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arte contemporanea, collettiva PALAZZO DELLA RAGIONE ​ Piazza Erbe Mantova 46100

Mantova - dal 22 marzo al 14 luglio 2019

Braque vis-à-vis. Picasso, Matisse e Duchamp

Braque vis-à-vis. Picasso, Matisse e Duchamp

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PALAZZO DELLA RAGIONE
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Grazie a un nutrito corpus di opere grafiche, insieme a libri d’artisti e ceramiche, provenienti dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, la mostra indaga l’influenza, spesso trascurata, che Braque ha esercitato sull’arte francese degli anni Sessanta e Settanta
orario: dal martedì alla domenica, h 9.30 – 19.30 (chiusura della biglietteria h 18.30)
chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero 12
ridotto 10
vernissage: 22 marzo 2019. su invito
catalogo: in galleria.
editore: ELECTA
ufficio stampa: ELECTA
curatori: Michele Dantini
autori: Georges Braque
note: visita in anteprima per la stampa dalle ore 10 alle 12
genere: arte moderna
web: www.braquemantova.it

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comunicato stampa
La mostra Braque vis-à-vis, dal 23 marzo al 14 luglio 2019, prosegue l’attività espositiva dedicata all’arte del
Novecento a Palazzo della Ragione. Curata da Michele Dantini, è promossa dal Comune di Mantova e
organizzata e prodotta con la casa editrice Electa, con la partecipazione del Kunstmuseum Pablo Picasso
Münster.
Il percorso espositivo propone circa 150 opere risalenti prevalentemente al periodo tra le due guerre e al
secondo dopoguerra. Grazie a un nutrito corpus di opere grafiche, insieme a libri d’artisti e ceramiche,
provenienti dal Kunstmuseum Pablo Picasso Münster, la mostra indaga l’influenza, spesso trascurata, che
Braque ha esercitato sull’arte francese degli anni Sessanta e Settanta. Il percorso è arricchito da gouaches di
proprietà del Musée des Beaux-Arts di Belfort, da un arazzo in lana e cotone della Cité international de la
tapisserie di Aubusson e da alcuni olii provenienti da istituzioni europee, tra cui la Fondation Marguerite et
Aimé Maeght di Saint-Paul-de-Vence e il Museo del Novecento di Milano. Sono presentati inoltre confronti
tra opere di Braque e opere di Matisse, Picasso, Derain, Léger e Delaunay-Terk.
Assente da tempo nel panorama delle esposizioni antologiche in Italia tempo (tra le esposizioni maggiori e
più recenti si ricordano Georges Braque: il segno e la materia a Palazzo Magnani a Reggio Emilia curata da
Sandro Parmiggiani nel 1997, Georges Braque: métamorphoses, curata da Armand Israël presso il Museo
Fondazione Luciana Matalon a Milano e la collettiva, nel segno di Aimé Maeght, a cura di Tomàs Llorens e
Boye Llorens e ospitata a Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 2010), Mantova dedica a Braque una mostra che
ripercorre i decenni della sua attività e le relazioni con gli artisti che l’hanno affiancato e allo stesso tempo
presenta i risultati più singolari della sua ricerca. In dialogo con le più recenti esposizioni internazionali
dedicate a Braque, Braque vis-à-vis considera con rinnovata attenzione la sua produzione matura e tarda,
autonoma e distante dall’istrionica mutevolezza di Picasso, caratterizzata inoltre dall’insistenza su una
ristretta serie di motivi.
Proprio la lunga stagione postcubista di Braque mostra con sempre maggiore evidenza, decennio dopo
decennio, l’affermarsi di un orientamento ideografico o pittografico, per cui, dal punto di vista di Braque,
arti figurative e poesia acquistano tratti morfologici comuni. La fervida attività di illustratore ha per l’artista
ragioni interne, e la familiarità con poeti e scrittori quali Apollinaire o Reverdy, Paulhan, Ponge, Char o
Benoit accompagna un percorso che vuol essere insieme estetico e sapienziale. Nel corso del tempo Braque
sviluppa un alfabeto fantastico fatto di pochi lemmi (gli uccelli, l’auriga, la coppia di amanti, la Terra, il pesce,
il vaso, il mandolino, il teschio, il grappolo d’uva etc.), sempre di nuovo replicati e perfezionati alla ricerca di
una semplicità ultima e definitiva. Nelle sue serie tarde figura, parola e «poesia» convergono in una sorta di
inedita lirica figurativa che non ha niente di estrinsecamente letterario.
Nel porre in risalto i rapporti di collaborazione esistenti all’inizio del Novecento tra artisti, poeti e scrittori,
Braque vis-à-vis si volge a considerare anche l’interesse che, nell’opera di Georges Braque, assumono le arti
applicate (le tecniche anonime del faux bois o del faux marble, ad esempio, spesso impiegate nelle sue tele;
la ceramica e l’arte tessile, ben rappresentati in mostra da diverse opere realizzate negli anni Sessanta e, più
tardi, l’oreficeria, esposta nel 1963 presso il Musée des arts décoratifs di Parigi).
Il catalogo Electa, con saggi firmati da Michele Dantini e Markus Müller (insieme alla prima traduzione
italiana di un celebre saggio dedicato a Braque del grande storico dell’arte inglese Michael Baxandall e a una
ricca antologia di ulteriori testi mai apparsi in italiano), permette inoltre di ricostruire le relazioni tra Braque
e gli artisti, da una parte della sua generazione, dall’altra della generazione più giovane, incluso Duchamp.
Infine, in occasione di Braque vis-à-vis si potrà inoltre osservare una “cover d’autore” della Scultura in carta
che Braque realizzò nel suo studio nel 1914, nel momento di transizione dal cubismo analitico a quello
sintetico. Il curatore della mostra, Michele Dantini, ha infatti invitato Flavio Favelli, artista italiano di fama
internazionale apprezzato oggi per i suoi assemblaggi, a ricostruire la Scultura in carta di Braque, andata
distrutta subito dopo la realizzazione e non destinata dall’artista al mercato, reinterpretandone l’unica
fotografia esistente.
Georges Braque (1882-1963), pittore e scultore francese, figlio di artigiani, si forma a Parigi all’inizio del secolo scorso,
dove subisce l’influenza di Henri Matisse e dove frequenta poeti e letterati coevi. È noto per l’amicizia e l’intesa
professionale che lo legò a Pablo Picasso, insieme al quale diede avvio al movimento cubista. Negli anni tra le due
guerre, in cui è costretto ad allontanarsi da Parigi, Braque inizia a lavorare a uno stile indipendente, a introdurre novità
stilistiche originali, a cui persino Duchamp si ispirerà, su cui riflette e lavora nel tempo quasi ossessivamente, alla
ricerca della perfezione del gesto artistico. Presente alle Biennali del 1948 e del 1958, si dedica negli anni Cinquanta
anche alla progettazione e alla realizzazione di importanti lavori decorativi, quali ad esempio il soffitto della Sala
etrusca del Louvre, il mosaico del patio e la vetrata della cappella presso la Fondazione Maeght a Saint-Paul de Vence e
quelle per la chiesa Saint Valéry e la cappella di Saint-Dominique a Varengeville-sur-Mer, cittadina della Normandia
dove è sepolto.
 
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