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arte contemporanea, collettiva THE ORANGE GARDEN ​ Via Crescimbeni 11 Roma 00184

Roma - dal 18 ottobre all'otto novembre 2018

Giovanni Vetere – Squid Dinner

Giovanni Vetere – Squid Dinner

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THE ORANGE GARDEN
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Via Crescimbeni 11 (00184)
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Squid Dinner presenta una concezione della natura distante dalle nozioni estetiche tradizionali del “sublime”.
biglietti: free admittance
vernissage: 18 ottobre 2018. ore 18
autori: Giovanni Vetere
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
“I miti sono la prima forma della scienza...è stato detto che il mito è un sogno pubblico, i sogni sono miti privati. Sfortunatamente, di questi tempi, diamo scarsa attenzione alla nostra capacità di accogliere i miti. Come risultato, ci sfugge l’immensità e non siamo più capaci di comprendere le nostre azioni. Dunque, rimane importante e salutare parlare non solo del razionale e di ciò che è facilmente compreso, ma anche delle cose più enigmatiche: l’irrazionale e l’ambiguo. Parlandone privatamente e pubblicamente.”

Nel 1964 Jacques Yves Cousteau sviluppa la teoria dell’homo aquaticus, un’evoluzione della specie umana capace di adattarsi alla vita sott’acqua...

Un costrutto sociale, come la cena, può divenire un rituale performativo che trasmette i valori della società, instillando credi, come la religione, le consuetudini patriarcali e le gerarchie sociali . L’atto performativo di Squid Dinner è un agente che sollecita il cambiamento nel mondo facendo riflettere su urgenti problemi politici, sociali e scientifici. In quale maniera una performance può promuovere la consapevolezza dell’ecologia?

Squid Dinner presenta una concezione della natura distante dalle nozioni estetiche tradizionali del “sublime”. Mentre nel passato la forza della natura veniva percepita da una distanza sicura all’interno della mente dello spettatore, oggi, di fronte ai cambiamenti climatici globali, questa distanza non è più presente . La performance di Giovanni Vetere mette alla prova ogni precostituita consapevolezza del pubblico e la sua capacità di adattarsi a un nuovo ambiente. La mostra sfida il pubblico ad abbracciare un nuovo, inconsueto, paesaggio, innescando tensioni tra la sua capacità di adattarvisi e la volontà di farlo. Mentre stimola la consapevolezza sensoriale, la mostra costringe il pubblico a scoprire un nuovo significato di adattabilità dell’uomo rispetto alla natura.

L’errata politicizzazione della scienza tende a distorcere la relazione tra l’uomo e il suo ambiente, mettendo a rischio organismi che sono il risultato di una negoziazione infinitamente complessa tra il loro codice genetico e l’ecosistema circostante. Entrando nell’era della post-verità, dove i fatti sono spesso percepiti come finzione e la finzione come un fatto, Squid Dinner oscilla tra l’immaginazione e la realtà. Mettendo in mostra la simbiosi tra uomo e natura, l’artista, con la sua performance, porta alla luce la linea sottile che divide mito e scienza.

Opponendosi alla visione meccanicistica della singolarità, la futura speciazione dell’uomo si pone come una realtà. Aderendo a questa dialettica post-umana, se la nostra composizione biologica e’ definita dal rapporto complesso con l’ambiente , ci evolveremo in base ai cambiamenti ambientali? Il transumanesimo, o piuttosto, l’idea di evolversi attraverso mezzi biologici diventa un futuro praticabile?

Esaminando l’equilibrio del rapporto tra uomo e natura, la mostra genera un senso di mutabilità della specie umana e mentre l'innalzamento dei mari minaccia la civiltà, la vita subacquea non si presenta più come un destino inevitabile ma piuttosto come una Arcadia acquatica.
 
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