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arte contemporanea, collettiva COMPLESSO DEL VITTORIANO ​ Via Di San Pietro In Carcere Roma 00186

Roma - dal 7 ottobre 2005 al 15 febbraio 2006

Manet
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COMPLESSO DEL VITTORIANO
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Via Di San Pietro In Carcere (00186)
+39 066780664 , + 39 068715111
www.ilvittoriano.com
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Le circa centocinquanta opere esposte ripercorrono l'intero cammino artistico del pittore
orario: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-23.30; domenica 9.30-20.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 9,00 intero; € 7,00 ridotto
vernissage: 7 ottobre 2005. ore 18
editore: SKIRA
ufficio stampa: NOVELLA MIRRI, COMUNICAREORGANIZZANDO
autori: Édouard Manet
patrocini: Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
telefono evento: +39 066780664
genere: personale, arte moderna

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comunicato stampa
Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Rocco Buttiglione, il Sindaco di Roma Walter Veltroni, il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il Presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra inaugureranno venerdì 7 ottobre 2005, alle ore 18.00, la grande mostra monografica dedicata a Edouard Manet. Per la prima volta in Italia, circa centocinquanta opere tra oli, disegni, incisioni e fotografie, testimonieranno il percorso artistico ed umano del pittore francese. Importanti musei pubblic i di Francia, Svizzera, Ungheria, Brasile, America, hanno contribuito con i loro prestiti alla qualità della mostra che propone a studiosi e grande pubblico opere nelle quali, come scrive l'amico Baudelaire nel 1862, Manet dipinge "con un gusto deciso per la verità moderna ... con un'immaginazione viva e aperta, sensibile, audace…".

La mostra nasce sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si avvale del patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, dell'Ambasciata di Francia in Italia e dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, ed è promossa dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali, Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche, Assessorato alla Comunicazione - dalla Provincia di Roma - Presidenza, Assessorato alle Politiche della Cultura, della Comunicazione e dei Sistemi Informativi - e dalla Regione Lazio - Presidenza, Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport. L'esposizione Manet si avvale di un prestigioso Comitato Scientifico composto da Maria Teresa Benedetti, Renato Barilli, Claudio Strinati, Ann Dumas, Diane Kelder. La rassegna è coordinata e organizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

La Mostra
L'esposizione Manet, sfida difficile ma affascinante, vuole evidenziare l'audacia e il carisma di un artista il quale, pur non avendo mai partecipato alle mostre degli amici impressionisti è, per naturale designazione, il loro leader. "Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli italiani del Quattrocento" dirà Auguste Renoir, "poiché il Rinascimento è con lui che si prepara". Morto nel 1883 a soli 51 anni, rispetto alle migliaia di quadri e disegni prodotti da Degas o da Cézanne, Manet lascia alla posterità poco più di 400 opere gelosamente custodite da istituzioni pubbliche e collezioni private. Prestiti importanti per documentare nella mostra Manet l'evoluzione dell'artista, sono dunque quelli della Bibliothèque nationale de France di Parigi, del Szépmüvészeti Múzeum di Budapest, del Museu de Arte di San Paolo del Brasile, del Musée des Beaux-Arts di Ottawa, del Philadelphia Museum of Art, del Princeton University Art Museum, della New York Public Library. Le circa centocinquanta opere esposte ripercorrono l'intero cammino artistico del pittore: dagli anni della formazione, caratterizzati dall'amore per la grande arte italiana e spagnola, a quelli dedicati al tema del nudo femminile, ai ritratti, alle marine, alle nature morte. Rivive così il clima di un'epoca, il colto entourage di Manet, le discussioni di letteratura e di arte nei café parigini e nelle brasserie, l'atmosfera di una fremente borghesia cittadina affascinata dalla modernità in una Parigi fin de siècle.

La formazione e l'influsso dell'arte spagnola Tra il 1853 e il 1857 Manet compie vari viaggi di studio nelle capitali europee e, nel primo decennio di attività creativa, accanto ai Tiziano e ai Rubens, è l'arte spagnola ad avere un'influenza dominante. Monelli alla Murillo, fanciulli aristocratici alla Velázquez, suonatori di chitarra dal volto vibrante, corpi femminili dall'eros goyesco, e poi la corrida, l'espada, il matador, i danzatori, diventano temi prediletti. Manet è affascinato dai colori brillanti, dai neri vellutati e succosi, dalle ombre dense e luminose. Scrive nel 1865 "Velázquez da solo vale il viaggio… è il pittore dei pittori, non mi ha stupito ma rapito". In mostra l'amore per Goya trapela nel disegno di Lola de Valence; il dipinto Chapeau et Guitare; le incisioni L'espada del 1862, Il torero morto del 1867-68, il delizioso Tamburello con figure spagnole, l'acquaforte de I gitani, fanno trasparire l'amore dell'artista per le atmosfere picaresche. Del celebre Chitarrista spagnolo, olio su tela esposto al Salon del 1861, e di cui la mostra romana espone un'acquaforte, Théophile Gautier entusiasta esclama: "Velázquez lo saluterebbe con un'amichevole strizzatina d'occhio e Goya chiederebbe del fuoco per accendere il suo papelito".

