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arte contemporanea, collettiva PALAZZO SARCINELLI ​ Via XX Settembre 132 Conegliano 31015

Conegliano (TV) - dal 15 febbraio al 23 giugno 2019

I Ciardi. Paesaggi e giardini

I Ciardi. Paesaggi e giardini
Beppe Ciardi - Il bagno o Ragazzi sul fiume
1899
Olio su tavola, 36 x 56 cm
Voghera, Collezione privata
© Saporetti, Milano
 [Vedi la foto originale]
PALAZZO SARCINELLI
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Via XX Settembre 132 (31015)
+39 0438413116 , +39 0438413313 (fax), +39 0438413112
servizio.cultura@comune.conegliano.tv.it
www.palazzosarcinelli.it
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La rassegna consente di apprezzare attraverso più di 60 opere e con un taglio originale, legato principalmente alla rappresentazione della natura e del paesaggio veneto, gli elementi qualificanti della produzione di questa famiglia, mettendo in evidenza peculiarità, convergenze e divergenze tra i tre artisti, ben riconoscibili grazie ad alcuni confronti proposti in mostra
orario: martedì-giovedì 9-18
venerdì-domenica 10-19
chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 11,00
Ridotto € 8,50: studenti, adulti over 65 anni, convenzioni, gruppi con almeno
10 unità, residenti nel Comune di Conegliano nei giorni feriali
Ridotto € 7,00: gruppi da 10 a 25 persone
Ridotto scuole € 4,00
Biglietto famiglia € 25,00: nuclei familiari composti da 2 adulti e da 2 bambini
anni 6/18, ulteriori bambini entrano gratis
Gratuito: bambini fino ai 6 anni, accompagnatore di disabili, guide turistiche,
due accompagnatori per classe e un accompagnatore per gruppo, gior
vernissage: 15 febbraio 2019.
catalogo: in galleria.
editore: MARSILIO
ufficio stampa: CIVITA GROUP
curatori: Franca Lugato, Giandomenico Romanelli, Stefano Zampieri
note: Conferenza stampa venerdì 15 febbraio 2019
genere: arte moderna
web: www.mostraciardi.it

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comunicato stampa
Dal 16 febbraio al 23 giugno 2019 si apre la nuova stagione espositiva di
Palazzo Sarcinelli con la mostra, promossa dal Comune di Conegliano e da
Civita Tre Venezie, I Ciardi. Paesaggi e giardini, secondo appuntamento
del ciclo dedicato al paesaggio nella pittura veneta tra ‘800 e ‘900, inaugurato
nel 2018 con la retrospettiva Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del
paesaggio. Curata da Giandomenico Romanelli con Franca Lugato e
Stefano Zampieri, l’esposizione è dedicata a una delle più affermate
“famiglie” di artisti veneti di quel periodo: i Ciardi.
In una fase di grandi cambiamenti della pittura, sempre più orientata verso
lo studio dal vero o en plein air della realtà, Guglielmo (Venezia, 1842-1917)
e i figli Beppe (Venezia, 1875-Quinto di Treviso, 1932) ed Emma (Venezia,
1879-1933) assumono un ruolo di protagonisti assoluti della scena
artistica veneziana, italiana ed internazionale, partecipando alle Biennali
di Venezia e ai più importanti appuntamenti espositivi nazionali, avendo
anche una buona visibilità all’estero. Come osserva il curatore
Giandomenico Romanelli, «la ricchezza della loro scelta a favore del
paesaggio si misura nelle radicali novità che essi (e soprattutto Guglielmo)
sanno introdurre in questo genere pittorico: la luce declinata in tutte le
possibili atmosfere, la presenza viva e palpitante della natura nelle piante,
nei campi, nelle messi, nelle distese di eriche; la maestosità spesso scabra
delle masse montuose, colte nella luce azzurra dell’alba o in quella
struggente e aranciata dei tramonti, i filari, i covoni, i corsi d’acqua».
La rassegna consente di apprezzare attraverso più di 60 opere e con un
taglio originale, legato principalmente alla rappresentazione della natura e
del paesaggio veneto, gli elementi qualificanti della produzione di questa
famiglia, mettendo in evidenza peculiarità, convergenze e divergenze tra i
tre artisti, ben riconoscibili grazie ad alcuni confronti proposti in mostra. I
prestiti provengono da alcune istituzioni pubbliche come l’Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, Casa Cavazzini ̶ Museo di Arte Moderna
e Contemporanea di Udine e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’
Pesaro di Venezia, con un nucleo significativo di dipinti finora conservati nei
depositi ed esposti al pubblico dopo circa vent’anni, oltre che da collezioni
private.
Il percorso si apre con un focus sugli esordi di Guglielmo ancora influenzato
dalla tradizione paesaggistica ottocentesca come si può vedere dal
precocissimo e inedito dipinto del 1859 Paesaggio fluviale, per
proseguire con gli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto
la guida di Domenico Bresolin (Padova, 1813-Venezia, 1899) e l’importanza
che assumerà il paesaggio dell’entroterra veneto nella sua ricerca artistica.
Atmosfere campestri e “acquitrini” lungo il Sile ma altresì paesaggi
pedemontani e dolomitici costituiscono filoni originali e per certi versi
trascurati della produzione dell’autore. I prolungati soggiorni attorno a Quinto
di Treviso, Fonzaso, Asiago, San Martino di Castrozza gli avevano

