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arte contemporanea, collettiva MANN - MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE ​ Piazza Museo Nazionale 19 Napoli 80135

Napoli - dal primo aprile al 2 ottobre 2006

Argenti a Pompei
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MANN - MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
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Piazza Museo Nazionale 19 (80135)
+39 0814422149
www.museoarcheologiconapoli.it
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Per la prima volta in assoluto, tutti i tesori di argenterie vesuviani sono raccolti ed esposti in questa mostra, con l’intento da una parte di proporre una ricostruzione del servizio tipico del banchetto in età romana, dall’altra di presentare i numerosi ed eccezionali ritrovamenti che si sono susseguiti nel corso degli ultimi duecento anni
orario: tutti i giorni 9-19.30 (chiuso il martedì)
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 9
vernissage: 1 aprile 2006. ore 12
editore: ELECTA
ufficio stampa: ELECTA
genere: arte antica, arti decorative e industriali

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comunicato stampa
Ideata dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei congiuntamente alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta e promossa dalla Regione Campania, la mostra è curata da un comitato scientifico presieduto da Pietro Giovanni Guzzo di cui fanno parte Antonio d’Ambrosio, Mariarosaria Borriello, Stefano De Caro, Teresa Giove, Marisa Mastroroberto, Maria Luisa Nava e Grete Stefani ed è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo.



“… A me, dico la verità, piace l’argento. Ho cento orcioli o giù di lì, della misura di un’urna: in una c’è scolpita Cassandra che uccide i figli, e i bimbi morti son fatti in modo da sembrare proprio vivi. Ho poi un’anfora lasciata dal mio patrono, dove Dedalo chiude Niobe nel cavallo di Troia. Su certe coppe ho i combattimenti di Emerite e Petraie, e come pesano!” (Petr. Satyr. 52)


“…scendemmo nella vasca preparata per Trimalchione; e, toltici così di dosso l’ubriachezza, fummo condotti in un altro triclinio dove Fortunata aveva già disposto tutte le sue magnificenze. Potei così vedere dei piccoli pescatori di bronzo disposti sopra le lucerne, e mense di argento massiccio con tutto intorno coppe di argilla dorata, e il vino che scorreva a fiotti da un otre sotto i nostri occhi…” (Petr. Satyr. 73)


Petronio, nel descrivere il banchetto allestito dal ricco liberto Trimalchione, illustra con dovizia di particolari le dinamiche del banchetto stesso così come doveva svolgersi nelle case della ricca borghesia romana. I cibi, esotici, coreografici, eccessivi, venivano serviti su vasellame di tutti i generi, tra cui primeggiavano gli utensili di argento.

Dalla finzione del banchetto di Trimalchione, in cui tutto è visto in funzione della vanagloria del liberto, alla realtà degli oggetti rinvenuti dagli archeologi. Spogliati dalla retorica letteraria, gli oggetti reali ci appaiono per quelli che sono: utensili meravigliosi, affascinanti, lussuosi e al tempo stesso “discreti”, status symbol di una società che cercava anche in tavola di autorappresentarsi.

Non c’è luogo al mondo più adatto di Pompei e dell’area vesuviana per poter illustrare questa classe di preziosi: si può contare che circa la metà del vasellame in argento di età romana scoperto negli ultimi secoli proviene da qui, conservato in ottimo stato grazie alla lava del Vesuvio che nel 79 d.C. ha sepolto Pompei ed Ercolano.

Per la prima volta in assoluto, tutti i tesori di argenterie vesuviani sono raccolti ed esposti in questa mostra, distribuiti secondo un percorso articolato in tre sezioni, con l’intento da una parte di proporre una ricostruzione del servizio tipico del banchetto in età romana, dall’altra di presentare i numerosi ed eccezionali ritrovamenti che, a partire dai primi anni dell’800, si sono susseguiti nel corso degli ultimi duecento anni.

L’ultimo, in ordine di tempo, mai esposto fino ad ora, costituito da 20 pezzi, è emerso nel 2000 da una gerla in vimini ritrovata tra i reperti recuperati nel complesso dei triclini di Moregine (Pompei) nel corso del lavori per la III corsia autostradale della Napoli-Salerno.

Esso si aggiunge agli altri grandi “tesori” esposti nella mostra, tra cui, quello più ricco quanto a numero di pezzi (ben 118!) è stato rinvenuto nel 1930 in una cassa di legno della casa del Menandro di Pompei.

Ecco la descrizione che l’archeologo Maiuri dà del tesoro al momento della scoperta:

“… Rimosso con cura il poco lapillo e terreno filtrato a traverso lo spiraglio, liberato alquanto il vano dalle macerie di un muro abbattutosi durante la catastrofe, apparvero chiaramente i margini di una cassa di legno…rinforzata da spranghe e costolature in bronzo. Negli strati superiori della cassa, erano raccolte in un sol gruppo le oreficerie e le monete di oro e di argento sfavillanti fra il lapillo: nello strato inferiore era invece tutto il considerevole gruppo delle argenterie, raccolte e disposte in serie, quasi tutte accuratamente avvolte in tessuto di tela pesante a grossa trama e del quale, a mano a mano che l’esplorazione procedeva, venivano anche raccolti grossi avanzi, come vecchi stracci marciti. Le coppe figurate giacevano anch’esse al fondo della cassa con i piedi ed i manici dissaldati; e piedi e manici si rinvennero in buon numero quasi conficcati nella tavola di legno del fondo della cassa ed altri pochi si raccolsero con accurato vaglio di tutto il terreno… [gli oggetti erano] sfavillanti e bruniti come se uscissero or ora dalle mani dell’argentiere...”.

Conosciuto in precedenza solo da fonti di archivio e per lungo tempo dimenticato, tanto da non essere mai stato ricostruito ed esposto nella sua totalità, è il “tesoro” della casa di Inaco ed Io di Pompei, scoperto nel 1836 e costituito da 65 pezzi, articolati in set omogenei.

Ben più note sono invece le argenterie del "tesoro di Boscoreale", rinvenuto nel 1895 nella cisterna per il vino della grande villa rustica detta "della Pisanella"; composto da 109 pezzi di oro e di argento, esso fu portato clandestinamente in Francia subito dopo la scoperta ed ora è conservato al Museo del Louvre.

I quattro grandi “tesori” sono la degna conclusione di un percorso di mostra che presenta, nella sezione centrale, le altre scoperte “minori” quanto a numero dei pezzi. Accanto ai contesti già noti delle case del Fauno, dell’Argenteria, degli Epigrammi, di Epidio Primo e dei Quadretti teatrali, vengono presentati, per la prima volta ricostruiti, i contesti del Foro triangolare, della domus VIII 2, 23, della villa B di Oplontis e, non ultimo, il contesto noto come proveniente da Boscoreale, oggi conservato presso l’Antiquarium Comunale - Centrale Montemartini, di Roma.
 
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