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arte contemporanea, collettiva MACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA ​ Via Nizza 138 Roma 00198

Roma - dal 7 giugno al 18 settembre 2005

Stefania Galegati

Stefania Galegati
MACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA
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Via Nizza 138 (00198)
+39 060608
macro@comune.roma.it
www.museomacro.org
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Nella sala Panorama del Museo, Stefania Galegati porta l’ “Amazzone Ferita”, una famosa scultura antica presa in prestito dalle collezioni archeologiche romane dei Musei Capitolini
orario: da martedì a domenica 9–19. Festività 9-14. Lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 1. Gratuito fino ai 18 anni e oltre i 65
vernissage: 7 giugno 2005. ore 18,30
editore: ELECTA
curatori: Cloe Piccoli
autori: Stefania Galegati Shines
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Nata a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, nel 1973, vive e lavora tra New York e l’Italia. La sua opera, che si muove liberamente tra varie tecniche e mezzi espressivi, si concentra sull’ambiguità del rapporto che esiste tra realtà e rappresentazione, verità tangibile e percezione soggettiva.
Il percorso dello sguardo e i suoi limiti, gli automatismi e le lacune del nostro modo di vedere, come i “vuoti nell’abitudine” ossia ciò che non riusciamo a distinguere perché viziati da una maniera comune di percepire la realtà, sono oggetto di tanti suoi lavori.
Nella sala Panorama del Museo, Stefania Galegati porta l’ “Amazzone Ferita”, una famosa scultura antica presa in prestito dalle collezioni archeologiche romane dei Musei Capitolini. Il progetto elaborato dall’artista si basa sulla collaborazione tra le varie Istituzioni del Comune di Roma, la Sovraintendenza ai Beni Culturali, i Musei Capitolini e il MACRO, allo scopo di avviare nuove sinergie e interazioni tra il mondo dell’arte antica e i codici espressivi propri del linguaggio contemporaneo. L’Amazzone Ferita, decontestualizzata dalla sua collocazione originaria, si presenta ora al MACRO come un ready-made all’ennesima potenza, cogliendo il pubblico di sorpresa con una soluzione assolutamente inaspettata dal forte impatto emozionale, che sposta l’attenzione dell’osservatore sulla pelle e sull’intensità della scultura. L’artista, infatti, costruisce intorno ad essa una struttura architettonica ideale pensata sia per esaltarne l’intensità e le potenzialità espressive, sia per valorizzare l’identità del personaggio rappresentato. La figura dell’Amazzone, infatti, evoca la mitica donna-guerriero, capace di unire a una forza tipicamente maschile una delicatezza propriamente femminile. La scelta del soggetto, dunque, fa leva sulle valenze simboliche insite nell’iconografia dell’Amazzone. “La trovo molto intensa di per sé, nel modo in cui riesce a trasformare in percezione la complessità della storia che si porta dietro – spiega Stefania Galegati - Prima di tutto la mitologia delle amazzoni, popolo di donne guerriere. Mi interessa come nella cultura greca, che poi è l'origine della nostra 'cultura occidentale', si desse molta più attenzione alla ricerca sull'idea di diverso, che a quella sull’ idea di bellezza. Se pensiamo alla condizione della donna nella Grecia antica, le amazzoni dovevano essere viste come una sorta di mostruosità. Non era pensabile una civiltà dai ruoli sociali interscambiabili… Non voglio parlare di femminismo, ciò che mi interessa è l'ambiguità del mito delle amazzoni: era considerato un argomento talmente importante da essere rappresentato nel Partenone e talmente irrisolto da farci discutere ancora oggi di una possibile uguaglianza di ruoli fra uomo e donna. C'è un'immagine che mi pare dia il senso di questa complessità: quando Achille uccise la regina delle amazzoni, nell'assedio di Troia, si innamorò del suo viso morente” (dall’intervista di Cloe Piccoli pubblicata nel catalogo della mostra).



Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo bilingue edito da Electa con testi critici di Cloe Piccoli, Anne Ellegood.
 
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