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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 14 ottobre 2005 al 5 febbraio 2006

Caravaggio e l'Europa
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PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti
orario: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30; lunedì 9.30-14.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: mostra Caravaggio: intero 9 euro; ridotto 7,50 euro; gruppi feriali 7,50; gruppi festivi 9,00.
Mostra caravaggeschi: intero 5 euro; ridotto 3,50 euro; gruppi feriali 3,50; gruppi festivi 5.
Cumulativo per le due mostre: intero 12 euro; ridotto 10 euro; gruppi feriali 10; gruppi festivi 12
vernissage: 14 ottobre 2005. ore 19 su invito
catalogo: € 55
editore: SKIRA
ufficio stampa: MARA VITALI, COMUNE DI MILANO
curatori: Vittorio Sgarbi
autori: Michelangelo Merisi, Mattia Preti
telefono evento: +39 0254919
genere: arte antica, collettiva
web: www.caravaggioeleuropa.com

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comunicato stampa
Grazie a un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Vittorio Sgarbi, di cui fanno parte eminenti studiosi internazionali - Sergio Benedetti, Luigi Spezzaferro, Caterina Bon di Valsassina, Mina Gregori, Liesbeth M. Helmus, David Jaffé, Johann Kräftner, Wolfgang Prohaska, Nicola Spinosa, Claudio Strinati, Rossella Vodret - e alla partecipazione dei principali enti museali d'Europa, la mostra si configura come una grande manifestazione a carattere europeo con circa centocinquanta opere selezionate per fornire un quadro, il più completo possibile, delle complesse vicende che caratterizzarono il panorama artistico romano all'inizio del Seicento.

Facendo seguito ideale alla memorabile rassegna su Caravaggio che lo storico dell'arte Roberto Longhi curò proprio a Palazzo Reale nel 1951, l'evento conclude le manifestazioni legate al terzo centenario della morte di Mattia Preti (1613-1699), l'ultimo importante protagonista del movimento caravaggesco, e s'amplia a indagare e illustrare quel rivoluzionario momento artistico segnato dall'apparizione del grande Lombardo e dalla folta schiera di pittori che furono influenzati dal suo drammatico genio.

Lo studio di questo particolare fenomeno artistico che può essere considerato come il primo a carattere europeo, viene affrontato con un'esposizione che si presenta come la più completa rassegna mai dedicata al movimento caravaggesco. Con l'intento di abbracciare l'intero panorama di questo movimento e perseguendo il principio di un alto livello qualitativo, l'evento comprenderà l'esposizione di numerosi capolavori del grande Maestro, ispiratore per decine d'importanti pittori italiani e stranieri che subirono la sua influenza e che saranno presenti alla mostra con le loro opere più rappresentative.

La mostra in programma costituisce un'occasione unica per la comprensione delle varie correnti di quell'irripetibile momento creativo che durò una quarantina d'anni, dal 1595 al 1635 circa, ossia dai primi anni del soggiorno romano di Caravaggio, agli anni trenta del Seicento, quando giunge a Roma Mattia Preti, ultimo epigono del caravaggismo, e si profila già l'irruente nascita del Barocco, favorito dalla potente famiglia del papa regnante, Urbano VIII Barberini.

Si tratta di un momento cruciale della storia dell'arte che, facendo da spartiacque tra il Manierismo e l'età barocca, apre la strada ai nuovi esiti delle correnti artistiche europee fino alla fine del XVII secolo. Un movimento che nasce in una Roma ancora traumatizzata dallo scisma luterano e che si sviluppa sotto il dominio di quattro importanti pontefici: Clemente VIII Aldobrandini (regnante dal 1592 al 1605), Paolo V Borghese (1605-1621), Gregorio XV Ludovisi (1621-1623) e Urbano VIII Barberini (1623-1644).

All'inizio di quest'età di transizione, si fronteggiano due giganti della pittura italiana, a cui corrispondono due distinte correnti artistiche e di pensiero: il bolognese Annibale Carracci, capo indiscusso della pittura classicistica, e il lombardo Michelangelo Merisi da Caravaggio che porta sulla tela un rivoluzionario realismo. I due Maestri scompaiono a distanza di un anno esatto l'uno dall'altro: Carracci muore il 15 luglio 1609, Caravaggio il 18 luglio 1610. Nei due decenni successivi, le due correnti sono raccolte e sviluppate dai seguaci dei due maestri: i classicisti bolognesi che hanno seguito a Roma Annibale Carracci, e i pittori che si rifanno alla drammatica suggestione di Caravaggio. La città papale è il luogo dove si sviluppa questo crogiuolo artistico che richiama numerosi pittori toscani, emiliani, genovesi, lombardi, ma soprattutto un'esuberante schiera di artisti europei, francesi, olandesi e spagnoli, attratti a Roma dalle prestigiose committenze papali e dalle generose richieste delle grandi famiglie romane che in quegli anni andavano formando le loro collezioni. La fama della nuova maniera caravaggesca si diffonde con fulminea rapidità in tutta Europa, e tra la fine degli anni dieci e l'inizio degli anni venti del Seicento, gli artisti europei riporteranno nei loro Paesi quanto hanno appreso durante l'esperienza romana. Ne germoglieranno esiti straordinari, basti pensare a Rembrandt e La Tour.

