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arte contemporanea, collettiva PINACOTECA DI BRERA ​ Via Brera 28 Milano 20121

Milano - dal primo febbraio al 9 aprile 2006

Brera mai vista - Giovanni Boldini

Brera mai vista - Giovanni Boldini

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PINACOTECA DI BRERA
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Via Brera 28 (20121)
+39 02722631 , +39 0272001140 (fax)
brera.artimi@arti.beniculturali.it
www.brera.beniculturali.it
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Nel 1888 Giovanni Boldini informava l’amico Cristiano Banti di avere in pochi mesi eseguito ben sei grandissimi ritratti a pastello, ‘tutti di signore americane del Sud’: fra questi l’ultimo ad essere terminato era stato quello di Emiliana Concha de Ossa noto anche con il titolo di Pastello bianco, l’opera cui è dedicata la sedicesima edizione del ciclo Brera mai vista
orario: 8.30 -19.15 da martedì a domenica
(la biglietteria chiude 45 minuti prima)
lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 5 (compreso Pinacoteca) € 2,50 ridotto
vernissage: 1 febbraio 2006.
catalogo: a cura di Valentina Maderna e Cristina Quattrini
editore: ELECTA
ufficio stampa: ELECTA
curatori: Luisa Arrigoni
autori: Giovanni Boldini
genere: personale, arte moderna

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comunicato stampa
Nel 1888 Giovanni Boldini informava l’amico Cristiano Banti di avere in pochi mesi eseguito ben sei grandissimi ritratti a pastello, ‘tutti di signore americane del Sud’: fra questi l’ultimo ad essere terminato era stato quello di Emiliana Concha de Ossa noto anche con il titolo di Pastello bianco, l’opera cui è dedicata la sedicesima edizione del ciclo Brera mai vista.
La giovane ragazza, appena diciottenne, era una delle nipoti di Ramòn Subercaseaux, brillante diplomatico, scrittore e pittore dilettante, committente e poi amico di John Singer Sargent, il pittore che aveva introdotto Boldini nella cerchia dei ricchi cileni in viaggio per le capitali d’Europa: ‘bella come un amore’ aveva ammaliato persino l’ormai famosissimo pittore italiano, nel cui studio ambiva posare tutta la buona società europea e ogni sorta di miliardarie americane, appena giunte a Parigi, pronte a svaligiare le case di moda e a tentare l’impossibile pur di avere un ritratto di Boldini da esibire in salotto. Dalle sedute di quella giovane e ancora timida ragazza nell’atelier più in voga del momento, scaturì un capolavoro, premiato all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, e in cui la critica contemporanea riconobbe una svolta artistica del Boldini, ormai teso a rappresentare una femminilità suprema ed irresistibile, correttissima e pudica… come evocazione di assoluta purezza d’animo. Il maestro fu consapevole da subito di questo felicissimo risultato, raggiunto grazie anche alla maestria con cui sapeva padroneggiare la tecnica del pastello anche su vaste superfici, degno erede della grande tradizione ritrattistica settecentesca di Raphael Mengs e Rosalba Carriera; perciò non si volle mai privare di quella opera così fragile eppure così ipnotica: essa rimase gelosamente conservata nel suo atelier fino a quando la vedova Emilia Cardona non la donò allo Stato Italiano, che la destinò a Brera.
Al seguito della famiglia Concha partì per l’America del Sud una seconda versione del ritratto della bella diciottenne, prontamente eseguito dal maestro, forse timoroso di non riuscire più a raggiungere quei sottili trapassi di luce, quei tenui passaggi di toni di bianco del vestito di mussola leggerissima - bianco neve, bianco crema, bianco panna- che rendono assolutamente straordinari gli accordi cromatici dell’abito vaporoso con la rosea carnagione di Emiliana e il nero collarino che le cinge il lungo collo. Un risultato così perfetto fu raggiunto grazie anche alla tecnica del pastello su tela, che Boldini aveva affinato negli anni, fiducioso nelle innovazioni della tecnica: i nuovi pastelli immessi sul mercato erano composti con colori sintetici, assolutamente inalterabili, almeno così assicuravano i commercianti, e grazie anche a nuovi fissativi non si sarebbero alterati nel tempo.
Purtroppo il ritratto di Emiliana Concha de Ossa non ha resistito, come il maestro sperava: il colore, persa ormai ogni coesione con la tela, che si è rilevata così fine da simulare una seta, e preparata con una stesura chiara, cominciava a polverizzarsi: muffe e allarmanti alterazioni cromatiche erano evidenti in più punti sia sul recto che sul verso della tela; quest’ultima era ancorata al telaio originale mediante chiodi e sellerine, sistema non più idoneo in quanto non ne assicurava più una tensione graduale, controllata e continua.
L’opera è stata perciò sottoposta ad un lungo e delicato restauro, generosamente finanziato da Casimiro Porro, e affidato alle cure di Barbara Ferriani e Paola Borghese, preceduto da una serie di indagini, a cura di Giovanni Testa, Manrico Firpi, Thierry Radelet e Giuseppe Laquale.
Con un particolare sistema messo a punto da Equilibrarte, su modello realizzato negli anni Cinquanta da Roberto Carità per l’Istituto Centrale del Restauro, si è potuto trasformare il telaio originale in telaio a tensione continua, mediante meccanismi a molla montanti sul retro, permettendo così alla tela di scorrere libera lungo i bordi. Il grande ritratto, recentemente concesso in prestito alla mostra monografica dedicata all’artista ferrarese nel 2005, è ora esposto nella sala XXXVIII della Pinacoteca di Brera, accanto ad una piccola tela, gentilmente prestata dal Museo Boldini di Ferrara, raffigurante Donna in nero che guarda “il pastello bianco”, singolare scena di atelier, in cui una sottile figura in nero – forse la stessa Emiliana -, vista di schiena, osserva il pastello bianco.
 
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