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arte contemporanea, collettiva BIBLIOTECA CITTA' STUDI ​ Corso Giuseppe Pella 2 Biella 13900

Biella - dal 16 maggio al 29 giugno 2019

Matteo Rebuffa - Desterrats: vaganti contemporanei

Matteo Rebuffa - Desterrats: vaganti contemporanei

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Il progetto fotografico intende sondare il fenomeno ampio della mobilitazione totale che marca in maniera ormai quintessenziale la nostra epoca: ovvero quella
dell’incontro tra vissuti e storie, che avviene là, oltre i rispettivi confini, una volta che cieli e mari
sono stati solcati.
orario: lunedì a venerdì 8-19
sabato 8-18
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 16 maggio 2019. ore 18.00
curatori: Marco Capozzi, Walter Ruffatto
autori: Matteo Rebuffa
genere: fotografia, personale

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comunicato stampa
Comunicato stampa

A Città Studi Biella Desterrats: vaganti contemporanei
mostra fotografica di Matteo Rebuffa
a cura di Walter Ruffatto
Testi di Marco Capozzi

Inaugurazione 16 maggio, esposizione aperta sino al 29 giugno 2019

ll’interno della fortunata rassegna “Crossing Art&Books”, promossa da Città studi Biella come un punto di riferimento per gli artisti del territorio, verrà inaugurata giovedì 16 maggio alle ore 18 la mostra fotografica “Desterrats: vaganti contemporanei di Matteo Rebuffa”.
La mostra che sarà esposta sino il 29 giugno 2019 nei locali della biblioteca del campus universitario biellese dialoga con la proposta di lettura “Europa” una bibliografia dedicata all’Europa e alla sua storia politica, economica e sociale.
Durante l’inaugurazione i visitatori potranno interagire con la mostra fotografandosi su uno sfondo paesaggistico da loro scelto. Verrà quindi allestito un piccolo set fotografico a tale scopo.

La visita all’esposizione è ad ingresso libero dal lunedì a venerdì dalle 8.00 alle 19.00,
Sabato dalle 8.30 alle 18.00 e Sabato 29 giugno dalle 8.30 alle 12.30.
Per maggiori informazioni è possibile contattare direttamente Città Studi Biella tel. 015 8551107, email: biblioteca@cittastudi.org, web-site:
www.cittastudi.org/biblioteca, facebook: @cittastudibiblioteca.


Matteo Rebuffa
Nasce a Biella nel giugno 1978. Nel 2006, grazie ad una borsa di studio nel quadro del programma Leonardo dell’Unione europea, si trasferisce a Barcellona. Percepisce la sua istruzione fotografica presso IDEP e Atelier Retaguardia, a Barcellona. La sua spiccata attitudine creativa trova sbocco in un Master triennale di” Creazione artistica e fotografia d’autore “. Alcuni dei suoi insegnanti sono stati Manel Ubeda , Martin Llorens , Lloren Reich e Luca Pagliari . Si specializza in fotografia estenopeica, frequentando alcuni corsi dettati da Ilan Wolff, e successivamente riesce a trovare lavoro come assistente in diversi workshop. Durante gli anni accademici, gli viene assegnata una borsa di lavoro sponsorizzata dall’istituto IDEP. In questo contesto, si occupa dell’assistenza delle classi teoriche e ratiche, laboratori analogici e digitali. Nel 2008 inizia una collaborazione con la biblioteca dei musei di Barcellona CCCB e CaixaForum che promuovono commercialmente il suo progetto “Other Xmas postcards”. Nel corso degli ultimi 3 anni il suo lavoro fotografico autoriale è stato esposto collettivamente in festival europei e in mostre personali. Viene selezionato per diverse recensioni internazionali di portfolio, residenze artistiche e pubblicazioni. Attualmente vive e lavora tra Barcellona e Biella.

matteo@matteorebuffa.com / www.matteorebuffa.com


Coordinamento Ufficio Stampa
Città Studi SpA
Giorgia CIABATTINI: 015-855.11.76 / giorgia.ciabattini@cittastudi.org
www.cittastudi.org





