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arte contemporanea, collettiva MUSEO CIVICO AL SANTO ​ Piazza Del Santo 12 Padova 35123

Padova - dall'otto aprile al 4 giugno 2006

Germaine Martin - Photographies
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MUSEO CIVICO AL SANTO
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Piazza Del Santo 12 (35123)
+39 0498751105 , +39 049 8204566 (fax), +39 049 8204513
cnf@comune.padova.it
www.cnf.padovanet.it
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un’originale selezione di lavori, più di centocinquanta immagini, della fotografa losannese Germaine Martin (1892-1971), rappresentante della fotografia svizzera sviluppatasi nel corso della guerra, e tra i maggiori “creatori della modernità”
orario: da martedì a domenica 10–13 e 15-18
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: cumulativo con la mostra “Prima Luce. Fotografie da Edward Weston a Mario Giacomelli”: 3 € (intero); 2 € (ridottto)
vernissage: 8 aprile 2006. ore 16,30
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Laurent Golay, Enrico Gusella
autori: Germaine Martin
patrocini: dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Veneto e Provincia di Padova
genere: fotografia, personale
email: cnf@comune.padova.it
web: www.minicizotti.it

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comunicato stampa
La rassegna, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con il Musée Historique de Lausanne, che ne conserva il cospicuo fondo fotografico, presenta un’originale selezione di lavori, più di centocinquanta immagini, della fotografa losannese Germaine Martin (1892-1971), rappresentante della fotografia svizzera sviluppatasi nel corso della guerra, e tra i maggiori “creatori della modernità”.
Dopo aver studiato fotografia a Monaco, presso la scuola dove insegnava Frank Eugéne, uno dei fondatori della Photo Secession di New York e amico stretto di Alfred Stieglitz, Germane Martin, prendendo ispirazione dal pittorialismo, via via con un approccio che non mancherà di stupire o addirittura di scandalizzare una società poco incline al modernismo e ancorata ai valori tradizionali, giungerà con ferma determinazione a rendere il suo laboratorio fotografico uno dei più famosi di Losanna. Durante i suoi trent’anni di carriera la fotografa esplora con rigore le molteplici possibilità offerte dal mezzo fotografico, indagando i generi più differenti della fotografia – ritratto, nudo, reportage, nature morte, pubblicità – e privilegiando composizioni nello stesso tempo ricercate e scarne, caratterizzate da inquadrature e luci inedite e audaci.
La mostra padovana si articola in quattro tematiche che riflettono i diversi tipi di approccio di questa grande fotografa svizzera.
La prima sezione è composta da una serie di splendidi ritratti: Martin infatti ha immortalato centinaia di anonimi e celebrità, tra cui Louis Amstrong, Clara Haskil, Arthur Honegger, Charles Ferdinand Ramuz, Maria José di Savoia; niente sfuggiva al suo obiettivo, che attraverso una visione preziosa e originale, proponeva, con le immagini, uno sguardo incisivo dell’essere umano. Del 1934 è lo straordinario ritratto del jazzista americano Louis Armstrong, splendido esempio
costruito sui principi della Nouvelle Photographie: composizione dinamica, profondità del campo, decisa linea grafica. Nel 1942 realizza un altro bellissimo ritratto della musicista Andrée Faller: viso a
tre quarti, busto leggermente piegato in avanti, l’artista è immortalata con il suo violoncello che traccia una diagonale e rompe lo spazio.Una luce soffusa e delicata investe il viso della donna, colta in un momento d’abbandono. Numerosi sono anche i ritratti di persone anonime: donne e uomini che rappresentano la società degli anni quaranta. La seconda sezione raccoglie una serie di splendidi nudi. La fotografa svizzera inizia a sperimentare la tecnica del nudo nello studio del marito, lo scultore Milo Martin, per il quale fissa le varie pose dei suoi modelli; ben presto Germaine farà di questo un campo di sperimentazione artistica e di libertà creativa, che utilizza in modo magistrale.





Testimonianza di questa nuova tecnica sono le affascinanti fotografie della bellissima etiope Mayomi Ziouma (1920–1980), che posava sia per la Martin che per il marito scultore. Dalle composizioni emerge un forte contrasto tra la pelle d’ebano della modella e la purezza del bianco dei panni e delle tende che fanno da sfondo. Alcuni nudi sono caratterizzati da una sorta di gravità che contrasta con un’atmosfera più leggera, a volte maliziosa, degli scatti eseguiti nell’atelier di Milo Martin. Le foto della sezione intitolata “Ricerca di un’estetica” si ispirano al movimento del pittorialismo, movimento dei primi decenni del ‘900, che rivendica una fotografia d’arte piuttosto che una riproduzione meccanica del reale. E a Berlino, dove soggiorna per diversi mesi, l’artista trae ispirazione proprio dalle maggiori correnti avanguardistiche del novecento: dadaismo, surrealismo, futurismo, costruttivismo e Nuova Oggettività. E’, probabilmente dovuta a questa esperienza l’indagine fondata su una nuova estetica caratterizzata da un’estrema cura delle inquadrature e delle luci. Le ricerche concettuali e formali, in modo particolare quelle della Nuova Oggettività tedesca, che privilegiano immagini secche e fredde, non corrispondono alla sua sensibilità; infatti, Martin privilegia una luce calda, forme rotonde e dolci, una particolare armonia ottenuta da toni sfumati e sguardi pieni di umanità.
Negli anni trenta, Germaine Martin realizza delle sequenze di immagini in occasione dei suoi numerosi soggiorni in Svizzera e all’estero, che si inseriscono nel genere dei reportage e sono raccolti in mostra nella sezione “Istanti di vita”. L’artista pone uno sguardo curioso e sensibile sull’essere umano, che viene colto nelle sue attività quotidiane, nella sua relazione con la natura. Niente sfugge al suo obiettivo: ritrae con la stessa originalità e attenzione, paesaggi dalle inquadrature ampie o, al contrario, composizioni rigide e geometriche ottenute dalle linee verticali disegnati dalle piante di vite, dai vignaioli o dai pescatori colti in pieno sforzo. Le foto dei gitani e del Circo Knie illustrano bene la capacità e la sensibilità della fotografa svizzera di creare un’atmosfera magica e surreale, captano istanti di vita dai quali traspare una forte intensità.
 
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