi / Massimo Levati - White Landscapes

Laura Pedizzi / Massimo Levati - White Landscapes

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MUSEO KEN DAMY
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Corsetto Santa Agata 22 (25122)
+39 0303758370
info@museokendamy.com
www.museokendamy.com
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Venerdì 14 settembre alle 18.30 inaugura al Ken Damy Visual Art – Museo Ken Damy la mostra “White Landscapes”, un’esposizione che raccoglie i lavori di Laura Pedizzi e Massimo Levati, due artisti la cui ricerca, attraverso linguaggi e tecniche nettamente differenti, scava nell’interiorità umana.
orario: giovedì e venerdì 18 -21
sabato e domenica 16-21
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 14 settembre 2018. h 18.30
autori: Massimo Levati, Laura Pedizzi
note: Testo critico a cura di Maria Zanolli
genere: arte contemporanea, doppia personale, disegno e grafica

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comunicato stampa
Venerdì 14 settembre alle 18.30 inaugura al Ken Damy Visual Art – Museo Ken Damy la mostra “White Landscapes”, un’esposizione che raccoglie i lavori di Laura Pedizzi e Massimo Levati, due artisti la cui ricerca, attraverso linguaggi e tecniche nettamente differenti, scava nell’interiorità umana, tra bianco e buio, facendo emergere ciò che è doloroso e inevitabile nella nostra esistenza.
“Ci siamo incontrati negli spazi del mestiere e fin da subito ci siamo riconosciuti – commenta Laura Pedizzi, classe 1986, artista figurativa vincitrice del Premio Arte Cairo Editore Mondadori nel 2016 e del Premio Speciale dell’ Art Laguna Prize nel 2018 – sia i suoi lavori che i miei hanno confini che si tracciano e non si tracciano, utilizzano il bianco per raccontare, si elaborano partendo da una necessità, da una mancanza”. Una ricerca comune che presenta interessanti aspetti di separazione.
Massimo Levati, classe 1977, autodidatta, inizia a incidere e intessere la carta con punteruolo e lame, completamente a mano. Le sue opere sono operazioni chirurgiche, rappresentazioni di studi fisiologi degli organismi, riflettono il disagio della malattia, il dolore della ferita, la condizione universale di sofferenza, la disperazione come condizione umana persistente. Un lavoro quasi maniacale - dove fili di carta tagliati a mano, uno a uno, vengono intessuti nella carta - che esprime una dichiarata tendenza nichilista. “Il mio è un lavoro che si esegue con gli addominali triati, non puoi sbagliare, è un lavoro su e contro di te, di cammino, di salita, di espiazione”.
Se le opere di Laura Pedizzi descrivono il senso di alienazione con il linguaggio contemporaneo figurativo, Massimo Levati entra nel dolore, lo analizza al microscopio per poi intesserlo tra carta e carta giungendo a un risultato estetico decisamente interessante e accogliente, la cui voce però è esattamente l’opposto, un grido di dolore e di scontro.
 
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