Desterrats: vaganti contemporanei di Marco Capozzi

A ben vedere, le vite degli uomini non soltanto possono essere raccontate come una storia, a
posteriori, dalla prospettiva del futuro, ma possono essere così pensate e vissute in ogni loro fase.
Le vite degli uomini sono, in fondo, romanzi in fase di elaborazione, aventi un inizio ben preciso,
ma ancora un ventaglio indefinitamente ampio di possibili svolgimenti. In quest’ottica, ciascun
individuo, inteso come una sorta di autore, dal presente, e sulla base del proprio bagaglio
esperienziale, prende decisioni, sceglie e progetta al fine di articolare un percorso di vita che si
avvicini il più possibile a quella narrazione che, prima o poi, vorrebbe poter raccontare.
Tale processo di appropriazione e di concreta realizzazione, di ciò che in primo luogo nasce sotto
la forma dell’ipotetico, conduce in misura sempre più significativa persone provenienti da ogni
angolo del mondo a seguire l’ambizione non soltanto in senso figurato. È evidente che esistano
luoghi che più di altri si attagliano alle specifiche di ogni singola trama. Sicché, sempre più spesso
è possibile incrociare la strada di una figura d’uomo invero antica, ma che, in una sua declinazione
contemporanea, si fa oggigiorno estremamente comune: ossia quella al cui appello rispondono
coloro che, per le più svariate ragioni, sono portati a migrare, allontanandosi, talora
definitivamente, dai propri luoghi e dalle proprie radici.
Il progetto fotografico “Desterrats: vaganti contemporanei”, nato in origine dall’esperienza
“migratoria” del suo stesso autore – Matteo Rebuffa –, biellese di nascita che ha vissuto per oltre
un decennio a Barcellona, intende sondare una provincia in particolare del fenomeno ampio della
mobilitazione totale, che marca in maniera ormai quintessenziale la nostra epoca: ovvero quella
dell’incontro tra vissuti e storie, che avviene là, oltre i rispettivi confini, una volta che cieli e mari
sono stati solcati.
Per fare ciò egli dispone all’attenzione del fruitore ritratti impossibili, di amici e conoscenti incontrati
lungo il periodo fuori sede, che di fatto decostruiscono la logica di base della comunicazione non
verbale. È un cliché che uno sguardo talvolta riesca a dire più di cento parole; e come tutti i cliché
questo contiene quantomeno un nocciolo di verità: è proprio attraverso lo sguardo, in effetti, che
tipicamente passa la più parte di ciò che i volti esprimono e comunicano. Tuttavia il fotografo
rinuncia al potere espressivo degli occhi, che in tal senso appaiono in ogni immagine chiusi,
assecondando la neutralità di uno sfondo e di un abbigliamento monocromatici. Con un gesto dalla
marcata caratura metaforica e in seguito a questo forte depotenziamento, l’autore si inserisce
piuttosto nello spazio di quell’interpretazione mancata, facendo comparire in sovrapposizione a
ciascun soggetto ritratto un’immagine emblematica di quella parte dei “romanzi viventi” che si
propone di rappresentare, che più da vicino rimanda alle loro origini lontane. Scatto dopo scatto,
vediamo allora comparire sui volti neutralizzati scorci urbani, paesaggi iridescenti, nonché coste
lambite da acque mai dimenticate; uno dopo l’altro vediamo i ritratti colorarsi dei toni di un ricordo
caldo e confortevole, scelto dai soggetti stessi, in cui risuona istantaneamente la temporalità e la
profondità di ogni vissuto.
Da un punto di vista retorico così, le immagini assumono una direzione ben precisa e rivelano la
struttura entimematica che de facto lega l’autore al fruitore: il primo prepara un lavoro che sarà il
secondo a completare, facendo assumere agli scatti la forma di un sillogismo incompleto, le cui
conclusioni spettano al pubblico. Soltanto quest’ultimo infatti, in seguito all’osservazione, si
risolverà a riflettere sull’esperienza, oggi tanto discussa, dell’incontro con l’altro, per notarne
auspicabilmente la ricchezza e le potenzialità, anziché l’immaginario volto minaccioso.
 
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