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arte contemporanea, collettiva SPAZIO IN SITU ​ Via San Biagio Platani 7 Roma 00133

Roma - dal 13 luglio al 31 agosto 2019

Lukas Beyeler / Yannick Lambelet - Gods are Dogs and we are b******

Lukas Beyeler / Yannick Lambelet - Gods are Dogs and we are b******

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SPAZIO IN SITU
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Via San Biagio Platani 7 (00133)
+39 3285439828
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Cosa succede quando cadono trucchi e parrucche? Quando l’opera diventa talmente oscena da autocensurarsi e l’illusione collassa a tal punto di integrarsi totalmente alla realtà?
orario: 10-13 e 15-18
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 13 luglio 2019. h 19.00
curatori: Porter Ducrist
autori: Lukas Beyeler, Yannick Lambelet
patrocini: Istituto Svizzero di Roma
Ambasciata Svizzera in Italia
genere: arte contemporanea, doppia personale

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comunicato stampa
"Gods are dogs and we are bitches" Yannick Lambelet e Lukas Beyeler

Spazio In Situ conclude la sua stagione con la quarta ed ultima puntata di “Gehen in den Berg spazieren”. Questa volta sono Yannick Lambelet e Lukas Beyeler ad essere invitati ad occupare l’artist run space di Tor Bella Monaca. La mostra “Gods are Dogs and we are b******” viene a rivestire lo spazio espositivo creando un ambiente super colorato, riempito dei numerosi dipinti di Lambelet e dei video di Beyeler. Un'ultima mostra che chiude la nostra scoperta del giovane panorama artistico svizzero attraverso un'indagine sulla cultura LGBT.

In un'epoca in cui i miti sono ormai spariti, questi due artisti ci conducono in un viaggio nel reale tramite immagini scomposte e ricomposte. Lo statuto di spettatore slitta a quello di avatar, integrato in un spazio parallelo in cui si possono percepire le influenze del multimediale. Le contaminazioni e le interazioni portate dal digitale hanno concretamente spostato il nostro occhio in un dispositivo di auto-fruizione, che ci mette alla pari delle leggende che hanno fatto la storia, almeno nella rappresentazione. “Gods are Dogs and we are b******” crea una “mise en abîme” che porta lo spettatore in un gioco di specchi dove tutto si trasforma in protesi per poi ritrarsi, per integrare la propria immagine nella realtà, aspettando di essere contemplato. Cosa succede quando cadono trucchi e parrucche? Quando l’opera diventa talmente oscena da autocensurarsi e l’illusione collassa a tal punto di integrarsi totalmente alla realtà?
 
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