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arte contemporanea, collettiva MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE ​ Viale Fiorello La Guardia 4 Roma 00197

Roma - dal 28 novembre 2018 al 17 febbraio 2019

L’acqua di Talete. Opere di José Molina

L’acqua di Talete. Opere di José Molina

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MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE
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Viale Fiorello La Guardia 4 (00197)
museo.bilotti@comune.roma.it
www.museocarlobilotti.it
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L’acqua come archetipo, forza primigenia da cui si genera la vita e a cui tutto farà ritorno. L’acqua che regge il mondo e l’acqua che nutre, in analogia con l’universo femminile. Questi i temi affrontati dall’artista madrileno José Molina nella mostra che presenta iconici lavori fra dipinti, disegni e sculture, oltre a opere inedite
orario: Da martedì a venerdì ore 10.00 - 16.00
Sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (Ingresso consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura)
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 28 novembre 2018. ore 18.30
ufficio stampa: IRMA BIANCHI, ZETEMA
curatori: Roberto Gramiccia
autori: José Molina
note: Press Preview mercoledì 28 novembre 2018, ore 11.30
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
L’acqua come archetipo, forza primigenia da cui si genera la
vita e a cui tutto farà ritorno. L’acqua che regge il mondo e l’acqua che nutre, in analogia
con l’universo femminile. Questi i temi affrontati dall’artista madrileno José Molina nella
mostra L’acqua di Talete. Opere di José Molina, che presenta iconici lavori fra dipinti,
disegni e sculture, oltre a opere inedite, dal 29 novembre 2018 al 17 febbraio 2019
per la prima volta negli spazi espositivi del Museo Carlo Bilotti di Roma, all’interno della
suggestiva cornice dell’Aranciera di Villa Borghese.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale –
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e curata da Roberto Gramiccia,
patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia e dall’Instituto
Cervantes di Roma, e organizzata con il contributo della galleria Deodato Arte. Servizi
museali di Zètema Progetto Cultura.
La mostra, come rivela il curatore Roberto Gramiccia, prende spunto dall’importanza che i
giochi d’acqua hanno avuto nella storia del Museo Bilotti, suggerendo una riflessione sulle
origini classiche del pensiero occidentale. L’edificio che ospita l’attuale sede espositiva,
infatti, prima ancora di essere adibito ad Aranciera, verso la fine del Settecento fu ampliato
e decorato per volontà di Marcantonio IV Borghese, unitamente alla sistemazione del
contiguo “Giardino del Lago”, per ospitare eventi e feste mondane. Tale intervento fu
considerato stupefacente a tal punto che l’edificio stesso prese il nome di “Casino dei
giuochi d’acqua”, come ci tramandano le cronache dell’epoca, proprio per la presenza di
fontane e ninfei in stile barocco di particolare pregio per l’intrattenimento e il piacere degli
ospiti e dei familiari.
Da qui l’idea di allestire una personale di José Molina tutta dedicata al tema naturale
dell’acqua, indagato dall’artista quale elemento primordiale che dà origine alla vita e
fondamento archetipico sul quale poggia tutto il sistema del reale. Il concetto è uno
sviluppo del pensiero filosofico di Talete di Mileto che, come riporta Aristotele nella sua
Metafisica, costituisce la base della filosofia occidentale. Molina si confronta con questo
pensiero realizzando sculture e opere pittoriche su tela e su carta in cui predomina l’acqua
stessa, che è anche evocata nelle fattezze metamorfiche e visionarie dei personaggi
rappresentati, creando così, come evidenzia il curatore, un mondo fantastico che
inesauribilmente rinasce da se stesso.
Per la mostra al Museo Bilotti sono state quindi selezionate le creazioni più
rappresentative legate al tema dell’acqua secondo una visione cosmogonica, unitamente
a una serie di lavori che rimandano all’interesse dell’artista nei confronti del legame tra

