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arte contemporanea, collettiva MEDINA ROMA ​ Via Angelo Poliziano 32/36 Roma 00184

Roma - dal 30 novembre al 6 dicembre 2018

Orizzonti Perduti

Orizzonti Perduti

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MEDINA ROMA
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Via Angelo Poliziano 32/36 (00184)
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Prendendo spunto dal noto e profondo testo di una canzone di Franco Battiato, dal titolo La Stagione dell’amore, ecco la mostra "Orizzonti Perduti". Ricordandone gli struggenti versi “…gli orizzonti perduti, non ritornano mai…”, inizia il viaggio verso la scoperta di orizzonti d’arte in pittura e fotografia.
orario: 10-13 e 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 30 novembre 2018. h 18:00
curatori: Maria Teresa Prestigiacomo
autori: Elena Bullo, Antonella Gargano, Rosìe Josephine Longhi De Bouard, Afsanè Mitus, Alba Rosa Montanari, Salvo Priolo, Federica Rampazzo
genere: fotografia, arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Dal 30 Novembre al 6 Dicembre 2018, presso gli spazi Medina Roma, la mostra d’arte collettiva ORIZZONTI PERDUTI a cura di Maria Teresa Prestigiacomo. Nord/Sud: Italia e Francia a confronto.
Un Progetto dell’Accademia Euromediterranea delle Arti (art and book events in Europe) e del Presidente prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo (direttrice Red Carpet Magazine e Critico d’Arte). Madrine dell’evento la Dott.ssa Sara Iannone e l’Avv. Loredana Nuccetelli.
Prendendo spunto dal noto e profondo testo di una canzone di Franco Battiato, dal titolo La Stagione dell’amore, abbiamo inteso attribuire alla mostra il titolo Orizzonti Perduti. Ricordandone gli struggenti versi “…gli orizzonti perduti, non ritornano mai…”, ci piace iniziare questo nostro viaggio verso la scoperta di questi orizzonti d’arte in pittura e fotografia. Orizzonti come ricordi di emozioni vissute che non ritorneranno mai. Se non attraverso quel filo di memoria che tesse la tela dell’arte. Con i suoi colori, con le sue nuances, sfumature dell’anima ed i colori nella memoria di quegli orizzonti; ormai perduti ma, attraverso l’arte, ritrovati, rivissuti e sognati.
I pittori si diversificano totalmente, in genere e stile: la mostra si presenta variegata, libera da un tema conduttore vero e proprio: riscontriamo le forme di astrattismo composito della pittrice francese Rosie Joséphine Longhi de Boüard, l’iperrealismo barocco di Salvo Priolo nei suoi paladini di Francia nonchè nelle sue nature morte, l’espressionismo emozionale di Elena Bullo e di Viviana Soranno. Poi la ricerca di orizzonti perduti nell’archeologia di Alba Rosa Montanari con il paese come metafora del “guscio”; le sensazioni ed emozioni di donna in Federica Rampazzo ed i fiori di Antonella Gargano. Ancora le donne, i fiori e la musica tradotta in un’arcana poesia-pittorica dall’iraniana Afsané Mitus.
Una mostra composita ed accattivante che evoca sicuramente La Tempesta di William Shakespeare: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…e nel tempo e nello spazio di un sogno è racchiusa tutta la nostra breve esistenza”.
 
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