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arte contemporanea, collettiva MUSEO DI CASTELVECCHIO ​ Corso Castelvecchio 2 Verona 37121

Verona - dal 16 ottobre 2005 al 29 gennaio 2006

Paolo Farinati (1524-1606) - Dipinti, incisioni e disegni per l’architettura

Paolo Farinati (1524-1606) - Dipinti, incisioni e disegni per l’architettura
MUSEO DI CASTELVECCHIO
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Corso Castelvecchio 2 (37121)
+39 0458062611 , +39 0458010729 (fax)
mostre.castelvecchio@comune.verona.it
www.comune.verona.it/castelvecchio/cvsito
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Farinati e la sua multiforme “impresa artistica” attiva tra Manierismo e Controriforma vengono indagati in un’importante esposizione allestita nella Sala Boggian del Museo di Castelvecchio
orario: 8.30-19.30; lunedì 13.30-19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 4,00 - ridotto € 3,00 - scolaresche € 1,00 - Biglietto ingresso mostra e museo € 5,00 - ridotto € 4,00 - scolaresche € 2,00
vernissage: 16 ottobre 2005.
editore: MARSILIO
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Paola Marini, Giorgio Marini, Francesca Rossi
autori: Paolo Farinati
note: con il sostegno di Fondazione Cariverona
genere: arte antica, personale, disegno e grafica

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comunicato stampa
Coetaneo di Palladio e di Veronese, Paolo Farinati (1524-1606) scelse di non allontanarsi mai da Verona dove visse e lavorò, a capo di una bottega floridissima, sino alla venerabile età di 92 anni.

Era un artista dalla meravigliosa fantasia e, insieme, un uomo dalla precisione quasi maniacale: nulla di ciò che lui e i suoi realizzavano usciva dalla bottega senza essere minutamente inventariato, giorno per giorno, con tanto di corrispettivi in denaro, in beni o in servigi.

Eclettico come solo i grandi artisti sanno essere, poteva accingersi con eguale passione e abilità a ideare un progetto per un’architettura, affreschi, sculture, stendardi e gonfaloni processionali, arredi e decorazioni di ogni genere. Egli conservava i disegni preparatori o eseguiti per ricordare le sue invenzioni, e sono oltre 500 quelli sino ad oggi ritrovati in grandi musei del mondo come il Louvre, che ne possiede il maggior numero.

Farinati e la sua multiforme “impresa artistica” attiva tra Manierismo e Controriforma vengono indagati, dal 17 ottobre al 29 gennaio prossimi, in un’importante esposizione allestita nella Sala Boggian del Museo di Castelvecchio.

Idealmente introdotte dall’esemplare originale del suo celebre Giornale, un libro dei conti che documenta l’attività svolta dalla sua bottega tra il 1573 e il 1606, anno della morte dell’artista, sono in mostra più di 200 opere, tra dipinti, disegni, incisioni e documenti d’archivio.

Un video rende conto della sua attività di frescante proponendo un itinerario attraverso alcuni dei principali cicli decorativi realizzati tra Verona e provincia.



La mostra, a cura di Paola Marini, Giorgio Marini e Francesca Rossi, è organizzata dal Comune di Verona, Assessorato alla Cultura, Museo di Castelvecchio, con il patrocinio della Regione del Veneto, con la collaborazione della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico per le province di Verona, Vicenza e Rovigo, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, intende dare piena valorizzazione all’opera di uno degli artisti più rappresentativi della stagione manierista veronese.

Con la sua attivissima bottega, Farinati lasciò un’impronta decisiva nel territorio locale nell’ambito della pittura sacra destinata a chiese e conventi e nella decorazione di palazzi e ville. La sua opera impressiona soprattutto per la straordinaria fertilità inventiva delle composizioni, spesso documentate da vere e proprie serie tematiche di studi grafici, bozzetti o disegni molto rifiniti e pittorici elaborati in varianti di pose e scenografie.



Nucleo centrale dell’esposizione, è un ricco e omogeneo fondo di interesse architettonico donato nel 1993 al Museo di Castelvecchio ed esposto per la prima volta in questa occasione.

A tale corpus, costituito da un centinaio di fogli, sono affiancati disegni di figura passati in Inghilterra e poi in Francia durante il Seicento, attraverso i più illustri collezionisti del tempo dei re Carlo I e II d’Inghilterra e di Re Sole, attualmente conservati al Louvre o alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco, come il gruppo di fogli preparatori per il sontuoso fregio murale di soggetto filo imperiale esposto parzialmente in mostra, con la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530, realizzato su commissione del ricco mercante veronese Simone Quaranta.

Questi e altri esemplari in mostra sono riuniti per offrire la testimonianza dell’incalzante e dinamica attività della bottega familiare da lui guidata, e della pratica di fissare un’idea compositiva sulla carta prima di trasferirla sulla parete o riusarla nelle tele, in un continuo, incessante “migrare” di modelli figurativi.

Paolo Farinati fu uno dei pochi artisti veronesi del suo tempo a non lasciarsi risucchiare nell’orbita di Palladio, ma rimase impressionato dall’arte di Paolo Caliari, l’intimo e geniale amico emigrato a Venezia, il suo principale modello di riferimento assieme a Michelangelo, Giulio Romano e Parmigianino.

Rimanendo in città, a differenza dei suoi più celebri contemporanei, egli assicurò la continuità della scuola pittorica veronese. La novità e la modernità delle sue ricerche, unite all’attaccamento alla tradizione della cultura figurativa locale, gli garantirono per oltre cinquant’anni i favori della più ampia clientela veronese.
 
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