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arte contemporanea, collettiva GALLERIA GENTILI ​ Borgo Pinti 80r Firenze 50121

Firenze - dal 19 gennaio al 14 marzo 2019

Vanessa Billy - The White Goddess

Vanessa Billy - The White Goddess
The White Goddess, Vanessa Billy, exhibition view at Galleria Gentili, Florence
photo by Jacopo Menzani
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA GENTILI
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Borgo Pinti 80r (50121)
+39 0559060519
info@galleriagentili.it
www.galleriagentili.it
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Mostra personale di Vanessa Billy, a cura di Rita Selvaggio
orario: da martedì a sabato, ore 10-13 e 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 19 gennaio 2019. ore 18.30
curatori: Rita Selvaggio
autori: Vanessa Billy
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Così a un’ora fissa 
Matuta soffonde con la rosea luce dell’aurora 
le rive dell’etere e spande la luce … 
Lucrezio , De rerum natura (Lib. V, 656-662)

Incroci di ecologia politica e il passaggio dell’energia da un’entità all’altra, visioni distopiche e grumi di materia mitologica: sono questi alcuni dei temi sviluppati dalla pratica di Vanessa Billy (1978, Ginevra) contraddistinta da un forte credo nell’ibridismo e nella capacità di tramutazione degli elementi. Le opere in mostra occupano lo spazio con una presenza tanto corporea quanto vulnerabile, combinano una varietà di forme e sostanze tangibili traducendo le allusioni ad un momento o a un’azione trasformativa che genera l’effetto di ancorarle all’ambiente più prossimo. Assecondando infatti il principio interpretativo dell’analogia, il percorso espositivo si collega idealmente alla Mater Matuta (V sec a.C.) uno dei monumenti più significativi della produzione di statue cinerarie in pietra fetida conservato proprio a Firenze, nel vicino Museo Archeologico. A guisa delle fasi lunari che scandiscono giornalmente il ritmo del tempo, Mater Matuta, con il suo sguardo pervaso da un’intensa malinconia e prolungato oltre la vita terrena, è la dea italica protettrice dell’aurora, della fecondità e della nascita.
Matuta è la “dea bianca” –sorella del miraggio e dell’eco – che, nella sua nudamente indossata magnificenza, ci riporta a quell’istante fuori da ogni durata in cui il mito esplose alla luce per la prima volta. Alla stessa dimensione femminile che da tempo immemorabile è collegata alla luna e che evoca la madre in ogni sua funzione. È quella Dea Bianca che Robert Graves aveva inseguito attraverso tante incarnazioni e metamorfosi. Il corpo della donna offre la medesima visione microcosmica dei ritmi universali della luna, metafora di ciclicità, mutamento, inconscio, segreto, mistero, maternità e fecondità, è simbolo dello scorrere del tempo e rende manifesto il perpetuo ricominciare, la catena ininterrotta di nascite e morti.

Da alba in alba gira la terra e la notte continua a seguire il giorno.
 
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