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arte contemporanea, collettiva FAM - FONDAZIONE ANTONIO MAZZOTTA ​ Foro Buonaparte 50 Milano 20121

Milano - dal 26 ottobre 2005 al 12 marzo 2006

La motocicletta italiana. Un secolo su due ruote tra arte, storia e sport
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FAM - FONDAZIONE ANTONIO MAZZOTTA
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Foro Buonaparte 50 (20121)
+39 02878197 , +39 028693046 (fax)
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la prima grande mostra dedicata alla motocicletta italiana vista non come "oggetto", ma come "fenomeno" con tutte le sue implicazioni storiche, artistiche e sportive
orario: 10-19,30; martedì e giovedì 10-22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero € 8,00; ridotti € 5,50/4,50
vernissage: 26 ottobre 2005. ore 18.30
editore: MAZZOTTA
curatori: Adalberto Falletta, Marco Riccardi
genere: documentaria, design, arte contemporanea, collettiva, disegno e grafica

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comunicato stampa
La Fondazione Antonio Mazzotta presenta, dal 27 ottobre al 2005 al 12 marzo 2006, la prima grande mostra dedicata alla motocicletta italiana vista non come "oggetto", ma come "fenomeno" con tutte le sue implicazioni storiche, artistiche e sportive.
La rassegna, realizzata in collaborazione con la rivista Motociclismo e con il contributo di Pirelli, è curata da Adalberto Falletta e Marco Riccardi ed espone circa 20 opere d’arte, 70 manifesti d’epoca, 30 motociclette, fotografie e documenti originali ed abbigliamenti storici. La sezione fotografica è curata da Uliano Lucas.



Prima ancora della moda e del design, il settore dove l’Italia ha affermato una supremazia di innovazione tecnologica e bellezza di prodotto è stato probabilmente proprio quello della moto, al punto che sostenere oggi che le moto italiane sono le più belle al mondo, è, dopo un secolo di trionfi a vari livelli, un rassicurante luogo comune. La motocicletta italiana infatti per tutto il Ventesimo secolo si è imposta per numeri di marchi, produzione, qualità e capacità inventiva, trovando inoltre un suo riflesso popolare nei grandi campioni italiani dello sport, da Nuvolari, Ubbiali, Agostini fino a Biaggi e Rossi.

Questa mostra vuole così ripercorrere l’epopea delle due ruote italiane a motori per presentare le tappe salienti di questa storia di successi e ragionare sugli uomini che l’hanno realizzata e sui risultati di questa eccezionale situazione. Il percorso si snoda soprattutto attraverso i miti della meccanica e degli “eroi”, che si sono succeduti dall’inizio del secolo scorso fino ai giorni nostri, ma si costruisce anche sulla presenza costante e familiare delle due ruote nella vita quotidiana e nell’esperienza personale. La motocicletta è stata ed è tuttora protagonista di grandi performances dello sport italiano, non meno che fedele compagna nel lavoro e nelle vacanze degli italiani.

Muovendosi quindi su differenti piani di lettura, la mostra propone tre capitoli principali:

1. L’evoluzione, nella tecnologia e nel design, della moto italiana, dalla prima motocicletta, la Lilliput del 1899 alle creazioni più innovative degli anni Novanta. Dall’applicazione del motore ad un telaio sostanzialmente di bicicletta, alla vera struttura di una moto il passo è relativamente breve, ma in cento e più anni questa forma ha dato poi vita ad innumerevoli variazioni, di funzione e natura. Trovano così posto in mostra differenti tipologie, come le moto da competizione e da record di velocità, i modelli del boom delle due ruote su strada, e ancora gli scooter, come Vespa e Lambretta per arrivare in ultimo ai motorini, che come le biciclette, contrassegnano la giovinezza di generazioni di italiani. Le moto presenti in mostra provengono da: Museo Piaggio, Pontedera; Museo Ducati, Bologna; Archivio Morini, Bologna; Museo Moto Guzzi, Mandello del Lario; Museo della Lambretta, Rodano; Museo del Sidecar, Cingoli; Museo MV Agusta, Samarate; Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", Milano; Museo dell'Automobile, Torino; e da una serie di collezionisti privati.
2. I cento anni di evoluzione tecnologica sono anche cento anni della storia dello sport e del costume italiano, perché l’immagine della moto è protagonista della storia sociale del nostro paese, e le due ruote rappresentano una voce significativa nel panorama industriale italiano, soprattutto per l’Italia settentrionale e la Lombardia in particolare. Qui infatti si sono concentrati molti dei grandi marchi, come la Frera di Tradate, la Guzzi di Mandello al Lario o la Gilera, che aveva la sua prima fabbrica in corso XXII Marzo a Milano. Questo percorso storico, tra sport e società, viene così evidenziato da oggetti di culto, come, per citarne solo qualcuno, la Bianchi Freccia celeste di Tazio Nuvolari, la Vespa di Vacanze romane o la mitica MV Augusta 500 di Agostini. Si possono citare però molti altri fenomeni di costume, quali il Ciao, la Vespa-Tap per la guerra in Indocina con bazooka incorporato, o ancora il Galletto utilizzato dai preti perché consentiva la guida con la tonaca. Se nel ventennio del fascismo l’affermazione della motocicletta corrisponde alle esigenze politiche e propagandistiche del regime, nel dopoguerra, gli anni cruciali del boom economico e dell’Italia settima potenza industriale si rispecchiano tanto nel successo della Vespa e della Lambretta quanto in quello delle ben più potenti 750 di marchi famosi come Laverda, Ducati, Benelli.