La figura femminile
All'influsso spagnolo l'artista mescola in quegli anni altre suggestioni. Come ricorda Antonin Proust, il pittore ama soffermare lo sguardo sulle donne che si bagnano nel fiume ad Argenteuil, "aveva l'occhio fisso sulle loro carni mentre uscivano dall'acqua". Bagnanti sulla Senna, olio su tela proveniente da San Paolo, testimonia la passione di Manet per il nudo femminile, così come nel provocatorio Déjeuner sur l'herbe (1863) è proprio la giovane donna nuda accanto ai due uomini vestiti con abiti cittadini ad incarnare la sfida lanciata dall'artista contro regole e valori borghesi. A campeggiare è sempre un nudo di donna che non ha più nulla di mitologico; Manet dà vita non ad una dea dalla pelle eburnea, ma ad una figura femminile reale, dalla carne palpitante sotto i rapidi colpi di pennello. In un'altra celebre opera di rottura, l'Olympia del 1865 di cui in mostra vengono presentati disegni preparatori ed acqueforti, la giovane donna rappresentata in tutta la sua nudità è figlia delle Veneri di Giorgione e Tiziano, della Maya di Goya, delle Odalische di Ingres, ma non è una dea bensì, sfrontatamente vera, è una prostituta. Come scrive Paul Valéry, "Olympia urta, sprigiona un orrore sacro, si impone e trionfa. E' scandalo, idolo; potenza e presenza pubblica di un sordido arcano della società…la purezza di un tratto perfetto racchiude l'Impura per eccellenza…" .
Manet predilige la figura e con la leggerezza dell'uomo di mondo e l'intensità della grande arte, realizza ritratti vibranti di vita. Adora dipingere le donne.

Le marine
Gli impressionisti "ortodossi" come Monet sono paesaggisti; per loro tentare di fissare sulla tela i riverberi e i colori dell'aria, le chiare vibrazioni luminose dell'alba o la luce violetta della sera, è tutto. Il loro universo è un abbandono alla sensualità tattile della tavolozza, alla materia pittorica pura, alle ombre colorate, ai cromatismi madreperlacei che trasmettono l'impressione di un tramonto, che fanno palpitare riflessi d'acqua e di cielo. Manet non cerca di piacere. E' un artista difficile. Il vecchio Delacroix descrive "la tinta stridente che penetra negli occhi come una sega d'acciaio… Ha tutta l'asprezza di quei fiori che non matureranno mai". Unici paesaggi che affascinano Manet sono le marine forse perché l'artista porta con sé il ricordo del mare solcato da ragazzo in un lungo viaggio fino a Rio de Janeiro quando sogna di diventare ufficiale di marina ma viene bocciato al concorso del 1849. L'esposizione romana è un'occasione per ammirare nuvole cupe che si specchiano in mari profondi, superfici di acque azzurrate increspate dalle onde, voli di gabbiani e dune dorate che proteggono dall'oceano. "Il movimento, il sole, l'aria chiara, i riflessi, tutto dà l'impressione della natura ma la pittura di Manet anche nelle realizzazioni 'en plein air', rimane sempre legata all'esperienza di 'atelier'" (P. Burty, 1874). Un fremito di primavera, un soffio di aria tiepida e leggera, si respira invece ne Le rondini, olio su tela del 1873, in cui la sposa e la madre dell'artista sono sedute su di un prato con le soffici vesti percorse dal vento mentre le nuvole solcano il cielo e le rondini volano basse.

Le nature morte
Alla fine della vita, le nature morte diventano una grande risorsa. "Un pittore può dire ciò che vuole con dei frutti, dei fiori, anche con delle nuvole… sapete mi piacerebbe essere il San Francesco della natura morta" scrive nel 1875. E, sull'esempio di Chardin, degli Olandesi, degli Spagnoli, è un rivoluzionario anche nell'attribuire ad un mazzo di peonie, ad un asparago, ad una prugna, lo stesso valore estetico di un ritratto rifiutando così ogni gerarchia dei generi. In mostra, le lettere acquerellate inviate ad amici ed eleganti signore pregandole di andarlo a trovare sono commovente testimonianza del desiderio dell'artista, ormai malato e privo di energia, di scongiurare la solitudine; accanto allo scritto compare ora un fiore, ora uno stivaletto, ora un frutto, ora un cappellino.

