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arte contemporanea, collettiva GALLERIA ROSSOVERMIGLIO ​ Via Palestro 4e Padova 35139

Padova - dal 6 ottobre al 6 dicembre 2018

Nunzio e la Scuola romana di San Lorenzo

Nunzio e la Scuola romana di San Lorenzo
GALLERIA ROSSOVERMIGLIO
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Via Palestro 4e (35139)
+39 0498723145
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Mostra incentrata prevalentemente sul lavoro di Nunzio Di Stefano, saranno presenti 7 lavori del maestro (piombi e legni combusti) dalla fine degli anni '80 ad oggi. Verrà poi esposta un'opera per ciascuno degli altri componenti del gruppo.
orario: da martedì a sabato ore 16.00 - 19.00 (o su appuntamento)
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 6 ottobre 2018. h 18.00
catalogo: in galleria. a cura di Michela Zilio, testo critico Virginia Baradel, Peruzzo Editoriale.
curatori: Virginia Baradel
autori: Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli
patrocini: Comune di Padova
genere: arte moderna e contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La cosiddetta “Scuola romana di San Lorenzo” ha scritto uno dei capitoli più importanti del rinnovamento dell’arte italiana negli anni Ottanta. Nella mostra viene esposta una rigorosa selezione di opere dei vari artisti che fa corona a un gruppo di sculture di Nunzio che, com’è noto, non è artista che si presti con facilità ad appuntamenti espositivi sia per l’accurata, severa e limitata produzione di opere, sia per l’esigente giudizio sulle gallerie private e gli spazi pubblici che lo espongono.


La Scuola romana di San Lorenzo si affermò nel generale clima di ritorno alla pittura e alla manualità, al disegno e alla valorizzazione dei materiali che si instaurò negli anni Ottanta in Italia. A San Lorenzo, quartiere periferico di Roma, vi era uno stabile industriale dimesso: il pastificio Cerere. Un gruppo di artisti creò un sodalizio che insediò gli atelier personali in quegli ampi spazi dismessi. Nunzio, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli non condividevano una precisa tendenza di ricerca formale ma, pur nella differenza, rimettevano al centro un’idea di arte che superava l’astinenza concettuale e creava di un manufatto espressivo, carico di significati e di suggestioni che aveva a che fare da un lato con la quotidianità e la memoria, dall’altro con quella specie di attrazione magica che ha sempre distinto l’arte da ogni altra attività umana. Un’ inclinazione che tendeva a conferire alla creazione artistica un’aura enigmatica che si contrapponeva al cinismo di quegli anni, ma prendeva anche le distanze dal neoespressionismo e dal citazionismo della Transavanguardia. L’originalità del gruppo venne immediatamente riconosciuta da Bonito Oliva e da Fabio Sargentini e proposta come un’esperienza di rinascita dell’arte.
Ognuno degli artisti del loft Cerere seguì poi percorsi di ricerca e di affermazione diversi. Tra tutti Nunzio ebbe una clamorosa affermazione internazionale tra la fine del decennio e i primi anni Novanta, nonostante un carattere schivo e molto concentrato sul lavoro. Tutte le Biennali (Parigi, Venezia, Istanbul, Sydney) gli riconobbero un’assoluta originalità e una straordinaria qualità di ricerca. Assai note e celebrate sono le sculture in legno combusto i cui elementi, più neri del nero, sono pensati e trattati per porsi come una soglia, un confine aperto nello spazio che, pur nella sua perentorietà, entra in relazione attiva con la luce. Insieme al legno spesso Nunzio usa il piombo, una materia tenera che ha un’evidenza di forma netta ed evocativa allo stesso tempo. Se nel legno ogni riferimento alla geometria è bandito per lasciare tutta l’iniziativa di composizione alla materia, il piombo è più assertivo benché l’allusione a dei solidi geometrici si capovolga nell’espansione di campi di luce.
 
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