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arte contemporanea, collettiva VILLA MEDICI - ACCADEMIA DI FRANCIA ​ Viale Della Trinità Dei Monti 1 Roma 00187

Roma - dal 26 gennaio al 2 aprile 2006

Damiani, de Nobili, Tosi - Scene e costumi tre grandi artisti del XX secolo
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Damiani, de Nobili, Tosi - Scene e costumi tre grandi artisti del XX secolo
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Luciano Damiani, Vita di Galileo, 1963
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VILLA MEDICI - ACCADEMIA DI FRANCIA
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Viale Della Trinità Dei Monti 1 (00187)
+39 066761291 , +39 066761243 (fax)
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Un’ampia selezione di opere, tra scene e costumi (bozzetti e originali), per ognuna delle tre sezioni attorno alle quali si articolerà l’esposizione
orario: 11.00 - 19.00 orario continuato

Giorno di riposo : Lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: biglietto intero : 8 euro

biglietto ridotto : 4,50 euro
vernissage: 26 gennaio 2006. ore 18.30
catalogo: on un’introduzione di Richard Peduzzi e con i testi di Marc Bayard, Alvar Gonzáles Palacios, Caterin
editore: SKIRA
ufficio stampa: Avril Cassanas
Accademia di Francia a Roma - Villa Medici
Viale Trinità dei Monti 1 - 00187 Roma
tel +39 06 67 61 291 - fax +39 06 67 61 243
stampa@villamedici.it
curatori: Gioia Fiorella Mariani, François Regnault, Dino Trappetti
autori: Luciano Damiani, Lilia de Nobili, Piero Tosi

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comunicato stampa
L’Accademia di Francia a Roma, diretta da Richard Peduzzi, inaugura il nuovo anno con un’ importante mostra dedicata all’opera di Luciano Damiani, Lila de Nobili e Piero Tosi, tre grandi artisti del teatro italiano del XX secolo, a cura di Gioia Fiorella Mariani, François Regnault e Dino Trappetti.

La mostra
Un’ampia selezione di opere, tra scene e costumi (bozzetti e originali), per ognuna delle tre sezioni attorno alle quali si articolerà l’esposizione (una parte dedicata a Lila de Nobili, una a Piero Tosi e infine una riservata a Luciano Damiani), traccerà i punti salienti dell’opera dei tre artisti sviluppatasi all’interno della storia della scenografia in Italia, nella seconda metà del XX secolo.

Tale ambizioso progetto intende innanzitutto offrire una visione d’insieme della creazione italiana, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, in questa particolare forma artistica, troppo spesso relegata ad un ambito specialistico. Inoltre, mettendo a confronto e in relazione tre personalità così singolari e significative, questa mostra vuole sottolineare l’importante contributo innovativo della loro opera alla creazione teatrale contemporanea.

Gli artisti

Lila de Nobili
a cura di Gioia Fiorella Mariani, con la consulenza di Dino Trappetti
Lila de Nobili nasce il 3 settembre 1916 a Castagnola in Svizzera.
Sua madre, ebrea ungherese, è sorella del pittore Marcel Vertès. Suo padre, ligure, deputato e in seguito sottosegretario di Stato al Tesoro prima della guerra, con l’avvento del Fascismo decide di adottare la nazionalità ungherese per manifestare il proprio dissenso. Il cambio di nazionalità gli procurerà non poche difficoltà nel dopoguerra.
Dopo una infanzia trascorsa vicino Nizza, Lila va a vivere con i genitori a Roma, al Grand Hotel. Studia presso l’Accademia di Belle Arti accanto a Ferruccio Ferrazzi e ad Aristide Sartorio, il primo ad individuare la sua predisposizione artistica. Nel 1943 la sua famiglia si esilia in Svizzera, al Grand Hotel di Ginevra, aspettando la fine della guerra, per poi tornare brevemente in Italia. In seguito, mentre i suoi genitori si trasferiscono a Nizza, Lila dimora a Parigi, città in cui lei e sua madre si stabiliscono in modo definitivo dopo la morte del padre.
Il lavoro di Lila de Nobili conosce tre fasi fondamentali. Negli anni '40 esordisce come disegnatrice di moda, lavorando al fianco di suo zio per Vogue ed Hermès. Nel 1947, il regista Raymond Rouleau le propone di realizzare la prima scenografia : ciò segna l’inizio di una lunga collaborazione, durata quasi trent’anni. Successivamente altri grandi nomi del teatro europeo - Luchino Visconti, Peter Hall, Franco Zeffirelli – sollecitano il suo talento. Nonostante ciò, all’inizio degli anni '70, Lila abbandona la scena per dedicarsi esclusivamente alla pratica e all’insegnamento della pittura. Si cimenta nell’arte dell’icona a fianco del pittore e scenografo greco Yannis Tsarouchis e segue dei corsi presso l'"École de Peinture et de Décoration" di Bruxelles aprendo il proprio atelier ai bambini del quartiere. In questo modo si ritira definitivamente fino alla sua scomparsa, il 19 febbraio 2002.
Lila de Nobili può essere considerata l’ultima grande rappresentante della tela dipinta a teatro. Ha praticato questa tecnica sino al parossismo, lavorando con nomi illustri in materia di illuminazione, come Raymond Rouleau, e realizzando le scene lei stessa fin nei minimi ritocchi – fatta eccezione per la Manon Lescaut di Visconti nel 1973. Ad una intera generazione di scenografi e costumisti (quali Pierluigi Samaritani, Emilio Carcano, Christine Edzard, Claudie Gastine, Gioia Fiorella Mariani, Chloé Obolensky e Jean-Marie Simon) che furono suoi assistenti ma soprattutto amici, ella ha lasciato e tramandato quel senso dell’artigianato proteso all’arte.