l’uomo e la natura. Emblematico del percorso espositivo il lavoro Naufraghi nel proprio
mare (2005), appartenente alla collezione “Predatores”. L’immagine, densa di richiami
autobiografici, in cui predomina uno specchio d’acqua vasto e agitato, rappresenta
metaforicamente un percorso interiore comune alla maggior parte delle persone e
affrontato da Molina stesso: quello dell’uomo che sogna di volare o di nuotare in un mare
aperto, ma che tuttavia spesso si autolimita creandosi una prigione interiore che non gli
permette di spiccare il volo, di prendere il largo.
La tematica rimanda poi all’indagine dell’artista sulla natura umana, che caratterizza tutta
la sua produzione e si ravvisa chiaramente nelle opere esposte provenienti dalle collezioni
Los Olvidados, Portraits, Beloved Earth; tra queste spiccano le figure femminili, generatrici
di vita e depositarie della forza ancestrale della natura, come in Dolce acqua (2015), La
prima mattina (2015) e Fiore di mare (2016), oppure i soggetti onirici e metafisici di
Predatores, da cui I Pesci che nuotano (2015), metafora dell’affrontare la vita
“controcorrente”, oltre all’autoritratto Sangue! (2002) da Morir para vivir. Completano il
percorso espositivo tre sculture appartenenti alla serie I feel (2017) e iconicamente
intitolate Io dubito, Io ricordo e Io immagino, che invitano il visitatore ad addentrarsi
sempre più nelle profondità dei labirinti della psiche umana con i suoi interrogativi
ancestrali.
Appositamente per la mostra romana sono poi state realizzate due opere inedite, Marte
nascente e Venere nascente (2018), in cui forte è il richiamo all’acqua come elemento in
cui si crea la vita e risorsa preziosa nonché indispensabile per ogni essere vivente. Le due
figure rappresentate a matita grassa propongono rispettivamente un uomo e una donna
immersi nel mare, a testimoniare che dove c’è acqua c’è vita; tuttavia, al posto delle
gambe la figura maschile ha denti di tricheco, mentre quella femminile il becco di un
tucano a evocare la difficoltà dell’uomo a vivere in armonia con la natura e la necessità di
ristabilire un equilibrio.
Per diverse opere in mostra José Molina ha realizzato anche le cornici, che concorrono ad
accrescere i piani di lettura dei lavori esposti; le realizzazioni, polimateriche, sono create in
legno o con materiali di recupero appositamente rielaborati dall’artista.
In occasione dell’esposizione è disponibile il catalogo antologico dell’opera di José Molina
dal titolo “Humanitas” (2014) con contributi di Mariella Casile, Francesco Mattana,
Deodato Salafia e Federico Scassa.

Biografia
José Molina nasce a Madrid nel 1965; già dall’età di undici anni frequenta diverse scuole
d’arte e in seguito, parallelamente agli studi presso l’Università delle Belle Arti di Madrid,
lavora nella pubblicità fino a trentacinque anni, quando decide di dedicarsi totalmente alla
pittura. Le sue prime esposizioni si tengono a Milano: nel 2004 alla Galleria Rubin, tra il
2005 e il 2010 al Museo della Scienza e della Tecnologia e all’Acquario Civico,
successivamente presso la Galleria Ca’ di Fra’ e la Mc2 Gallery, alla Fondazione Stelline e
alla Fondazione Mudima, e nel 2013 presso il Museo Poldi Pezzoli, lo Spazio Oberdan e
la Triennale. Nel 2014 a Roma alla Real Academia de España ha luogo la sua prima
antologica. Tra il 2016 e il 2017 è presente con mostre personali presso il Museo del Mare
di Genova, Palazzo Graziani a San Marino e alla galleria Deodato Arte di Milano. Il 2017
lo vede protagonista alla Reggia di Caserta con la personale “Paesaggio dopo la battaglia”
e nel 2018 espone presso la Able Fine Art Gallery di New York. José Molina è oggi
presente nel mercato internazionale sia europeo che asiatico. Attualmente vive e lavora
sul lago di Como.
www.josemolina.com
 
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