L'esposizione di Palazzo Reale indaga e illustra dunque questo ricchissimo movimento artistico carico di ripercussioni, mettendo a confronto molti dipinti, tra loro coevi, che riflettono le varie tendenze e costituisce dunque un'occasione unica per la piena comprensione di questo particolare momento creativo. E prevede, inoltre, l'allestimento di una sezione dedicata ai quesiti e ai problemi caravaggeschi con l'inserimento di opere di artisti sconosciuti e raccolti sotto pseudonimi, che potranno essere oggetto di una più accurata indagine e di una più approfondita riflessione. Alcune sale saranno destinate a una sezione documentaria di confronto tra la mostra longhiana del 1951 e quella odierna, sottolineando anche l'attenzione ormai storica delle esposizioni milanesi, e in particolare a Palazzo Reale, sui fatti caravaggeschi e a
conferma dell'impegno profuso per offrire alla conoscenza degli studiosi e del gran pubblico, eventi di grandissimo valore culturale e mediatico.

Lasciato Palazzo Reale, la mostra si sposterà a Vienna dal marzo del 2006, presso il Liechtenstein Museum, che la ospiterà nelle splendide sale recentemente restaurate e riaperte al pubblico.

A chiusura delle esposizioni, si prevede la convocazione di un importante convegno a cui prenderanno parte i più eminenti studiosi internazionali, e di cui saranno pubblicati gli atti.

Le opere in esposizione sono state selezionate in modo da offrire il panorama più ampio possibile delle complesse vicende artistiche che caratterizzano il primo Seicento romano e il movimento caravaggesco.

I. Le opere di Caravaggio
Sono state selezionate ventiquattro tra le opere più significative del grande maestro lombardo, in modo da documentare il continuo evolversi della sua produzione. Il corpus delle tele di Caravaggio sarà suddiviso nelle due sedi del programma, Milano e Vienna.
Da segnalare, in particolare, il nutrito gruppo delle pitture giovanili "chiare", databili ai primi anni del soggiorno romano (c. 1593-1599), ancora legate alle radici lombarde della sua prima formazione e che precedono le sperimentazioni dei drammatici effetti di luce. Sono opere realizzate da Caravaggio prima del suo clamoroso debutto pubblico avvenuto a Roma in occasione dell'Anno Santo 1600, con le tele della Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Accanto a queste prime tele, troviamo le opere della prima maturità del grande pittore, dove è già ben presente la ricerca sugli effetti luminosi.
L'ultimo drammatico periodo di Caravaggio è documentato dal San Giovannino della Galleria Borghese, recentemente restaurato. Il quadro era uno dei tre dipinti che Caravaggio portò con sé sulla feluca che partì da Napoli e lo condusse nel suo ultimo viaggio fino a Palo, presso Cerveteri. Accanto alla tela Borghese, è presente in mostra un'importante, recente scoperta: il San Francesco proveniente da Carpineto Romano, riconosciuto come sicuro autografo del grande Maestro in seguito al restauro eseguito nell'aprile del 2000.


II. I primi seguaci
I primi discepoli della rivoluzione caravaggesca sono tutti di formazione tardo manieristica e sono già attivi a Roma durante il soggiorno di Caravaggio, dove lavorano alle opere avviate da papa Sisto V (1585-1590) in vista del giubileo del 1600. Pur comprendendo la grande portata del messaggio del Maestro, non sempre lo attuano in pieno. Spesso sovrappongono il nuovo linguaggio a moduli compositivi tardo cinquecenteschi, dando risultati di grande interesse.
Attraverso di loro, l'eredità di Caravaggio, lontano da Roma dal 1606, sarà trasmessa ai numerosi artisti che nel secondo decennio del Seicento accorrono a Roma da ogni parte d'Italia e da molte regioni d'Europa.
Questa sezione illustra un momento di passaggio cruciale, che ha lasciato aperto numerose problematiche che la mostra tenterà di chiarire con il confronto diretto tra i dipinti. Tra le questioni ancora aperte, si dibatte: la figura e il ruolo di Giovanni Baglione, il più acceso tra i rivali di Caravaggio, ma nel contempo affascinato dal suo modo di dipingere e di Tommaso Salini, problematico pittore che si pone all'origine della natura morta caravaggesca; la nuova cronologia delle opere di Orazio Gentileschi e Orazio Borgianni; la rivalutazione di artisti originalissimi come Tanzio da Varallo e Giuseppe Vermiglio; il problema della bottega del veneziano Carlo Saraceni, vero dominatore delle committenze pubbliche tra il 1610 e il 1620, e punto di riferimento dei pittori caravaggeschi francesi; il ruolo di Antiveduto della Grammatica, uno dei primi maestri del giovane Caravaggio, e di Cecco del Caravaggio, indicato dalle fonti come uno dei suoi primi seguaci.