Nulla meglio delle fotografie d’epoca può far penetrare il visitatore nel clima delle dei differenti periodi storici e dal ricco archivio fotografico della rivista “Motociclismo” usciranno le immagini, non solo di motociclette, campioni e gare, ma anche dei paesaggi e dei fatti che hanno segnato la quotidianità della moto italiana, come gli interni delle fabbriche di produzione, le parate militari sotto il fascismo, i grandi impianti sportivi e ancora le strade in campagna e tra i monti meta delle vacanze.

La sezione fotografica, curata da Uliano Lucas, presenta inoltre 30 fotografi che interpretano con i loro reportage di cronaca, pubblicità e moda il mondo della moto e le sue trasformazioni. I cambiamenti della società italiana negli ultimi quarant’anni visti attraverso lo sguardo dei grandi fotografi: Carla Cerati, Gianni Berengo Gardin, Cesare Colombo, Nino Migliori, Enzo Sellerio, Sandro Becchetti, Francesco Jodice, Maurizio Galiberti, Fulvio Magurno, Franco Fontana ecc.

3. Anche nel campo delle arti visuali, la moto italiana ispira e costituisce un filone iconografico specifico, come suggeriscono le scene di film famosi, dal già citato Vacanze romane di Wyler al Vigile con Alberto Sordi. Ma forse il mezzo visivo che più ha calato nel quotidiano l’epopea della moto è stato il manifesto pubblicitario, con le sue famose firme come Dudovich, Codognato, Muggiani, Maga, Nizzoli, che anno dopo anno ha reclamizzato marchi e manifestazioni sportive e turistiche legate alle due ruote, innalzando ad elemento di suggestione popolare l’immagine della moto ed evidenziando attraverso i cambiamenti dello stile grafico, il clima politico, sociale, economico e culturale nello sfondo. Più ancora dell’arte è stata proprio la grafica pubblicitaria a rappresentare e inquadrare i fatti sportivi e di costume, dalle ninfe e dagli eroi mitologici caratteristici delle creazioni Liberty al realismo fotografico degli anni della rinascita economica del secondo dopoguerra, passando attraverso le silhouettes astratte della grafica futurista.

Ed è proprio nell’arte futurista che viene data forma e contenuto nuovi alla rappresentazione della velocità e della meccanicità, soppiantando il tradizionale armamentario iconografico della mitologia a favore di immagini moderne e frantumate dei nuovi eroi su due ruote, come ci fa vedere Ivo Pannaggi con il Ratto d’Europa (1965-68). Il potente motociclista di Fortunato Depero si presenta quindi come un Solido in velocità (1923) cui il futurismo demanda il compito di testimoniare lo sforzo di innovazione stilistica del futurismo, tecnologica e politica del fascismo.

Questa sezione della mostra presenta opere significative di altri artisti famosi vicini al movimento Futurista o al Novecento, come Giacomo Balla e Achille Funi, o meno conosciuti come Mario Biazzi e Ram (Ruggero Alfredo Michahelles), ma anche di Antonio Ligabue fino ai contemporanei Hubertus Hohenlohe e Nathalie Du Pasquier. Di Mino Rosso è presente con il bellissimo bronzo Il motociclista (1931) e di Arman Totem (1987), fusione in bronzo di pezzi di moto. Accanto ai manifesti pubblicitari ed alle creazioni artistiche, il settore della grafica d’illustrazione, come le copertine delle riviste specializzate (specificamente “Motociclismo”, la più antica essendo sorta nel 1914), contribuisce ad arricchire ulteriormente il percorso artistico ed iconografico.



Partendo dalla constatazione che la moto italiana è quindi un rilevante fatto industriale, economico, sociale, ma anche artistico ed estetico, questa mostra indaga per la prima volta, non l’“oggetto” motocicletta (come ad esempio si è fatto nella mostra The Art of the Motorcycle al Guggenheim Museum di New York) ma il “fenomeno” motocicletta in tutte le sue implicazioni.



In catalogo saranno presenti i testi dei curatori Adalberto Falletta (testo storico sulla motocicletta) e Marco Riccardi (sugli archivi e la storia della rivista Motociclismo); un testo introduttivo alla sezione fotografica di Tatiana Agliani e Uliano Lucas; un testo di costume di Gino e Michele e uno di Massimo Cirulli sulla grafica pubblicitaria. Inoltre la casa editrice Mazzotta pubblicherà, come è consuetudine per le grandi mostre, un catalogo per ragazzi, curato da Cristina Baldacci.
 
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