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arte contemporanea, collettiva GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA RAFFAELE DE GRADA ​ Via Folgore Da San Gimignano 11 San Gimignano 53037

San Gimignano (SI) - dal 4 marzo al 28 maggio 2006

Charles Szymkowicz - I Volti della Memoria
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GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA RAFFAELE DE GRADA
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Via Folgore Da San Gimignano 11 (53037)
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Per la prima volta in Italia, un’ampia ed importante antologica dell’artista belga Charles Szymkowicz
orario: tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 18.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 4 marzo 2006. ore 18
ufficio stampa: AMBRA NEPI
curatori: Enrico Crispolti
autori: Charles Szymkowicz
telefono evento: +39 0577907157
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Per la prima volta in Italia, un’ampia ed importante antologica dell’artista belga Charles Szymkowicz, “Volti dalla Memoria”, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffele De Grada”- Musei Civici di San Gimignano, dal 4 marzo al 28 maggio 2006.
Curata da Enrico Crispolti ed organizzata dall’Assessorato alla Cultura della Città di San Gimignano, Musei Civici, con la Commissione Generale alle Relazioni Internazionali della Comunità Francofona del Belgio Vallonia-Bruxelles e la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Siena, la mostra presenta il percorso pittorico dell’artista, lungo un quarantennio, attraverso 107 opere, di cui 70 dipinti, anche di grande formato, e 37 disegni.
La mostra che si inaugurerà sabato 4 marzo, alle ore 18.00, si inserisce in un progetto dedicato al Belgio di cui fanno parte altre due esposizioni, già teminate, di giovani artisti belga-fiamminghi, “Metamorphosis”.

Benché l’artista risieda ed operi a Charleroi in Belgio (dove è nato nel 1948 da genitori ebrei polacchi emigrati fra le due guerre), frequenta assiduamente la Toscana che ha imparato ad amare attraverso la profonda amicizia con il grande poeta e cantautore Leo Ferré, suo estimatore e autore in chiave critica e poetica. Molto famoso in patria, l’artista ha esposto principalmente in Europa in numerosi musei e gallerie. In Italia, prima d’ora, ha tenuto una personale alla Galleria Toninelli Arte Moderna di Milano, nel 1978, e successivamente, nel 1999, a Venezia nel Teatro Fondamenta Nuove.

La mostra “Volti dalla Memoria” propone una rilettura storico-critica del percorso dell’artista che da un’iniziale e vivida denuncia politico-sociale (anni Sessanta e Settanta), attraverso una sempre più piena fiducia nei mezzi specifici della pittura, perviene tra gli anni Ottanta e Novanta e in questo Duemila, all’attuale dimensione espressionista.
Charles Szymkowicz appartiene alla “grande razza degli espressionisti europei” con lontane radici realiste, da Meidner a Guttuso (che riconosce idealmente come maestro), e si inserisce in una tradizione figurativa con una forte intenzionalità denunciataria, sociale, politica. Emblematica in tal senso è l’opera Le Monde e l’Oppression del 1973 presente in mostra.
Ma Szymkowicz dialoga e si alimenta anche alle grandi fonti figurative dell’espressionismo europeo, di chiave più esistenzialmente individuale, da Kokoschka, a Soutine, a Bacon. Ed è attraverso questa prospettiva che approda ad un forte espressionismo - definito “etico” da Enrico Crispolti - che ci mostra una costante condizione di tensione sia individuale che collettiva di vissuto nel mondo attuale, insidiato da invasivi processi consumistici di disumanizzazione, alienazione, sradicamento. A questa condizione estraniante dell’uomo, Szymkowicz oppone un forte e costante “vitalismo emotivo-partecipativo [...] Quasi insomma ‘un emozionalmente partecipo, dunque sono’”, come afferma sempre Crispolti nel suo ampio saggio, contenuto nella volume-catalogo che accompagna la mostra.
Ecco allora i modi fortemente espressivi della sua figurazione pittorica, gestuale e materica, attraverso cui Szymkowicz dialoga con i protagonisti della storia, i grandi testimoni della complessità della condizione individuale e collettiva del vissuto: da Rembrandt a Rimbaud, a Kafka, a Beckett, a Bacon, considerati dall’artista dei “frères humains”, “fratelli umani” (per riprendere un titolo ricorrente in alcuni suoi dipinti del 1989).
 
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