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arte contemporanea, collettiva MAW ​ Via Morrone 71 Sulmona 67039

Sulmona (AQ) - dal primo all'otto dicembre 2018

Claudio Cantelmi - Lost/Found Utopie del ricordo

Claudio Cantelmi - Lost/Found Utopie del ricordo
Madre-Padre, 2018
stampa su vetro, vetro, sabbia, metallo
cm. 193,5x62x61
 [Vedi la foto originale]
MAW
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Il vissuto, l’oblio, la pratica/la ragione del ricordare sono i concetti sui quali opera il lavoro di Claudio Cantelmi. Attingendo a memorie personali, fotografie di cui è autore accanto ad altre tratte dall’album di famiglia, o a reminescenze “catturate” in rete, l’artista esplora la perdita e l’assenza, la sostanza impalpabile degli affetti, la fugacità del momento, con la cura di un gesto che al di là di una intimizzazione del ricordo, è azione che genera connessioni, attivando nel nostro sguardo nuove visioni.
orario: da sabato a sabato ore10.30-12.30 e 17.00-20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 1 dicembre 2018. ore 17.30
catalogo: in galleria. a cura di Kurtz Mcpeter
curatori: Italia Gualtieri
autori: Claudio Cantelmi
patrocini: Fondazione Carispaq
genere: arte moderna e contemporanea, personale

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comunicato stampa
L’esposizione propone una scelta di circa venti opere tratte dagli ultimi cicli “Intime Architetture”, “Memorie”, “PGR – Per grazia ricevuta”, tracciando un profilo della poliedrica ricerca dell’artista abruzzese, romano di adozione, che attraverso media differenti come la fotografia, l’installazione, l’assemblage, la scrittura, indaga e dialoga con i temi del tempo e della memoria.

Interverranno: Domenico Taglieri, Presidente Fondaq s.r.l. di Fondazione Carispaq, Marcella Cossu, Storico dell’Arte presso Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Italia Gualtieri, Direzione artistica Laboratorio d’arte MAW.

Il vissuto, l’oblio, la pratica/la ragione del ricordare sono i concetti sui quali opera il lavoro di Claudio Cantelmi. Attingendo a memorie personali, fotografie di cui è autore accanto ad altre tratte dall’album di famiglia, o a reminescenze “catturate” in rete, l’artista esplora la perdita e l’assenza, la sostanza impalpabile degli affetti, la fugacità del momento, con la cura di un gesto che al di là di una intimizzazione del ricordo, è azione che genera connessioni, attivando nel nostro sguardo nuove visioni.

“La superficie dell’opera – scrive Manuela De Leonardis nel catalogo della mostra - è interpretata dall’artista come quinta scenica: una messinscena dell’io che è anche l’intima proiezione di sentimenti, decodificabili attraverso l’interferenza dello sguardo e del vissuto dell’osservatore. Momenti in cui si finisce col dialogare con se stessi, lasciando che la memoria frammentaria si ricomponga libera dai condizionamenti dello spazio e del tempo.”

Salvare, dunque, custodire, mostrare: richiamata da mondi vitali del passato, l’arte di Cantelmi ne ritrova e protegge le impronte ma “con la forza di un segno-dispositivo che scardina l’effimero rassicurante di una pratica rievocativa narcisisticamente compiaciuta di sé, per dire che il dimenticato non è perdita da celebrare ma materiale fisiologico da radicare nel vivo dei nostri processi, perché il ricordo non sia supplenza ma pensiero in ogni progetto di futuro.” (Italia Gualtieri). Un’arte di profondo impatto visivo ed emozionale, che restituisce appieno l’intensità di una ricerca iniziata e saggiata negli anni di una felice esperienza di prossimità a quell’area della grande vicenda artistica italiana concentrata sul discorso della storia e della memoria.

“Sono, queste in mostra – si legge nel testo di Marcella Cossu – lastre fotografiche, sia a parete che installazioni, evanescenti, dal colore-non colore perlato e cangiante, come del tempo, e che infatti ci parlano del trasmutare di segni e immagini nel tempo stesso (…), ambigue e fluttuanti visioni che risultano, ad onta delle loro brume, indistintamente sostenute da una ferrea regula, uno schema dal rigore geometrico perfetto, che scandisce il tempo e lo spazio come un prisma di cristallo. Introspezione, sogno, simbolo, ma gestiti dall’occhio e dalla mano dell’autore.”

CLAUDIO CANTELMI (Sulmona AQ, 1962), si è diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Allievo e assistente dell’artista Fabio Mauri dal 1988, è autore del libro d’artista “On screens - Homage to Fabio Mauri 1926 - 2009” e collabora tutt’oggi con lo Studio Mauri-Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo. Ha esposto con mostre personali e collettive a Roma, Venezia, Udine, Latina, Napoli, Sulmona, Londra. E’ docente di Arte e Immagine presso l’Istituto Comprensivo Alberto Manzi di Roma e ha tenuto corsi e laboratori presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, L’Accademia di Brera e L’Istituto Europeo di Design di Roma.
 
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