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arte contemporanea, collettiva TRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE ​ Viale Emilio Alemagna 6 Milano 20121

Milano - dal 5 al 30 aprile 2006

Il diavolo del focolare

Il diavolo del focolare

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TRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE
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Viale Emilio Alemagna 6 (20121)
+39 02724341 , +39 0289010693 (fax), +39 0272434208
info@triennale.it
www.triennale.it
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Nell'ambito del Salone del Mobile di Milano questa mostra ha come protagonista la donna, per il suo rapporto privilegiato con il territorio domestico. In modo provocatorio, con ironia si indaga come questo rapporto sia nel tempo profondamente mutato. È cambiata la donna, è cambiata la casa. Da questo confronto emergeranno nuovi rapporti con le famiglie di oggi, con gli uomini di oggi, con i mondi di oggi
orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì
dal 5 al 10 aprile dalle 10.30 alle 23.00 lunedì aperto
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: 8 € - 5.5 € - 4.5 € - 4 €
vernissage: 5 aprile 2006. ore 20
editore: ELECTA
ufficio stampa: DIOMEDEA
curatori: Claudia Gian Ferrari, Luigi Settembrini, Francesca Sorace
autori: Marina Abramoviæ, Chiho Aoshima, Monica Bonvicini, Angela Bulloch, Maria Cassi, Sarah Ciracì, Tessa Manon den Uyl, Paola di Bello (Napoli), Tracey Emin, Lara Favaretto, Stefania Galegati Shines, Lucia Gironés, Nan Goldin, Mona Hatoum, Vanessa Hudgens, Sarah Jones, Zoe Leonard, Luciana Littizzetto, Sarah Lucas, Margherita Manzelli, Eva Marisaldi, Irene Papas, Paola Pivi, Sandy Skoglund, Kiki Smith, Patti Smith, Jessica Stockholder, Sam Taylor-Wood, Alessandra Tesi, Rosemarie Trockel, Patrizia Valduga, Lily von der Stokker, Pae What, Rachel Whiteread
genere: design, arte contemporanea, collettiva
web: www.cosmit.it

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comunicato stampa
Un progetto forte, dal titolo provocatorio, sarà l’evento collaterale dei Saloni 2006 organizzato da Cosmit alla Triennale di Milano. Una celebrazione dedicata alla nuova “casa” del Salone Internazionale del Mobile, quest’anno al suo 45° compleanno. E che indaga il rapporto fra la “nuova” donna e la “nuova” casa.

Negli ultimi trent’anni, attraverso anche realtà e sistemi mediatici universali in continua e rapidissima evoluzione, la donna è divenuta protagonista della società occidentale. Lo vediamo in politica, nel mondo scientifico, in quello del lavoro.
Soprattutto lo vediamo in quello dell’arte e della cultura. Per la prima volta in migliaia di anni l’artista donna ha assunto la stessa credibilità, lo stesso ruolo, lo stesso peso dell’artista uomo.
Ma l’arte e la cultura sono anche gli aspetti più simbolicamente e politicamente rilevanti, più qualitativamente rappresentativi, meno discutibili della comunicazione globale.
Allora la domanda è: cosa significherà per il futuro della donna, dell’uomo, del mondo, la paritetica condivisione di questo territorio, di questa gigantesca fabbrica di immagine che oggi sembra assumere
una importanza strategica definitiva?

Allo stesso modo è cambiata la casa, un tempo vissuta esclusivamente, nel bene e nel male, come il territorio della famiglia. Oggi, soprattutto se riferita agli opinion leader, essa appare sempre più nomade, notturna, sofisticata, personale: meno foto di gruppo con i nonni, sempre più autoritratto.

Perché “Il diavolo del focolare”? Ebbene, il titolo della mostra punta in modo decisamente provocatorio (ma non trascurando la necessaria ironia) su quella che è stata la profonda trasformazione del rapporto tra la donna, il mondo, la casa; senza perdere di vista il terzo incomodo, ossia l’uomo.
La cultura maschilista e piccolo borghese della seconda metà dell’Ottocento aveva costretto la donna nelle incomodissime sembianze dell’“Angelo del focolare”.
Madre, Sposa, Punto di Riferimento: mentre l’uomo tagliava la corda, lei stava perpetuamente a casa cucinando, cucendo, badando ai figlioli, custodendo le chiavi dei cassettoni. Deporre quelle ali polverose ha significato, per la donna, evadere da un territorio troppo simile a una prigione.

La nuova donna, la nuova casa. Un rapporto di cui abbiamo chiesto a trentaquattro grandi protagoniste della cultura del nostro tempo: Marina Abramovic (Ex Jugoslavia); Chiho Aoshima (Giappone);
Vanessa Beecroft (Italia); Monica Bonvicini (Italia); Angela Bulloch (Canada); Maria Cassi (Italia); Sarah Ciracì (Italia); Paola Di Bello (Italia); Tracey Emin (Gran Bretagna); Lara Favaretto (Italia); Stefania Galegati (Italia); Lucia Gironés (Spagna); Nan Goldin (USA); Mona Hatoum (Palestina); Sarah Jones (Gran Bretagna);
Zoe Leonard (USA); Luciana Littizzetto (Italia); Sarah Lucas (Gran Bretagna); Tessa Manon den Uyl (Olanda); Margherita Manzelli (Italia); Eva Marisaldi (Italia); Irene Papas (Grecia); Paola Pivi (Italia); Sandy Skoglund (USA); Kiki Smith (USA); Patti Smith (USA); Jessica Stockholder (USA); Sam Taylor-Wood (Gran Bretagna); Alessandra Tesi (Italia); Rosemarie Trockel (Germania);Patrizia Valduga (Italia); Lily van der Stokker (Olanda); Pae White (USA); Rachel Whiteread (Gran Bretagna).

L’evento si articola in tre momenti: uno spettacolo inaugurale originale sul tema a cura de La Fura dels Baus; una mostra della durata di un mese all’interno della Galleria Aulenti della Triennale di Milano, trasformata per l’occasione nella metafora di una casa; tre serate davvero speciali durante la settimana del Salone, che proporranno, all’interno della casa/mostra, gli interventi di tre attrici del calibro di Irene Papas, Maria Cassi, Luciana Littizzetto.

L’ideazione e cura generale sono di Luigi Settembrini; la direzione artistica è di Francesca Sorace; la curatela della mostra è di Claudia Gian Ferrari; il progetto dell’allestimento della mostra è di Matali Crasset; la direzione della produzione esecutiva è di Solares Fondazione Culturale.
 
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