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arte contemporanea, collettiva BARRIERA ​ Via Crescentino 25 Torino 10154

Torino - dal 24 maggio al 22 giugno 2019

Kaluchua

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BARRIERA
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Via Crescentino 25 (10154)
+39 0112876485 , +39 0112876485 (fax)
barriera@associazionebarriera.com
www.associazionebarriera.com
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Questo progetto intesse una rete d’incontri, alleanze e appropriazioni: una serie di opere, esito della collaborazione fra umani e animali, sono esposte assieme a opere realizzate da umani e ispirate dall’attenta osservazione dei comportamenti animali
vernissage: 24 maggio 2019. ore 19.30
curatori: Martina Sabbadini, Mattia Solari
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Kaluchua Apparatus 22, Araña, Billy, Madison Bycroft, Caretto / Spagna, Cheetah, Sarah Clerval, Ivan Krassoievitch, Nicolas Momein, Pillo, Rhino Rembrandt, Maxime Rossi, Simon Ripoll-Hurier, Jojo, Namsal Siedlecki, Andrea De Stefani, Thomas Thwaites, Emilio Vavarella a cura di Martina Sabbadini e Mattia Von Solari 24/05 — 22/06 2019 Venerdì 24/05 H.19 H.19.30 Lecture-performance di Madison Bycroft coordinato da Sergey Kantsedal stagista: Yuliya Say Barriera Host ︱Please, scroll down for English︱ Barriera inaugura Kaluchua, una mostra collettiva che celebra il potenziale artistico animale. Il progetto è il risultato di una residenza che ha avuto luogo a Treignac Project (Treignac, Francia) nell’estate 2018, e presenta i lavori creati in cooperazione tra artisti di diverse specie. Il titolo della mostra deriva dal neologismo “kaluchua” introdotto dal primatologo giapponese Kinji Imanishi negli anni cinquanta per descrivere alcuni aspetti sociali nei comportamenti dei macachi (Macaca Fuscata). La parola “kaluchua” deriva, infatti, dalla storpiatura della parola inglese “culture”, concetto che Imanishi differenzia dal corrispettivo giapponese “bunka”, per enfatizzare il fenomeno della trasmissione del sapere attraverso l’insegnamento (e non attraverso l’istinto o i geni) da altri aspetti della cultura. Al di là del concetto di “kaluchua”, ci si potrebbe chiedere quali siano i regimi di trasmissione del sapere, i modi di collaborazione e comunicazione tra specie compagne. Questo progetto intesse una rete d’incontri, alleanze e appropriazioni: una serie di opere, esito della collaborazione fra umani e animali, sono esposte assieme a opere realizzate da umani e ispirate dall’attenta osservazione dei comportamenti animali. A partire dal concetto di specie compagne di Donna Haraway e quello di “Umwelt” di Jakob Von Üexkull, questo progetto è un tentativo di sfidare i confini epistemologici esplorando le possibilità della co-creazione. Un grazie speciale a Treignac Project ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||| Martina Sabbadini è curatrice e ricercatrice e lavora presso la fondazione KADIST (Parigi/San Francisco). Ha frequentato il programma sperimentale in Arte e Politica (SciencesPo, Parigi) diretto da Bruno Latour e ha collaborato con il Centro Internazionale d’Arte e del Paesaggio Ile de Vassivière (Francia) per sviluppare una ricerca sulle ‘opere d’arte viventi’. Vincitrice del premio Bonaldi per giovani curatori (GAMeC, Bergamo), ha collaborato con il curatore Ami Barak (2014-2018) per svariati progetti in Francia e all’estero. Dal 2018 si occupa della collezione e dei progetti espositivi della fondazione KADIST a Parigi. Mattia Solari è curatore indipendente e ricercatore. Si è laureato in Arte Visive presso lo IUAV di Venezia e ha conseguito un Master in Arti Visive e Studi Curatoriali presso NABA a Milano, ha in seguito frequentato il Corso in curatela Campo 15 presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Ha collaborato nel Dipartimento di Curatela del Museo di Arte Contemporanea Castello di Rivoli e lavorato come curatore presso Gallerie delle Prigioni, Treviso. I suoi campi di ricerca spaziano dall’iconoclastia all’iconologia, dall’arte pubblica fino alle forme più recenti di institutional critique e di museologia. Scrive per Flash Art Italia, Exibart e Alfabeta2
 
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