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Ravenna - dal 22 ottobre al 26 dicembre 2005
Art from California: San Diego

Ernest Silva
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA NINAPI'
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Via Giovanni Pascoli 31 (48100)
+39 0544218342
ninapi@ninapi.it
www.ninapi.it
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Il progetto intende individuare alcuni tratti distintivi che distinguono la cultura artistica della ‘west coast‘ dalle più note e celebrate ricerche provenienti dalle aree continentali americane
orario: su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
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biglietti: free admittance
vernissage: 22 ottobre 2005. ore 18,30
autori: Annette, Eleanor Antin, Doris Bittar, Raul Guerrero, Li Huai, Jay Johnson, James Luna, Heather Martin, Lynn Shuette, Ernest Silva, Pasquale Verdicchio, James Watts, Alexander Wick
note: Con il contributo del Comune di Ravenna
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La galleria Ninapi’ inaugura sabato 22 ottobre la mostra ‘Art from
California: San Diego ‘, primo appuntamento di una serie dedicata alle
recenti ricerche artistiche provenienti dalle aree urbane californiane.

Il progetto intende individuare alcuni tratti distintivi che
distinguono la cultura artistica della ‘west coast‘ dalle più note e
celebrate ricerche provenienti dalle aree continentali americane.

La moderna arte californiana è intimamente legata ai movimenti sociali
che caratterizzano la storia di questa regione, quali il ‘Free Speech
Movement’ nel campus di Berkeley nel 1964, antesignano del maggio
francese, la nascita della cultura hippie nell’area di San Francisco
nel 1965, la formazione del gruppo rivoluzionario delle ‘Black Panther’
a Oakland nel 1966, la rivolta di Los Angeles del 1992, i movimenti di
protesta contro il rafforzamento del confine tra California e Messico,
e si concentra su temi quali l’integrazione razziale, l’emancipazione
femminile, la libertà sessuale ed il rispetto delle libertà
individuali.

Guidata da questa sensibilità sociale, la California elabora una
‘controcultura’ che si oppone alle epiche narrative e alle seduzioni
consumistiche dell’American Dream’, costruite nella propria Hollywood:
nascono gli happening di Allan Kaprow, dove le interazioni
interpersonali nell’azione performativa diventano materiale per nuove
forme artistiche, accade nelle deliberate manipolazioni dell’ identità
personale nei lavori di Eleanor Antin ( presente in questa mostra con
uno dei suoi più celebri video ), nella distante celebrazione delle
icone americane nella ricerca pop di Ed Ruscha, della nascita
dell’architettura metropolitana post-moderna di Robert Venturi.

E’ una ricerca diversa dalle sperimentazioni intellettuali e
concettuali di aree americane più continentali, che si concentra su
forme espressive che privilegiano il reale e l’esperienza vissuta,

Diventano centrali il colore, il soggetto, il corpo, la tradizione
manuale ed artigianale, come nel caso della ‘folk art’, dove gli
elementi etnici e decorativi, anche quando sviluppati al computer,
vengono rivalutati nel nome di un recupero dell’identità femminile (
come nel lavori della Shapiro ) o della riappropriazione delle forme
rappresentative popolari ( come nel movimento artistico ‘ chicano‘ di
origine messicana ), generando un linguaggio contaminato che sia comune
ad una società multirazziale, che non pretende dall’ immagine la
forzata alienazione dalle forme della tradizione e dall’esperienza
‘concreta’, ma prende le distanze dalla sensibilità ai codici astratti
e dal formalismo speculativo di New York. ( GP )


Gli artisti




Ernest Silva, alla sua seconda mostra a Ninapì, cerca nei nuovi lavori
di ‘Backfires - Ritorni di fiamma ‘ la dimensione del ricordo
attraverso la profondità delle immagini sovrapposte, racconti che
rivelano nella prospettiva della memoria una innocenza sociale perduta,
il sogno infranto di un popolo che si pensava paladino del benessere
mondiale e si ritrova violento invasore.
Sullo sfondo di tradizionali ambienti familiari, I soldatini e le foto
di cronaca del Vietnam, sereni ambienti casalinghi e crude immagini di
guerra vibrano in un dialogo dai toni silenziosi e contrastanti, dai
colori e dai contorni lievi e trasparenti, che rivelano, in un
atteggiamento narrativo distante e poetico, il fascino amaro di una
favola tradita.







Raul Guerrero presenta i suoi ultimi lavori nella mostra ‘ A Tale of
Nine Cities: Berlin, Inglewood, New York, Paris, Oaxaca, Ravenna, San
Diego, Tanjier, Tijuana’, realizzati nella tradizionale forma del
quadro turistico su velluto nero, dipinto dagli artigiani locali delle
città messicane per i visitatori americani.
Discendente naturale della cultura pop, Guerrero rappresenta con
intelligente divertimento la scena della seduzione ed il gioco delle
relazioni umane, le evocazioni storiche e i luoghi monumentali,
proiettati nell’ambientazione surreale e stilistica tipica delle
‘comics’,
“La collezione di lavori presentata in questa mostra è stata creata in
un intervallo di tempo di circa tre decadi, e rappresenta il mio forte
interesse per gli effetti dell’ibridazione culturale. Cresciuto con una
identità frammentata, messicana ed americana, sono stato
inevitabilmente portato a esaminare la mia relazione culturale con la
California.
Con il tempo ho realizzato che la maggior parte di noi è soggetto, in
un modo o nell’altro, alle ibridazioni culturali, che ciò rappresenta
in fondo la norma del nostro tempo”.






Nella collettiva sono presenti i lavori di artisti emergenti ed altri
ormai affermati, quali Eleanor Antin, tra le maggiori video artiste e
performer contemporanee che riflette sul gioco delle identità
costruite, James Luna, nativo americano, presente all’ultima Biennale
di Venezia, che affronta in una azione performativa gli effetti
dell’emarginazione culturale cui sono soggette le minoranze etniche,
destinate a vivere secondo assegnati stereotipi sociali.






Heather Martin media “una grande influenza per l’intepretazione delle
relazioni fisiche e psicologiche umane dalle visioni quotidiane degli
show televisivi e dalle visite ai supermarket.”.
I suoi lavori sono “mini battaglie tra umani, alieni e macchine”, dove
“Il sesso ,la violenza, la macchina sono soggetti la cui
rappresentazione astratta porta l’uomo in un contesto fantastico e
ironicamente divertente”.






Doris Bittar, nata a Bagdad da genitori libano-palestinesi, lavora
sull’identità dei simboli di appartenenza culturale, quali la bandiera
e i pattern decorativi, spostando su di essi e sulla loro dissonante
coesistenza i difficili problemi di convivenza tra le popolazioni che
in essi si identificano.






Wick Alexander crea una ‘pittura allegorica, divertente e burlesca, che
esamina il panorama politico e sociale della zona di confine tra
Messico e California’.






Pasquale Verdicchio, nato a Napoli e residente a San Diego, è noto per
la sua eclettica attività artistica. I suoi lavori pittorici, i testi
poetici , le sue fotografie sono apparsi in diversi musei americani ed
europei.

In mostra anche i lavori di James Watts, Annette, Lynn Schuette, Jay
Johnson, Li Huai.

Con il contributo del Comune di Ravenna
 
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