consentito d’instaurare un dialogo intimo con le caratteristiche specifiche di
questi luoghi dell’infanzia e della memoria, permettendogli di ritrarli con rara
profondità e continuità.
La seconda sezione è dedicata al lavoro di Emma, instancabile pittrice e
viaggiatrice apprezzata a livello internazionale, cultrice della tradizione del
vedutismo veneziano, capace di rielaborare le esperienze macchiaiole,
impressioniste e tardo impressioniste con un’originale chiave espressiva.
L’artista riscopre la grande tradizione guardesca in un inedito settecentesimo
ironico e brioso con un chiaro gusto moderno e insieme citazionista,
toccando forse i più singolari risultati nell’attenzione verso i giardini e i parchi,
una sorta di hortus conclusus dove regnano quiete e sicurezza. Vi è anche
un altro elemento importante che la mostra mette in luce: le numerose
peregrinazioni artistiche in Europa, testimoniate da un confronto tra alcune
opere di Guglielmo ed Emma. In questi viaggi la passione naturalistica e la
pratica della veduta si arricchiscono di acquisizioni cosmopolite così come di
soggetti e iconografie rinnovati, dagli Impressionisti alla scuola di Glasgow.
Il percorso si chiude con l’opera di Beppe, presentata sotto una luce nuova
che vuole mettere in evidenza la modernità e gli accenti simbolisti dell’autore,
il quale, pur nella fedeltà alla poetica paterna, introduce elementi più
tipicamente novecenteschi fino a dar spazio a una visione personale del
paesaggio. Nonostante le evidenti analogie con la produzione di Guglielmo,
opportunamente segnalate in mostra, è evidente l’attrazione verso il
simbolismo nordico e la fascinazione per l’opera di Böcklin. Nella sua pittura
si afferma via via, oltre a una presenza pacata di animali e pastori, la
centralità della figura umana che, grazie alla lezione di Ettore Tito, talora si
emancipa fino a prevalere sul paesaggio.
L’itinerario segue, dunque, l’evoluzione del linguaggio di ciascuno dei tre
autori, ripercorrendo la vicenda di una delle più importanti famiglie della
storia dell’arte veneta a cavallo tra Otto e Novecento.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Marsilio Editori con
saggi di Giandomenico Romanelli, Franca Lugato, Stefano Zampieri e
Myriam Zerbi.
 
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