III-IV. La seconda generazione dei caravaggeschi e la Manfrediana Methodus
La seconda generazione dei caravaggeschi è composta da giovani pittori nati negli ultimi due decenni del Cinquecento e attivi nel secondo e terzo decennio del Seicento. Si formano direttamente sulle opere di Caravaggio, assimilandone lo spirito e modificandolo secondo le proprie, personali inclinazioni.
Accanto ai francesi, ai fiamminghi e agli spagnoli, è importante la presenza di pittori italiani provenienti da varie regioni, che intrecciano la loro esperienza con quella dei loro coetanei stranieri, dando vita a uno dei più vitali momenti creativi della storia della pittura.
Un importante fenomeno che si evidenzia in questa sezione, è la diffusione della Manfrediana methodus, elaborata dal lombardo Bartolomeo Manfredi, conterraneo di Caravaggio. Manfredi, riprendendo i suoi modelli direttamente dagli originali del Maestro ed elaborandoli in diverse composizioni, quindi quasi "clonando" le tele di Caravaggio, ebbe un eccezionale successo tra i grandi committenti romani, sempre più desiderosi di acquistare opere caravaggesche per le loro collezioni. Giovanni Baglione lo definì malignamente falsario delle opere di Caravaggio; certo è che l'attività di copista che egli esercitò nel secondo decennio del Seicento riscosse un grande successo di pubblico.

a) I caravaggeschi toscani
Formano una corrente caratteristica del caravaggismo, con cui entrano in contatto nel secondo decennio e che fondono con le caratteristiche tipiche della cultura toscana, che non vengono mai abbandonate: il disegno e la studiata struttura compositiva.

b) I caravaggeschi genovesi
Negli artisti provenienti da Genova l'adesione al caravaggismo non è mai convinta e definitiva ma sporadica, e spesso si affianca a una produzione tipicamente regionale.

c) I caravaggeschi napoletani e meridionali
Costituiscono un gruppo particolare, formatisi sulle opere napoletane di Caravaggio e sulla fondamentale presenza di Jusepe de Ribera che opera a Napoli dal 1616 ed è caratterizzato da una costante attenzione al dato reale.

d) I caravaggeschi francesi
Sono tra i primi ad arrivare a Roma, dove la loro presenza è documentata fin dall'inizio del secondo decennio. Oltre a Caravaggio, essi guardano agli esempi del veneziano Carlo Saraceni e di Bartolomeo Manfredi, punto di riferimento essenziale di tutti gli artisti stranieri. Tra i più noti Valentin e Simon Vouet.

e) I caravaggeschi fiamminghi e olandesi
La guida indiscussa di questo gruppo è Gerrit van Honthorst (1590-1656). Anch'egli è a Roma già dall'inizio del secondo decennio, dove elabora un'inedita interpretazione della luce caravaggesca, portando la fonte luminosa dall'esterno del dipinto, com'è in Caravaggio, al suo interno. Questa sua suggestiva maniera, che ebbe un vasto seguito, gli valse il soprannome italianizzato di Gherardo delle Notti. Tornato a Utrecht, sua città natale, alla fine del secondo decennio, fonderà una scuola che diventerà punto di riferimento importante per tutti i giovani artisti dell'Europa centrale e del Nord.

V. Il tardo caravaggismo a Roma (1623-1632)
I giovani nati intorno all'ultima decade del Cinquecento sono attivi nel terzo e nel quarto decennio del secolo successivo. Si formano direttamente sulle opere di Caravaggio o sulla produzione dei primi seguaci del Maestro, elaborandole secondo varie direttrici. Assistiamo a una lenta ma chiarissima modifica dell'originario spirito di Caravaggio, dettata dal cambiamento di gusto dei committenti in senso classico, e dalle esigenze del mercato.
A questa corrente partecipano molti artisti di rilievo, soprattutto francesi, della seconda generazione di naturalisti che diffondono a Roma una nuova versione del caravaggismo, perfettamente rappresentato dalle ultime opere di Simon Vouet e dai capolavori di Valentin ed emendato dal crudo realismo originario.

VI. L'esordio di Mattia Preti
Questo è il vivace panorama che Mattia Preti trova quando arriva a Roma verso il 1630: un ambiente culturale vivido e in fermento, incredibilmente ricco e attraente per un giovane provinciale. La sua reazione di pittore è immediatamente percepibile nelle opere esposte, che dimostrano l'interesse del giovane artista calabrese verso il caravaggismo "addolcito" tipico dei naturalisti francesi, gli ultimi a difendere a Roma, fino alla metà degli anni trenta, il baluardo dell'insegnamento di Caravaggio, seppure filtrato attraverso le innovazioni introdotte dal fiammingo Gerrit van Honthorts e l'ineludibile influsso classicista.
Le opere esposte di Mattia Preti sono tutte riconducibili alla fase ancora problematica del suo esordio romano, ma denunciano già una levatura stilistica che lo porterà verso esiti diversi da quelli del fratello Gregorio Preti che lo aveva preceduto a Roma. L'esposizione di queste opere certamente consentirà anche di far luce sui primi anni di Mattia a Roma, tuttora avvolti da un'impenetrabile cortina d'oscurità.
 
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