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arte contemporanea, collettiva FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO ​ Via Modane 16 Torino 10141

Torino - dal 29 giugno all'otto ottobre 2006

Subcontingente
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Shilpa Gupta
Untitled, 2006
C-Prints
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FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
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Via Modane 16 (10141)
+39 0113797600 , +39 0113797601 (fax)
info@fsrr.org
www.fsrr.org
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Il Subcontinente Indiano nell’Arte Contemporanea
orario: mar/dom, 12/20, gio 12/23
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 5 , Gruppi € 4, Ridotto € 3
vernissage: 29 giugno 2006. ore 19-22
editore: ELECTA
curatori: Ilaria Bonacossa, Francesco Manacorda
autori: Bani Abidi, Sarnath Banerjee, Enrico David, Chitra Ganesh, Sunil Gupta, Alia Hasan-Khan, Runa Islam, Tushar Joag, Amar Kanwar, Sonia Khurana, Raqs Media Collective, Huma Mulji, Ashim Purkayashta, Sharmila Samant, Shah & Nair, Dayanita Singh, Kiran Subbaiah, L.N. Tallur, taxi_onomy, The Otolith Group
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dedica il 2006 all’Asia e presenta dal 29 giugno all’8 ottobre la mostra SUBCONTINGENTE. Il subcontinente Indiano nell’Arte Contemporanea, a cura di Ilaria Bonacossa e Francesco Manacorda. La collettiva analizza il panorama contemporaneo del subcontinente indiano (Bangladesh, Bhutan, India, Nepal, Pakistan, Sri Lanka, Afghanistan, Myanmar/Birmania, Maldive), visto come una complessa matrice di popolazioni, idee, lingue, culture, modi di vivere, fedi ed eredità storiche. Il subcontinente è la regione più densamente popolata del mondo e dunque la più differenziata culturalmente, politicamente e linguisticamente (27 lingue nazionali ufficiali e più di 200 non ufficiali in tutta la regione). L’identità di questa zona geografica è il risultato di plurime interazioni contingenti date dall’incontro tra tradizioni eterogenee e irrisolte pretese di modernità. Queste spinte opposte la rendono un subcontinente di contingenze, un universo sub-contingente. La mostra riunisce ventuno artisti di cui la maggior parte provenienti da India e Pakistan, e altri che vivono al di fuori di questa regione e non sono legati etnicamente al subcontinente, ma lo hanno in qualche modo rappresentato nel loro lavoro.

Gli artisti sono: Bani Abidi, Sarnath Banerjee, Enrico David, Chitra Ganesh, Shilpa Gupta, Alia Hasan-Khan, Runa Islam, Tushar Joag, Amar Kanwar, Sonia Khurana, Huma Mulji, The Otolith Group (Kodwo Eshun, Anjalika Sagar e Richard Couzins), Ashim Purkayastha, Raqs Media Collective (Shuddhabrata Sengupta, Monica Narula e Jeebesh Bagchi), Sharmila Samant, Tejal Shah & Varsha Nair, Kiran Subbaiah, L.N. Tallur, Dayanita Singh e taxi_onomy (Celine Condorelli e Beatrice Gibson).

La maggior parte degli artisti espone per la prima volta in Europa e in Italia. La mostra si articola attraverso molteplici punti di vista e i lavori sono creati con differenti mezzi espressivi (video, installazioni, pittura, scultura), per testimoniare un paesaggio culturale multiforme e sfaccettato.

Shilpa Gupta realizza un’installazione di piccole bottiglie di vetro che riportano sull’etichetta la scritta “Blame” per trasmettere metaforicamente il senso di colpa; Bani Abidi nella sua video installazione ricrea su uno stesso fatto di cronaca un fittizio Tg indiano e uno pakistano a indicare il forte potere del plagio mediatico; Sharmila Samant affronta il tema locale-globale presentando bottiglie di Coca-Cola provenienti da tutto il mondo , ma contenenti la bevanda tipica di ogni paese. Il video di Amar Kanwar riporta le immagini di poeti orali che raccontano situazioni di conflitto socio economico in tutto il Subcontinente. Chitra Ganesh realizzerà ad hoc un wall-drawing sulle pareti della fondazione, mentre Tejal Shah e Varsha Nair compiranno una performance legandosi tra loro con un lungo abito bianco in posizione di tensione e rimanendo immobili e prigioniere in luoghi di passaggio. La cinepresa di Runa Islam si sofferma sui volti dei guidatori di risciò, mentre sono a riposo. Li cattura in una sorta di rallentamento temporale dove solo il variare della luce solare è indizio dello scorrere del tempo. Fa parte della mostra il progetto speciale A room of my own di Dayanita Singh, una serie di fotografie in bianco e nero che attraverso cinema indiani e sedie vuote evocano la sensazione di assenza.



Il catalogo (ed. Electa) riunirà interviste a professionisti del mondo dell’arte attivi nella regione, una timeline dell’indofilia sviluppata dal gruppo Otolith; un contributo speciale di Raqs Media Collective, come controparte critica al concetto curatoriale, e una conversazione letteraria tra i due scrittori Mohsin Hamid e Suketu Metha, il primo pakistano ed il secondo indiano.



Il Museo Nazionale del Cinema, nell’ambito della mostra, presso la sala 3 del cinema Massimo (via Verdi, 18 - Torino), presenterà dal 3 al 10 luglio la rassegna cinematografica curata da Elena Aime, Off Bollywood. Il Cinema Indiano Oggi (in allegato il programma). Tra i titoli: Acque silenziose di Sabiha Sumar, Amu di Shonali Bose, Little Terrorist di Ashvin Kumar e Matrubhoomi, a Nation without Women di Manish Jha.



Durante il periodo di mostra verranno realizzati laboratori per studenti delle elementari, medie e superiori.
 
documenti
documento Word  RASSEGNA CINEMA INDIANO [40 kb] 

(08/06/2006 16.22.42)
 
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