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arte contemporanea, collettiva EX CASERMA ZUCCHI ​ Viale Antonio Allegri 9 Reggio Nell'emilia 42100

Reggio Nell'Emilia - sab 24 settembre 2005

Luciano Fabro - L'araba fenice

Luciano Fabro - L'araba fenice

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EX CASERMA ZUCCHI
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Viale Antonio Allegri 9 (42100)
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Inaugurazione dell’opera permanente nell'ambito del progetto "Invito a"
biglietti: free admittance
vernissage: 24 settembre 2005. ore 19
editore: GLI ORI
ufficio stampa: ROSI FONTANA
curatori: Claudio Parmiggiani
autori: Luciano Fabro
genere: arte contemporanea, inaugurazione, personale

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comunicato stampa
Si inaugurerà il 24 settembre 2005 all’ex Caserma Zucchi di Reggio Emilia L’
Araba Fenice l’opera di Luciano Fabro, nell’ambito del progetto, Invito a:
Luciano Fabro, Sol LeWitt, Eliseo Mattiacci, Robert Morris, Richard Serra,
ideato da Claudio Parmiggiani.
Con la realizzazione di questa nuova opera il progetto giunge al suo terzo
atto, dopo l’inaugurazione nel settembre 2004 di Whirls and Twirls 1 di Sol
LeWitt, opera permanente realizzata per la Sala di Lettura della Biblioteca
Panizzi.e di Less Than, l’opera ideata e realizzata da Robert Morris per il
Chiostro Piccolo dei Chiostri di S. Domenico,inaugurata il 19 febbraio 2005.
Invito a: Luciano Fabro, Sol LeWitt, Eliseo Mattiacci, Robert Morris,
Richard Serra, che si completerà entro l’anno 2006, muove dalla volontà del
Comune di Reggio Emilia, nella veste di committente pubblico, di realizzare
in luoghi storici e significativi della città, opere d’arte permanenti, al
fine di affidare alla comunità testimonianze particolarmente significative
dell’arte del nostro tempo, rifuggendo dalla pratica, oggi pressoché
sistematica di manifestazioni artistiche cosiddette perlopiù temporanee
configurandosi, invece, in un cammino opposto, nell’opera come valore
acquisito in forma permanente.
Nato dalla volontà del Comune di Reggio Emilia e finanziato quasi
interamente dall’Amministrazione Comunale, questo progetto trova nell’
azienda Max Mara il suo sponsor principale.
Non è usuale che un artista rivolga un invito ad un altro artista ma è ciò
che si verifica in questo progetto, dove è appunto un artista, Claudio
Parmiggiani a rivolgersi , con questo invito, ad artisti che, dentro una
tradizione, hanno saputo aprire prospettive in una lingua nuova. L’invito a
Fabro, LeWitt, Mattiacci, Morris, Serra ha tenuto conto, in primo luogo, di
presupposti di rigore intellettuale e della riconosciuta importanza della
loro opera unita a una forte consapevolezza sul significato e sul senso del
fare arte oggi.
Opere che siano espressione di una autentica solidarietà con lo spazio che
le accoglierà e con la sua realtà. Opere quindi che sappiano rivolgersi all’
osservatore che, ricettivo e consapevole, ne colga la valenza etica e
civile. Un’arte infine che adempia realmente alla sua funzione estetica e
sociale.
Reggio Emilia sta vivendo una stagione di grandi cambiamenti e
trasformazioni. In questa prospettiva si pone il progetto Invito a, un
investimento in cultura e sapere, elementi sempre più strategici e
inscindibili da uno sviluppo consapevole e sostenibile.

