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arte contemporanea, collettiva CASA VUOTA ​ Via Maia 12 Roma 00175

Roma - dal 12 giugno al 21 luglio 2019

Domenico Ventura - Le Malelingue

Domenico Ventura - Le Malelingue
Domenico Ventura, Gelati, 2015
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CASA VUOTA
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Via Maia 12 (00175)
Interno 4 A
+39 3284615638
vuotacasa@gmail.com
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Un’occasione per immergersi nell’universo figurativo bizzarro, assurdo e surreale di Domenico Ventura, sapiente artefice di una pittura riconoscibile e personalissima, formalmente composta e raffinata, che disorienta lo spettatore con soggetti ambigui e situazioni destabilizzanti e paradossali.
orario: visitabile su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 12 giugno 2019. ore 18:30
curatori: Sabino De Nichilo, Francesco Paolo Del Re
autori: Domenico Ventura
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
In mezzo a un gruppo di signore intente a mangiare un gelato, una con gli occhiali spessi guarda dritto verso di noi. È, il suo, uno sguardo corale e inquisitorio, lo sguardo delle malelingue. Sembra di poter ascoltare i pensieri che stanno dietro a questo sguardo, che presto prenderanno aria in forma di chiacchiera e pettegolezzo, tra una cucchiaiata e l’altra di gelato. S’intitola “Le Malelingue” la personale di Domenico Ventura che Casa Vuota a Roma ospita dal 12 giugno al 21 luglio 2019. A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, la mostra s’inaugura mercoledì 12 giugno alle ore 18:30 in via Maia 12 ed è visitabile su appuntamento.
È un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo figurativo bizzarro, assurdo e surreale di Ventura, un artista schivo, appartato e forse proprio per questo sorprendente, sapiente artefice di una pittura riconoscibile e personalissima, formalmente composta e raffinata che tuttavia disorienta lo spettatore con soggetti ambigui e situazioni destabilizzanti e paradossali, dietro un’apparente verosimiglianza. Le stanze dell’appartamento del Quadraro trasformato in spazio espositivo, ancora rivestite di vecchie carte da parati sdrucite e strappate, sono l’ambientazione ideale per i racconti a volte iperbolici e a volte boccacceschi che Domenico Ventura dispiega nelle scene della sua pittura e sembrano riempirsi degli echi di un vociare di paese. La voce di Altamura, sulle Murge pugliesi, terra d’origine dell’artista, ma anche la voce di Roma, dei suoi quartieri e delle sue borgate. Che siano ambientate tra i mobili di una casa oppure che siano scorci di esterni, vedute di piazza, feste di popolo, scenari campestri, le narrazioni vernacolari di Ventura sono caratterizzate da una dovizia di particolari e da un gusto della deformazione, dell’iperbole, dell’esasperazione. Si reggono non solo su una perizia tecnica davvero notevole ma anche su una profonda capacità di scavo psicologico che ha radici antiche e nobili, a partire dai ritratti grotteschi e caricaturali di Leonardo da Vinci. Uno sguardo corale e appassionato, umanissimo e molesto, abbraccia tutti i personaggi della pittura di Domenico Ventura nel vortice di una contagiosa maldicenza che dice tutto e tutto tace, per quieto vivere e senso del pudore.

Domenico Ventura (1942) è nato e vive ad Altamura. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Giovanni Brancaccio. Esordisce giovanissimo con una peculiare e corente ricerca nel campo della figurazione, facendo numerose personali in Puglia e ponendosi in controtendenza rispetto agli orientamenti artistici del tempo. Alla fine degli anni Settanta varca i confini della regione con – tra le altre mostre – una personale alla Galleria Eros di Milano. Tra le ultime personali si ricordano nel 2017 “Scherzetto” al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera curata da Marta Ragozzino, nel 2014 “Domenico Ventura da Altamura” presso lo Studio Abate di Roma a cura di Takeawaygallery, nel 2012 “Spazio Privato” alla Majazzin House Gallery di Altamura e nel 1999 “Cosa avrà in mente Domenico Ventura per Piazza Sedile?” a Matera a cura di Elvio Porcelli. Nel 1999 inoltre Massimo Guastella cura il suo catalogo monografico intitolato “Cattivi pensieri”.
 
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