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arte contemporanea, collettiva PALAZZO BRICHERASIO ​ Via Giuseppe Luigi Lagrange 20 Torino 10123

Torino - dal 19 ottobre 2006 al 4 febbraio 2007

Tra Picasso e Dubuffet
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PALAZZO BRICHERASIO
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Via Giuseppe Luigi Lagrange 20 (10123)
+39 0115711811 , +39 0115711850 (fax)
info@palazzobricherasio.it
www.palazzobricherasio.it
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Opere dalla Fondazione Jean e Suzanne Planque
orario: lunedì: 14.30 – 19.30
da martedì a domenica: 9.30 – 19.30
apertura serale: giovedì e sabato fino alle 22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: € 7,00
Gruppi e convenzioni: € 6,00
Ridotto: € 5,00
Bambini (6 – 14 anni): € 3,50
vernissage: 19 ottobre 2006. ore 18.30
editore: ELECTA
curatori: Florian Rodari
autori: Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Jean Dubuffet, Paul Klee, Pablo Ruiz Picasso, Georges Rouault, Vincent Van Gogh
note: In occasione di Artissima apertura straordinaria delle gallerie dalle 21.30 alle 24
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Palazzo Bricherasio ospita, per la prima volta in Italia, la collezione della Fondazione Jean e Suzanne Planque: l’esposizione, curata da Florian Rodari, mette in mostra circa 100-130 opere tra dipinti e disegni dei più grandi artisti della prima metà del Novecento.

La collezione, nell’eterogeneità ed insieme straordinaria coerenza delle opere, pazientemente raccolte nell’arco di cinquant’anni di vita, esprime in toto l’eccezionale qualità dello sguardo di Jean Planque e rende omaggio alle diverse sfumature della sua sensibilità. Straordinario insieme di capolavori, la collezione è meritevole di grande attenzione per l’oculatezza delle scelte operate dal collezionista e per la rara finezza di certe opere.

Il pubblico avrà l’opportunità di ammirare lavori dei più importanti Maestri dell’Arte moderna (da Cézanne a Picasso, da Degas a Bonnard, da Van Gogh a Rouault, da Dubuffet a Klee) grazie ai quali potrà apprezzare l’efficacia e la profondità del linguaggio pittorico, confrontandosi con quella nuova ricerca espressiva, che rompendo con il carattere accademico imposto dalla tradizione, aprirà le porte allo sperimentalismo che caratterizzerà tutta la produzione figurativa degli anni successivi.

Nel corso della sua sistematica ricognizione delle mostre nelle gallerie di maggior prestigio in Svizzera e a Parigi, alla ricerca di capolavori da acquistare per il gallerista Beyeler, Planque è riuscito a regalarsi ancora alcuni dipinti e disegni di impressionisti quali Gauguin, Van Gogh, Degas, Monet e Renoir. Lo speciale rapporto con la città di Parigi, che lo ha risvegliato all’arte, dà corpo ad un consistente nucleo di opere di artisti francesi, da Braque a Dufy, da Delaunay a Léger. Infine la collezione si arricchisce di due prestigiosi insiemi di opere di Picasso e Dubuffet, grandi amici di Jean Planque.

L’aver “amato più i quadri che la vita” è una sorta di dichiarazione programmatica con cui Planque giustifica il suo approccio irrazionale e passionale all’arte. Quella stessa energia ed entusiasmo che armano il riscatto culturale di chi ha “fatto tutto da solo, partito dal nulla, senza cultura, senza mezzi economici”. Un favoloso destino che gli ha permesso di divenire, grazie soprattutto all’incontro con il grande gallerista di Basilea Ernst Beyeler, conoscitore raffinato delle opere in circolazione dei grandi maestri delle avanguardie, ma anche di conoscere e diventare amico di molti artisti.

La sua, però, non è da intendersi solo come la carriera di un mercante, ma il suo è anche il destino di un collezionista animato dalla volontà di acquisire, conservare e proteggere il maggior numero di opere degli artisti più amati del tempo, ed evitare che la dimensione spirituale dell’arte sia eccessivamente contaminata da quella più materiale dell’economia di mercato.

La dedizione totale ad una passione unica, la consapevolezza di aver rinunciato ad un futuro sereno per seguire l’irrazionale impulso che lo spinge a bussare alla porta delle gallerie, ad acquistare le sue prime tele, a dialogare con i più rappresentativi artisti della sua generazione, non fa altro che accrescere il fascino malinconico della figura singolare e per certi versi eccezionale di Jean Planque.
 
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