La vita parigina e l'entourage
Dandy parigino, di famiglia benestante, sempre vestito con cura ed eleganza, sfrontato e seduttivo, "gli occhi stretti e profondi hanno una vivacità e una fiamma giovanile, la bocca è sottile, mobile; un po' beffarda agli angoli. Il viso di una irregolarità fine e intelligente annuncia, nel suo insieme, l'agilità, l'audacia, il disprezzo per la stupidità e la banalità" (E. Zola). Boulevardier raffinato, amante della vita in società fa parte del Cenacolo di habitués della Brasserie des Martyres dove si incontrano il fotografo Nadar, il critico Castagnary, Charles Baudelaire, suo estimatore, il giovane Gambetta, gli emuli di Courbet. Al Café Guerbois si dà quasi quotidianamente appuntamento con Fantin-Latour, Zola, Degas, Monet, Renoir, Pissarro e, talvolta, anche Sisley e Cézanne. Qui, sotto l'egida di Manet, vengono definiti i principi generali dell'impressionismo ma l'artista, geloso della sua indipendenza e della sua carriera, desideroso di realizzare le sue ambizioni nell'ambito delle istituzioni ufficiali, non partecipa alle otto mostre impressioniste svoltesi tra il 1874 e il 1886 esponendo sempre, nonostante il rischio di rifiuti, al Salon, da lui stesso definito "il vero campo di battaglia. E' lì che bisogna misurarsi". Considerato, di volta in volta, l'ultimo dei classici o il primo dei rivoluzionari, vuole trionfare da indipendente sul terreno dei valori consacrati rielaborando secondo il linguaggio della modernità la lezione dei grandi Maestri del passato. "Modernità è il transitorio, il fugace, il contingente è una metà dell'arte, e l'altra metà è l'eterno e l'immutabile. Il piacere che traiamo dalla rappresentazione del presente deriva non soltanto dalla bellezza che può possedere ma anche dalla sua peculiare qualità di presente". Così scrive Baudelaire nel 1863 e non è un caso che il poeta divenga un grande ammiratore dell'opera di Manet: la loro amicizia, nata nel 1859 e terminata con la morte dello scrittore nel 1867, è testimoniata in mostra da alcuni rapidi e intensi ritratti ad inchiostro e all'acquaforte. Allo stesso modo Zola, che nel 1868 descrive i pittori impressionisti come "pittori che amano il loro tempo…cercano prima di tutto di penetrare figure prese dalla vita e le dipingono con tutto l'amore che provano per i soggetti moderni", rimane così colpito dall'opera di Manet da scrivere: "Sono talmente certo che Manet sarà uno dei maestri di domani, che, se avessi un patrimonio, penserei di concludere un buon affare comprando oggi tutte le sue tele". Della sua vita intima non sappiamo molto. Non ci ha lasciato diari. Nel 1863, dopo tre anni di convivenza, sposa Suzanne Leenhoff, eccellente pianista, che suonerà musica di Wagner al capezzale di Baudelaire nei mesi precedenti la sua morte. All'inizio del 1868 mentre passeggia con Fantin-Latour nelle gallerie del Louvre, Manet rimane affascinato da una giovane donna che sta copiando un quadro di Rubens: è Berthe Morisot, artista allieva di Corot. La loro relazione, il loro amore si esprime attraverso la finzione dell'arte come documenta la litografia in mostra. Nel 1874 la Morisot sposa il fratello del pittore. Manet muore nel 1883: i cordoni della bara sono sorretti dai vecchi amici e tutta Montmartre si raccoglie intorno al feretro. "Era più grande di quanto noi pensassimo" commenta Degas al momento della morte dell'amico e rivale.

con il concorso eccezionale della: Bibliothèque nationale de France

Sponsor: Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato - Gioco del Lotto, Ferrovie dello Stato, Federazione Italiana Tabaccai, Banca Aletti Collaboratori: Vodafone, Gruppo Poste Italiane, Gestore Rete Trasmissione Nazionale, Istituto Luce che collabora alla promozione dell'arte, American Express carta di credito ufficiale Collaboratori tecnici: Lenovo, Gruppo Maggiore, Dimensione Suono Due, Hotel Eden, The Duke Hotel, Hotel Splendide Royal, Progress Insurance Broker
 
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