LUCIANO FABRO: L’ARABA FENICE
L’Araba Fenice, l’opera permanente di Luciano Fabro è stata pensata
appositamente per l’Ex Caserma Zucchi di Reggio Emilia, edificato sotto la
guida dell’architetto Marchelli nel 1895, ora sede dell’Università degli
Studi di Modena e Reggio Emilia, dopo un recupero durato cinque anni.
"L’ex Caserma Zucchi, luogo progettato come mercato, divenuto caserma e poi
conservatorio infine università: un’architettura che non si modifica (esprit
de géometrie)pur cambiandone le funzioni ( esprit de finesse)":
Con queste premesse progettuali Luciano Fabro prosegue con L’Araba Fenice le
sperimentazioni e le riflessioni che, dal 1984, con un’ opera presentata a
Merian Park a Basilea, accompagnano il ciclo di lavori definito appunto
Esprit de géometrie, esprit de finesse
Fra il colonnato che occupa il piano terreno dell’edificio Luciano Fabro ha
progettato L’Araba Fenice, una colonna di marmo travertino oro, alta circa
sette metri e leggermente rastremata verso l’alto. L’opera è costituita da
tre rocchi sovrapposti le cui scanalature, laddove la materia è uniforme,
sono ordinate secondo la regola classica vitruviana, laddove emergono con
forza le venature del marmo le scanalature le seguono, mantenendo la stessa
curvatura con un effetto visivo ad andamento elicoiadale
La forma dell’opera è mutuata dall’archetipo della colonna il cui compito
storicamente è stato quello di conferire trasparenza con un volume.
Il lavoro fonde tempi, ottiche e logiche separate. Uniformità e difformità
si armonizzano non secondo uno schema ma per adattamenti. In un unico atto
visivo si sovrappongono diversi movimenti.
Per Fabro in tutti i casi la scultura inserita in un edificio deve
"imparentarsi" all’ambiente, deve strutturarsi secondo lo stesso ordine, le
stesse regole più o meno codificate.
E’ il principio della simpatia più volte teorizzato dall’artista. La
simpatia è la legge degli incontri della materia nello spazio. E’ una legge
fisica della natura ma anche artistica ("essendo il fine dell’arte e della
natura coincidenti") che in un’opera presiede all’unione dei materiali e
delle parti e, nella sua collocazione, all’unione di stati di cose diversi,
per armonia ed attrazione.
Circoscrivere una forma ed inserirla tra le forme di un contesto, sia esso
urbano o naturale, non è un’operazione di isolamento ma di relazione. L’
artista ha così selezionato i fattori che legano le forme e li ha affiancati
e ha proceduto alla selezione, la simpatia alla "saldatura".
La simpatia è la carica di coesione e il supporto alle operazioni esecutive.
La natura se ne serve per riprodurre organismi simili, l’artista per far
incontrare elementi diversi in un nuovo organismo in cui si perde il senso
dell’unione per il senso di una "terza cosa".
Fabro in questo progetto ha voluto "narrare quanto di pitagorico sta nella
colonna ma anche quanto di Epico sta in Pitagora; dare il senso della
staticità ma anche dell’imprevedibilità della staticità e cancellare quanto
di decorativo sta nella colonna: da ciò: esprit de géometrie , esprit de
finesse..."
La sua ricerca negli Habitat si fonda sulla trasparenza e la cancellazione
del senso di chiuso come paradigma dello spazio.Trasparenza è "esserci
dentro", in questo senso la trasparenza dell’opera diviene cornice dello
spazio.
Nella sua costruzione degli Habitat le opere dialogano con gli ambienti in
senso spaziale e costruttivo utilizzando come motivo ordinatore il
collegamento tra spazi, forme e persone.
Come se chi disegnasse una scultura disegnasse anche lo spazio con cui si
confronta e gli conferisse nuove e molteplici possibilità di lettura.Per
Fabro "lo spazio non è un atto di ragione ma di senso". La scultura è
pienamente sperimentata quando la si può vedere e toccare da varie
angolazioni. Lo spazio estetico, non esaurendosi in quello
geometrico-euclideo, porta l’artista a riempirlo di un determinato
contenuto, muovendosi con i suoi strumenti di registrazione (i sensi) come
su un terreno accidentato e perciò, a seconda di come i suoi mezzi rifuggano
certi luoghi e si accumulino in altri, compone il suo modello di
organizzazione spaziale. L’artista è quindi in un certo senso "costretto"
dalle condizioni, dal rilievo della località su cui lavora, ad agire così e
non altrimenti.
Tutto ciò con un atteggiamento artisticamente etico che per Fabro consiste
in " uno sguardo filologico verso le opere che precedono, che è attitudine
dell’artista come antidoto della citazione- ma anche senso di possibilità in
cui le cose possono essere immaginate nuovamente."
 
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