Piero Tosi
a cura di Dino Trappetti
Piero Tosi nasce nel 1927 a Firenze.
La sua vocazione artistica si fa strada precocemente : i volti delle star sulle copertine della rivista « Cinema » e l’esempio del grande costumista Gino Sensani, ispirano i suoi primi disegni. Nel 1945, entra all’Istituto d’Arte di Firenze, dove incontra Danilo Donati e Anna Anni ; frequenta poi i corsi di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti. Nel corso di questi anni di formazione, incontrerà coloro che l’accompagneranno durante tutta la sua carriera : Mauro Bolognini e Franco Zeffirelli.
E' grazie a quest’ultimo che nel 1940 diviene assistente di Maria de Matteis, essa stessa ex assistente del maestro Gino Sensani per Troilo e Cressida, rappresentato nei giardini di Boboli sotto la regia di Luchino Visconti. Se, tra il ’51 e il ’76, per il teatro come per il cinema e l’opera, le loro carriere sono indissociabili, Piero Tosi si unisce nello stesso periodo ad altri mostri sacri come Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini, pur mantenendosi fedele ai compagni degli esordi. Malgrado i ripetuti tentativi di registi cinematografici stranieri di grande levatura, quali Stanley Kubrick e Ingmar Bergman, la sua carriera si è sviluppata unicamente in Italia.
L’arte di Piero Tosi è sostenuta da un importante lavoro di documentazione : l’analisi di dipinti e fotografie, le ricerche in biblioteca e nei musei hanno sempre contribuito alla perfetta intuizione dello spirito di ogni spettacolo. Questo lavoro sapiente e sensibile va ad arricchire uno sguardo capace di valutare in anticipo la resa sullo schermo di una particolare stoffa, di un colore su una tinta, di una forma su di un corpo e in questo troverà nell’apporto sartoriale di Umberto Tirelli un complemento indispensabile. Nell’opera di Piero Tosi, il costume è considerato come un insieme, un « tutto » – indissociabile dal trucco e dall’acconciatura – che riflette in sé stesso una intera drammaturgia.

Luciano Damiani
a cura di François Regnault
Luciano Damiani nasce il 14 luglio 1923 a Bologna.
I primi ritratti che esegue di Mussolini e le copie da Raffaello saranno notate durante la prima Giornata della Tecnica : usufruirà così di un appoggio per potersi iscrivere al Liceo Artistico e in seguito di una borsa di studio per il Collegio Venturoli – entrambe opere del regime fascista. Fa il proprio ingresso alla Accademia di Belle Arti di Bologna, dove frequenta i corsi di Giorgio Morandi.
Con Giorgio Fiumi, fonda una agenzia specializzata in locandine per il cinema, che dal 1949 dirige da solo, riscuotendo discreto successo. Parallelamente inizia a lavorare come scenografo alla Soffitta e al Teatro Comunale di Bologna, prima di essere notato, nel 1952, da Paolo Grassi e da Giorgio Strehler. Buona parte della sua carriera si svolgerà quindi a Milano, presso il Piccolo Teatro, da cui prende comunque le distanze continuando a lavorare assieme ad altri registi e in seguito, dal ’67, iniziando a firmare personalmente diverse regie teatrali e d’opera. Dopo aver iniziato a collaborare al rinnovamento del Teatro di Trieste, negli anni Settanta, dal 1982 si dedica completamente al suo teatro, il Teatro di Documenti.
Con Luciano Damiani inizia la scenografia contemporanea. E il primo in Italia a rivendicare l’autorità artistica del decoratore-scenografo, ottenendo, dopo diciotto anni di militanza, il riconoscimento ufficiale di questa professione, tramite l’attribuzione dei diritti d’autore.

Il catalogo
La mostra sarà accompagnata da un libro pubblicato da Skira, grazie al sostegno della Banca Dexia Crediop, con un’introduzione di Richard Peduzzi e con i testi di Marc Bayard, Alvar Gonzáles Palacios, Caterina d’Amico de Carvalho, Dino Trappetti e François Regnault.


Le attività culturali dell’Accademia di Francia sono realizzate sotto il patrocinio del Ministère de la culture et de la communication e grazie al sostegno di Air France.

Questa mostra non avrebbe potuto essere realizzata senza la partecipazione di: Archivio Bozzetti e Figurini della Fondazione Teatro alla Scala, Bibliothèque nationale de France, Costumi d’Arte - Giuseppe Peruzzi, Comédie Française – Paris, Fondation Yannis Tsarouchis, Fondazione Teatro dell’Opera di Roma - Archivio Storico, Musée de la Mode et du Textile, Paris. Collection Arts Décoratifs, Collezione Tirelli Costumi – Roma e in collaborazione con Axa Art.
 
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